Luogo

Potrei raccontare una qualsiasi storia, mi conosci. Potrei scrivere un romanzo su una foglia che cade, ma non posso parlarti del colore dei tuoi occhi. Non so come ma è così, non posso spiegarti. Il fatto che non è un colore, è un luogo.
I tuoi occhi sono come…Parigi. Te la ricordi Parigi e di quando si mise a piovere nel bel mezzo di una bella giornata di sole? Non avevamo ombrelli e ci siamo rifugiati sotto l’arco di un portone; tu mi dicesti che era un momento magico e ti sei messo a cantare “É la pioggia che va”.
Nei tuoi occhi così incomprensibili c’è vita e luce e giochi d’acqua, ma anche un po’ di tristezza. Quel tipo di tristezza felice, che va insieme alla speranza.
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Sembriamo

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango – io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?

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