Estate

Le nuvole si addensano in cielo, raggrumate dal caldo in disegni antropomorfi.
Mi guardi e odori di miele e sale, le tue labbra hanno il sapore amaro delle onde.
Ghirigori di salsedine sulla pelle, sassi bollenti contro la schiena;
ci incastriamo tra risate e gridi di gabbiani mentre il tabacco umido brucia nella pipa.
Senti il rumore delle onde.
Ci siamo inselvatichiti, la tua barba punge sulle mie gote dorate;
hai il colore bruno delle castagne. 
Solo il cielo interminabile sopra le nostre teste.
Nuotiamo alla luce del sole albeggiante, nella solitudine originaria
assaggiamo l’agrodolce della nostra pelle, odore salmastro di vita.
Fuggiaschi e viaggiatori, Crusoe e Stark.
Sogniamo qua, alla fine del mondo, tra le canne danzanti.
L’anima si disseta al silenzio assoluto del cielo stellato:
siamo il respiro del mondo.

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Scaglie

Immagine

Nuotare in un mare infinito,
Vivere sott’acqua senza catene,
Luce sopra, Buio sotto,
quando è iniziato, nessuno lo sa.

Cerco di riflettere,
disposta a comprendere
Cos’altro può esserci,
oltre il mare infinito.

C’è un altro mondo qua sopra?
Ha abitanti in grado di amare?

Cosa darei
per trovare il modo di vivere
Fuori dal mare,
se solo potessi.

Non so nulla di quel mondo,
ma le sue storie indicibili
mi fanno cenno di avvicinarmi,
Come una canzone al suo compositore.

Devo restare o devo nuotare?
Perdere alcune scaglie per avere più pelle?
Devo lasciare alle spalle ciò che conosco
per un cielo più luminoso?

Segreto

Lascia che ti dica un segreto. 

Ero l’oceano un tempo. Allargavo le mie braccia da paese a paese e quando inclinavo la testa all’indietro, i miei capelli diventavano un milione di sirene addormentate. I Pesci nuotavano dentro di me, attraverso di me. Barche e pescatori galleggiavano dimenticati nelle loro tombe, ai miei piedi.

Ero l’oceano. Poi ho strisciato sulla Sabbia fin sulla Luna. Ora io sono il figlio della Luna, fatta di  sale marino e lische di pesce. Io sono l’oceano che ha deciso di strisciare via e ho coperto la mia pelle con polvere di cometa. Stringo crateri nei palmi delle mie mani come fiori già appassiti, le sirene che un tempo erano i miei capelli si sono svegliate e cantano ora. Chiamano la Luna, le chiedono di poter tornare al loro amato oceano. Ma la luna è silenziosa, si allontana con la sua faccia temporalesca.

Lascia che ti dica un segreto. Lo sussurrerò al tuo orecchio, come le nebbiose onde di mezzanotte.

Ero l’oceano. Il mio sangue era acqua blu e acqua verde, grigio quando le nuvole si facevano pesanti di pioggia. Ero fatto di sale. Ma ho strisciato sulla sabbia nel bel mezzo della notte lasciando il deserto dietro di me. Le sirene stanno morendo e lo spazio è troppo tranquillo e buio. I crateri fanno male come ferite incancrenite.

Sono diventato il Bambino Luna e ho cercato di riempire quei crateri con l’oceano.

Lascia che ti dica un segreto.

Il sale pungeva le mie ferite.

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