Perché

Perché perché perché perché perché… Ho l’impressione che sulla terra sprechiate troppo tempo a chiedervi troppi perché. D’inverno non vedete l’ora che arrivi l’estate. D’estate avete paura che torni l’inverno. Per questo non vi stancate mai di rincorrere il posto dove non siete: dove è sempre estate.

– Novecento

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Diagnosi

Quando avevo sei anni, mi dissero che ero affetta da Emozioni.
“Povera bambina” li ho sentiti dire “Non sopravviverà mai a tutto questo.”
Ero distesa sul tavolino dello studio e guardavo il soffitto totalmente bianco, chiedendomi se fosse vero; sentii un bruciore in gola e qualcosa di bagnato scivolarmi dagli occhi giù per il collo.
“Dottore, guardi!” disse mia madre indicandomi “Sta uscendo qualcosa dai suoi occhi!”
Il dottore mi si avvicinò e asciugò le lacrime, mi accarezzò la testa e mi disse “Sono così dispiaciuto”. Tornò a rivolgersi a mia madre. “Sono lacrime. Significa che è triste.”
“Triste?” chiese lei.
“É una delle sue Emozioni. Non attaccano l’organismo come tutte le altre malattie, hanno sintomi totalmente differenti di volta in volta. Ora lei è triste e l’unico modo in cui posso spiegarlo con parole semplici è che si sente giù.”
“Cosa intende con giù?”
“Le sue emozioni possono essere descritte con su-quando si sente bene- e giù-quando sta male. Se ha qualche dubbio su come stia, le chieda se è su o giù, è l’unica cosa che posso consigliarle.”
“…le Emozioni la uccideranno, dottore?” chiese con un filo di voce mia madre.
Restò in silenzio.
“Dottore, me lo dica…”
“Non lo so. Mostrano il suo cuore e questo la rende vulnerabile.”
Mia madre si mise a sedere su una di quelle tipiche sedie asettiche, guardando il pavimento.
“Sono desolato” disse il dottore.

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Luogo

Potrei raccontare una qualsiasi storia, mi conosci. Potrei scrivere un romanzo su una foglia che cade, ma non posso parlarti del colore dei tuoi occhi. Non so come ma è così, non posso spiegarti. Il fatto che non è un colore, è un luogo.
I tuoi occhi sono come…Parigi. Te la ricordi Parigi e di quando si mise a piovere nel bel mezzo di una bella giornata di sole? Non avevamo ombrelli e ci siamo rifugiati sotto l’arco di un portone; tu mi dicesti che era un momento magico e ti sei messo a cantare “É la pioggia che va”.
Nei tuoi occhi così incomprensibili c’è vita e luce e giochi d’acqua, ma anche un po’ di tristezza. Quel tipo di tristezza felice, che va insieme alla speranza.
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Ninna nanna

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Se ti scrivessi una ninna nanna con versi di chiaro di luna, respiri nebulosi e un coro di battiti cardiaci, ti addormenteresti con questa melodia nelle tue mani? 

Mi sveglio la notte e guardo i lampioni fuori dalla mia finestra, nella tranquillità della nebbia umida. Mi sdraio rabbrividendo e desiderando che la pioggia passi in fretta, che le mie palpebre non siano così fredde. E intanto fantastico sulle tue ciglia e i tuoi discorsi.
Mi piace il modo in cui la tua clavicola sporge sotto al collo, poggiando sulle spalle un po’ sfuggenti. Qualcuno deve averle appoggiate lì di fretta, perchè non le ha spinte abbastanza in fondo. Immagino mani creatrici che ti assemblano e penso che mi piacerebbe averti costruito io, per fare un passo indietro e sorridere alla mia arte.
Ho l’abitudine di chiudere gli occhi quando mi avvicino a te, chissà perchè. Mi chiedo se te ne sei accorto, mi chiedo se ti chiedi se mi sono accorta che sorridi troppo spesso, che non dormi abbastanza e che mangi troppo zucchero. 
Se tu fossi la luna io sarei il respiro notturno dei tuoi crateri, se fossi la sabbia sarei il moto ondoso che sommerge i tuoi granelli d’oro. 
Scrivo lettere d’amore nella mia mente, ma quando provo a farle uscire dalla bocca diventano un pasticcio di parole inventate che significano cose che non riesco a dire. Questo lo sai, perchè mi conosci e mi accetti per quella che sono, timida romantica. Non mi chiedi di parlare, respiri accanto al mio orecchio e mi spieghi l’amore.

E quando la pioggia cade,
Ricordati di me, in tutti i tutti sogni.

Perchè l’aria è ferma
E piena di nebbia.

E quando arriva la pioggia,
Sogna di me, e delle giornate di sole.
Pensa a tutto quello che è il nostro passato.

Perchè il cuore si stringe,
Ed è pieno di paura.

E quando la pioggia va,
Danza alla luce del sole, come facciamo sempre.
Lascia che le ore scivolino via.

Perchè la gioia è tutto ciò
Che questa vita può dare.

 

Risveglio

Stamattina ho guardato come la luce entrava attraverso la finestra. Era proprio come una fotografia, tranne per il tuo respiro tranquillo. Era quel momento in cui la coscienza si mescola ai sogni, quando il più innocente dei pensieri genera immagini selvagge e voli di idee.
C’è qualcosa di confortante nel guardare qualcuno dormire, sentire le sue dita che ti stringono dolcemente negli stimoli del sonno.
Ad alcune persone non piace dormire vicino a qualcun altro, ma io non sono una di queste. Quei grovigli di sonno, di gambe avvolte l’una intorno all’altra, di braccia fresche, mi procurano un formicolio alla spina dorsale. Anche la pelle sembra una barriera e vorrei condividere le spalle, le dita, il mio respiro.
Ho osservato i progressi del mattino: le prime persone per le strade, camminavano con calma, rompendo la tranquillità con un saluto.
Ho guardato il tuo risveglio mentre una leggera brezza trovava la sua strada attraverso chissà quale finestra, facendoti rabbrividire. Ti sei rigirato un po’, le tue labbra si tendevano insieme alle guance e la fronte si raggrinziva; le tue dita hanno afferrato la mia maglia così dolcemente, e poi ti sei svegliato. Hai aperto leggermente gli occhi e, mentre mettevano a fuoco, hai allungato le dita sul mio viso.
Ho sentito tutta la vita condensata in un unico momento perfetto.

Segreti

Le infinite stelle,
sopra di noi,
si dicono segreti
silenziosi
che non sapremo mai.

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Monsieur Gateau

Nel 1918 Monsieur Gateau, cieco fin dalla nascita, era il più bravo orologiaio di America e fabbricava gli orologi più belli e perfetti al mondo. Era sposato felicemente con una donna creola e avevano un figlio, amore della loro vita.
Purtroppo, gli uomini possono essere anche avide bestie e fu così che scoppiò la Grande Guerra. Il figlio dei signori Gateau fu chiamato a servire il Paese e, mentre il padre costruiva un grandioso orologio per la stazione ferroviaria, egli periva sotto il fuoco nemico. Addolorato più di quanto desse a vedere, il signor Gateau non smise di lavorare e terminó il lavoro che gli era stato commissionato.
Giunto il giorno dell’inaugurazione, centinaia di persone si riunirono attorno all’opera per vedere quanto fosse perfetta. Fu data la carica e l’orologio inizió ad andare. Tutti si stupirono perché scandiva i minuti al contrario.
“Ma cammina all’inverso!”.
“L’ho concepito così… perché forse i nostri ragazzi perduti potranno tornare a casa. Rientrare alla fattoria, lavorare, avere figli, vivere delle vite lunghe e piene. Forse mio figlio potrà rientrare. Scusate se ho offeso qualcuno. Spero che amiate il mio orologio”.
Monsieur Gateau scomparve e non fu mai più rivisto. Alcuni dicono che sia morto per il dolore, altri che sia partito per mare.

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Lei

Avrebbe voluto delle ginocchia carine, di quelle un po’ dure ma graziose, invece ha un modo carino di vedere il mondo. Non crede negli ombrelli, solo nelle stelle del cielo di mezzanotte e nelle gocce di pioggia che scendono giù per il collo e la colonna vertebrale.
Conosce cose che la maggior parte delle persone ritiene inutile: ci sono più stelle nello spazio che granelli di sabbia sulla Terra; i cani hanno più di trecento espressioni facciali (per lo più si esprimono con le orecchie); un uomo medio passa più o meno due settimane della sua vita ad aspettare che il semaforo diventi verde.
Si chiede chissà se le stelle sono solo luce morta, ci sarà vita nei buchi neri, altri mondi dietro la curva dell’universo? Siamo solo un pulviscolo.

Non le piace la logica. La logica pretende sempre di essere saggezza, mentre la creatività non chiede nulla. Si sveglia nel mezzo della notte e scarabocchia qualsiasi cosa: una foresta oscura, muscoli tesi, la polvere sotto l’armadio, deve mandare una lettera a quel suo amico lontano.
Si siede sul suo letto e osserva le albe una dopo l’altra. Lei dice dovremmo cercare di reinventare la magia, lui risponde mi manca la tua magia quando non ci sei. Lei dice chissà dove finiscono gli sbadigli quando nessuno li ferma.

Aspetta un treno, manda cartoline, scrive poesie su foglietti che nasconde e perde nell’armadio, in un cappotto magari.
Ama scoprire cose nuove. Una volta corse su per una collina nel mezzo della notte solo per vedere come risplendeva la città. Alle quattro del mattino il mondo è magico perché il sole non ha ancora avuto la possibilità di cambiare la visione delle cose.
Dice sono qui per tutti i vostri pensieri, meno di dieci persone vengono uccise dagli squali ogni anno, le cose buone arrivano sempre. Accenditi con me sotto al cielo temporalesco, voglio camminare in un fiume.

Pensa le note a margine non le legge nessuno. O magari leggono solo quelle. Le cose più piccole sono sempre le più importanti. Come i bastoncini di vaniglia, le paperelle di gomma, le stelle all’alba e il silenzio della mattina.

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