Letterina

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É quel periodo dell’anno. Si sente proprio nell’aria, umidiccia e appiccicosa, di quella che ti fa spiaccicare i capelli contro il viso abbattendo i tuoi tentativi di pettinarti in maniera almeno decente. Che poi in realtà non è uno dei miei problemi, io i capelli li raccolgo in una coda/treccia/chignon. Sempre, inequivocabilmente. Li ho maltrattati talmente tanto in questi anni che hanno iniziato a ribellarsi e se li lascio sciolti sembro più un fungo atomico che una ragazza. E poi ora sono rossi, quindi l’effetto vulcano si addice ancora di più.

Sto divagando. Dicevo: è quel periodo dell’anno. Nell’aria, oltre a centinaia di milioni di batteri che ti si infilano ovunque e mietono vittime tra cui la prima sono io, c’è l’odore della legna bruciata, delle mele essiccate, spuntano ad ogni angolo carretti con le caldarroste…adoro le castagne, ho un amore smisurato per quelle piccole ballotte raggrinzite e ustionanti che vorresti mangiare non appena te le porgono, ma così facendo sai che ti brucerai il palato in maniera irreparabile e allora aspetti cinque secondi e inizi a soffiare come se fosse lo scopo della tua vita raffreddare quelle castagne per poterle infilare in bocca e pensarti in poltrona davanti al fuoco con il tuo libro preferito.

Che poi te le fanno pagare come fossero le ultime dieci rimaste sulla Terra, ma quegli omini che stanno dietro al carretto e amorevolmente girano e rigirano quel “cereale che cresce sull’albero” sono talmente gentili e sorridenti che anche dopo che alla risposta del “Quanto costano?” il cervello ti riporta alla mente l’immagine del tuo portafoglio da cui volano le mosche non puoi dirgli di no, “Il sacchettino piccolo per cortesia”.

Odori caldi, invitanti, le vetrine iniziano a riempirsi di lucette stroboscopiche da 1000W, i bambini si spiattellano davanti ai vetri dei negozi pieni di giocattoli nuovi imperando “Lo voglio!” e i genitori, per l’unica volta in un anno intero, possono rispondergli “Lo dovrai scrivere nella letterina per Babbo Natale, allora” invece che trascinarli via borbottando una sfilza di ce l’hai già-costa troppo-tanto poi lo rompi subito.

Ragazzi che bella la letterina…la Lettera delle Lettere. Io la scrivevo puntualmente ogni 8 dicembre, con quelle parole tutte storte e indecise. Non ricordo di aver mai chiesto qualcosa di materiale, forse solo qualche libro o delle matite, ma non ero una di quelle bambine viziate che chiedevano Barbie Vattelappesca o la scatolina dei trucchi a forma di cuore. Scrivevo piuttosto una bella missiva calorosa, chiedendo a Babbo Natale come se la passasse e come stesse l’Elfo Filippo (era il mio elfo personale), se per favore puoi portare delle nuove orecchie per il nonno sordo, io sono stata brava, un bacio grosso.

Ho ancora una letterina che scrisse mio nonno del Natale ’98, l’ultimo che ha passato insieme a me. “Poco tempo fa ò scritto una letterina a Babbo Natale, che è tanto buono, di portare tanti bei regalino ai bambini. Se mi facesse il favore di portarne una anche alla mia cara nipotina Sara; se poi a lei piaccia, meglio ancora. Sicuro che Babbo Natale mi farai questo favore, ti ringrazio. Nonno Giordano.” Come facevo a venire su male, con un nonno così?

Questo periodo dell’anno mi piace, da morire. C’è aria d’attesa, dal primo dicembre si iniziano ad aprire le finestrelle del calendario dell’avvento, cominciamo a chiederci cosa regaleremo a chi (perché è meglio prepararsi in tempo, ma poi finisce sempre che i regali si comprano due giorni prima tra i rimasugli degli invenduti) e dove è meglio andare per il pranzo.

Mi godrò davvero questo mese di bontà gratuita, il solo momento in 365 giorni in cui le persone si sentono in dovere di essere gentili anche se normalmente sono delle carogne con tanto di certificato, carine e generose nonostante il resto dell’anno siano di quelle che scucire un centesimo per i bambini poveri del terzo mondo è oneroso per le loro tasche.

Cercherò di non notare l’ipocrisia e il perbenismo e di far finta che la gente sia veramente come appare. E intanto mangerò caldarroste. Tante. Fino a farmi venire il mal di pancia.

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Lettera

Mi chiedo quanti giorni ho trascorso sognando, pensando a tutte le cose che non avrei mai potuto dirti.
E proprio quando avevo scritto tutto in una lettera ti sei presentato, sorridente, davanti a me.

E così, tutto ad un tratto, la lettera non aveva più importanza …

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Sorriderai

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Cara Me,

la maggior parte delle persone si innamora dello straordinario.

Ecco, tu non sei la maggior parte delle persone, non provare a crederlo nemmeno per un attimo. Non ti confondi con la folla, stai in disparte con i tuoi modi tranquilli e il tuo umorismo sottile. Giri sempre con un libro in mano, a forza di leggere in penombra hai dovuto mettere gli occhiali e sembri ancora di più una piccola civetta spaesata. Sei un po’ fredda e distaccata, non ti piace stare in mezzo alla gente, ma hai un grande cuore. Sai, te lo dico adesso, sei un po’ ingenua e il tuo donare fiducia a tutti ti porterà a soffrire in silenzio.

É una brutta sensazione, lo so. Ma ben presto imparerai ad alzare gli occhi e a serrare la mascella, a non parlare con gli sciocchi altrimenti non si capirebbe la differenza, ad attraversare il mondo come un fiero arcobaleno.

Imparerai molte, molte cose negli anni a venire.

Imparerai a sorridere con tutta la vivacità che hai nascosto dentro di te, imparerai ad apprezzare un altro genere di bellezza, quello dei sognatori e dei pensatori. Ti farai crescere i capelli, fino a solleticarti i gomiti, poi li taglierai con gesto ribelle. Ogni volta che deciderai di dare una svolta alla tua vita i tuoi capelli ne subiranno le conseguenze. Definirai il tuo senso della moda – non ciò che è popolare, ma solo tuo – e sarai più che ordinaria.

Imparerai a ridere e piangere, a amare e parlare. Imparerai cosa vuol dire avere dei migliori amici. Com’è avere un fratello, come avresti sempre desiderato. Sarà il tuo migliore amico, sarete inseparabili, riderai alle sue buffonate e discorrerai profondamente su tutto ciò che è sconosciuto. Imparerai cosa significa avere amici che dipendono da te e cosa vuol dire dipendere dagli amici. Capirai che la parola “amore “ è sempre troppo potente per dirla ad alta voce a meno che non la senta nel profondo, e che ha una connotazione molto diversa da quanto tu possa pensare ora. Sarai in grado di scriverla senza morderti il labbro con quel gesto fastidioso o arrossire.

Imparai che dopo notti buie arriva l’alba (ma odierai i cliché), che le scelte che fai in questo momento nella tua vita continueranno ad aprire il tuo guscio, il tuo bozzolo negli anni a venire.

Riuscirai a non avere mai, mai paura. Non troppa, almeno. Sarai risoluta qualunque cosa succeda, sarai testarda e volitiva ma terrai gli occhi aperti per vedere la verità. Non imparerai mai a lasciare lo stress da parte, dato che in fondo ti piacerà, e non ti arrenderai mai. Sarai una osservatrice attenta, niente ti sfuggirà, avrai molte conversazioni interessanti anche con te stessa.

Imparerai a lasciarti crescere le ali.

Potrai imparare, tutta da sola, come volare. Sorriderai a Icaro nella sua torre, gli mostrerai come usare le ali di Dedalo, gli insegnerai a salire oltre il Sole senza che la cera si sciolga.

Invidierai per un po’ la libertà dei pirati delle storie che tanto adori, ma il momento passerà e li lascerai andare sulle loro onde. In fondo hai la sensazione di sapere qual è il tuo destino, e non è con loro.

Imparai a modellare il fuoco nelle tue mani, a tessere l’acqua in nastri, a far danzare le parole e a fuggire con il vento.

 “Orsi danzanti, ali dipinte, cose che ricordo vagamente, e una canzone che qualcuno canta, un giorno di dicembre”

Parole da tenere a portata di cuore, te lo assicuro. I tuoi sogni e il tuo passato non andranno mai via, perchè ti rendono reale.

Ricorda: “Gli artisti possono colorare il cielo di rosso perchè sanno che è blu. Quelli di noi che non sono artisti devono colorare le cose come realmente sono, o la gente penserebbe che sono stupidi”.

Sei un’artista, non dimenticarlo mai. Colora pure il cielo di viola e dipingi parole di blu, niente ti cambierà.

Con Amore, Luce, e dalla Vita del Futuro,

Te

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