Giuro

Giuro che ho visto vorticare galassie
nella tazza di caffè che ho bevuto stamattina

(la Via Lattea si mescolava allo zucchero)

E giuro che le stelle punteggiano
il tuo viso come lentiggini
quando sorridi

La polvere di stelle si aggroviglia tra i miei capelli
così come nei tuoi occhi

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Estate

Le nuvole si addensano in cielo, raggrumate dal caldo in disegni antropomorfi.
Mi guardi e odori di miele e sale, le tue labbra hanno il sapore amaro delle onde.
Ghirigori di salsedine sulla pelle, sassi bollenti contro la schiena;
ci incastriamo tra risate e gridi di gabbiani mentre il tabacco umido brucia nella pipa.
Senti il rumore delle onde.
Ci siamo inselvatichiti, la tua barba punge sulle mie gote dorate;
hai il colore bruno delle castagne. 
Solo il cielo interminabile sopra le nostre teste.
Nuotiamo alla luce del sole albeggiante, nella solitudine originaria
assaggiamo l’agrodolce della nostra pelle, odore salmastro di vita.
Fuggiaschi e viaggiatori, Crusoe e Stark.
Sogniamo qua, alla fine del mondo, tra le canne danzanti.
L’anima si disseta al silenzio assoluto del cielo stellato:
siamo il respiro del mondo.

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Doni

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Delicate lingue di Sole
e Fiori leggeri sfiorano la pelle.
I Bombi infatuati si inebriano
dei fiori appena aperti.

Com’è dolce il miele,
quando si fonde sulla lingua.
I boccioli timidi e sensibili
prendono fiducia, si sciolgono. 

La brezza spira, respira, soffia,
inonda l’aria vellutata.
Porta gli squisiti doni 
della Primavera.

 

Baobab

Una foglia cadde contro l’Universo. 
Da essa un ramoscello si stiracchiò, rabbrividì e crebbe in un ramo. Una singola linea, ingorava tutto ciò che aveva intorno su quel mondo fino ad allora invisibile; si affrettò, precipitò, diventò corteccia. Un tronco unico, robusto, forte. Aveva una sola foglia. 
Si distendeva verso quel mare di stelle, protendeva i suoi rami che sembravano radici, solitario, contorto.
Gli atri alberi appassivano, lui li guardava. Le sue foglie birichine si aprivano e ridevano con leggerezza. Allora danzò con loro nel silenzio della savana.

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Tempesta

Sento il tuono rotolare nelle mie ossa.
I fulmini brillano nei miei occhi.
I chili di pioggia contro i miei timpani mi ricordano il rumore dell’estate. Sento la tempesta che corre verso di me, la staticità dell’aria che mi avverte, il buio colore delle nuvole che mi invita. La tempesta sta arrivando; mi sento vicina ad ogni respiro della terra. Scatenati nel mio corpo, poi porta calma. La rabbia dei cieli scuote le finestre, frusta i miei capelli.
 Sorrido.
Le gocce di pesante pioggia picchiettano col rumore di passi sul pavimento in legno. Il tuono brontola e il mio corpo vibra con la suaforza. Cadono i fulmini e lampeggiano nei miei occhi nel mio sangue. Sono la tempesta. La tempesta è me. Natura, si schianta al suolo per quanto l’occhio può vedere, il mio corpo è in pace.           

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Lento

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L’Estate lascia il posto all’aria autunnale;

Foglie rosse, spighe dorate nei campi di grano.

Serpeggia la Nebbia di mattina, leggera,

Dalle montagne, dalle loro cime brumose.

 

Settembre albeggia incerto.

Il vento frizzante fa vacillare le cime degli alberi,

I campi coltivati con amore

Sembrano inciampare e rialzarsi come in una danza.

 

Il paesaggio è illuminato da uno smalto dorato,

I colori della terra esplodono in albe e tramonti.

Il fumo della legna si diffonde in una nebbia capricciosa

E un dolce profumo di linfa viene dai pini.

 

Braccia intrecciate, occhi chiusi, 

ci teniamo l’un l’altra, 

Ascoltando il lento canto del dolce Settembre.

Splendore

Baci di Girasole danzano sulla mia pelle
mentre giaccio in un campo di grano nel pomeriggio.
Appari quasi dal nulla
e ti fermi accanto a me come se
appartenessimo da sempre l’un l’altra.

Il Sole fa male agli occhi,
cerco forme nelle nuvole.
Mi fissi e cerco di pensare,
eppure più guardi più è difficile concentrarmi.

Ognuno porta la Luna come dono,
ma per me, l’unica cosa che può
rivaleggiare con te
è il grande splendore del Sole
e anche allora, quando cominci a
emergere dal bagliore
il Sole si fa scuro e bruciato.

Ci siamo distesi nel calore,
baciati dai Girasoli
e il grano ci solleticava
e nient’altro importava al mondo.

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Sessanta miglia

Ho sognato che ci perdevamo, nel campo coperto di fiori selvatici. Ciascuno un brillante, splendente, rilucevano d’oro e si riflettevano nei tuoi occhi. Mi ha fatto pensare a cieli infiniti e al tocco delle tue labbra sulle mie.

Un sogno senza fine, la favola rubata di noi: che ci siamo persi in abbracci infiniti per ore fino a quando tutto il nostro respiro non era che il nome dell’altro, e il Vento lo portava con sé per miglia e miglia.

E gli unici testimoni dei nostri fuggevoli peccati erano il Sole e le Stelle sopra di noi.
I nostri capelli, poggiati sull’umidità terrosa, prendevano un colore dorato e la dolcezza del Caprifoglio sostava sulle nostre labbra.

Io sogno di noi che ci perdiamo per ore, da qualche parte, nella città in cui ci siamo incontrati.
Sessanta miglia a nord di nessun luogo. Dove puoi scrivere canzoni d’amore sulla mia pelle, con la punta della lingua, tracciando disegni stravaganti nella mia bocca.

E gli unici testimoni della nostra felicità fuggevole sarebbero il Vento tra i capelli e il Cielo dorato.

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