Incontro

Le nuvole sussurrano nel suo impermeabile, pesanti gocce di un cielo solitario, mentre cammina attraverso la folla di disperati sconosciuti. Nel veloce passaggio sfocato dei volti, vede i morbidi capelli di lui, ed è come un’eco, il gentile riverbero di un fantasma. Per un attimo il suo cuore si ferma.Poi scompare così come è apparso, un’ombra dalle strade della città, allo stesso modo in cui si perdeva nella confusione della sua testa. E le mani di lei si indolenzivano mentre cullavano il suo corpo, per tenerlo al sicuro. Si sveglia nel buio silenzioso, chiamando il suo nome.

Sembriamo

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango – io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?

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Salsedine

A volte quando mi sveglio, prima che il sole sorga, mi sento come come se fossi l’unica persona al mondo.
Poi noto che il mio viso è umido e mi chiedo se sia perché ho nuotato di nuovo con te nei miei sogni.

Mi ricordo di noi nelle notti d’estate sotto le stelle e il calore della tua pelle nella notte fredda. Mi ricordo la fosforescenza dei nostri corpi e di come abbiamo nuotato insieme, la salsedine del mare e le tue dita lungo la mia schiena. Luminosi come stelle nella notte.
Mi ricordo come avrei voluto che durasse per sempre.

Ora mi chiedo se la marea e le mie lacrime siano così diverse, dopo tutto.

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Sessanta miglia

Ho sognato che ci perdevamo, nel campo coperto di fiori selvatici. Ciascuno un brillante, splendente, rilucevano d’oro e si riflettevano nei tuoi occhi. Mi ha fatto pensare a cieli infiniti e al tocco delle tue labbra sulle mie.

Un sogno senza fine, la favola rubata di noi: che ci siamo persi in abbracci infiniti per ore fino a quando tutto il nostro respiro non era che il nome dell’altro, e il Vento lo portava con sé per miglia e miglia.

E gli unici testimoni dei nostri fuggevoli peccati erano il Sole e le Stelle sopra di noi.
I nostri capelli, poggiati sull’umidità terrosa, prendevano un colore dorato e la dolcezza del Caprifoglio sostava sulle nostre labbra.

Io sogno di noi che ci perdiamo per ore, da qualche parte, nella città in cui ci siamo incontrati.
Sessanta miglia a nord di nessun luogo. Dove puoi scrivere canzoni d’amore sulla mia pelle, con la punta della lingua, tracciando disegni stravaganti nella mia bocca.

E gli unici testimoni della nostra felicità fuggevole sarebbero il Vento tra i capelli e il Cielo dorato.

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Sogno

Mi svegliai, lasciandomi alle spalle i sogni che avevo fatto su di te. Il chiarore arancione del sole si infrangeva su di noi come se provenisse dalla cima di una piccola cascata.
Le tue braccia erano strette attorno a me, proteggendo tutti quei segreti che avevo scelto di rivelarti, come se facessero parte della tua vita. Seguii il blu delle vene sul tuo braccio, come un viaggiatore segna il percorso su una mappa.
Non eri ancora sveglio, decisi di conservare quel momento di serenità. Potevo sentire il tuo cuore battere contro il tuo petto, tenere il tempo per il mio.
Mi girai e sprofondai il mio viso nel dolce profumo dei tuoi capelli, che si moltiplicó contro il mio naso. Nuovamente mi sentii completamente intossicata dalla tua essenza.

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