Eternamente

Stava in riva al mare
il volto duro come quercia
e una voce forte e libera
Disse, gridando

“Ho avuto una vita piena
Negli anni che corrono dietro di me
ho visto durezza e conflitti
ma sapevo di essere
un Uomo tra gli uomini
Ho colpito
ho rovesciato re
mi sono fermato accanto a Dio
Tutto ciò l’ho fatto
con forza e coraggio
E tutto ciò che nasceva sotto il sole
Sapeva che il mondo era mio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ho amato con tutto il mio cuore
una donna
parte della mia anima
E lei mi amava
Il sentimento più intenso
che un uomo possa mai conoscere
Esistevamo l’uno per l’altra
con tutto l’amore immaginabile
Tutti gli uomini, gli alberi, la terra
e gli angeli sopra di noi
vedevano la nostra gioia
e invidiavano il nostro amore”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ma tutto avrebbe avuto fine
La mia felicità, il mio amore, la mia vita
Tutto il tempo che avremmo potuto trascorrere
cancellato con un coltello
Lacrime inondarono le città
tristezza invase il mio cuore
Nient’altro che autocommiserazione
nulla oltre al dolore
Pretendo di essere andato avanti
e sorrido ogni giorno
Ma senza di lei a risplendere
tutto il mondo è grigio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ora è arrivato l’epilogo
La mia vita e i ricordi
tutto quello che conosco
se ne stanno andando
Tutto quello che ho fatto
con gloria e dolore
è infine caduto
E il mondo è sempre lo stesso
Ma nel tempo canteranno la mia grandezza
diranno
ha vissuto, amato e dominato
era nato per stare accanto a Dio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

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Incontro

Le nuvole sussurrano nel suo impermeabile, pesanti gocce di un cielo solitario, mentre cammina attraverso la folla di disperati sconosciuti. Nel veloce passaggio sfocato dei volti, vede i morbidi capelli di lui, ed è come un’eco, il gentile riverbero di un fantasma. Per un attimo il suo cuore si ferma.Poi scompare così come è apparso, un’ombra dalle strade della città, allo stesso modo in cui si perdeva nella confusione della sua testa. E le mani di lei si indolenzivano mentre cullavano il suo corpo, per tenerlo al sicuro. Si sveglia nel buio silenzioso, chiamando il suo nome.

Riparazione e Sostituzione

Mi piace che nel mio ufficio entri la luce. La luce sfarfallante del giorno attraverso le tende è una sorta di ipnosi che mi tiene concentrato. Che ore saranno, mezzogiorno? Non lo so con certezza, non ho orologi e non mi interessa più di tanto tenere conto del tempo. Serve solo per metterti fretta, e il mio lavoro è troppo importante per essere messo sotto pressione.
Lavoro alla Cuori Infranti-Riparazione e Sostituzione, s.p.a. Io sono uno di diverse migliaia nel reparto manutenzione. E ‘il mio lavoro … Beh, penso che il suo senso principale sia descritto abbastanza bene dal titolo della società. Ogni anno miliardi di cuori si riversano nel nostro magazzino in scatole che vengono ispezionate e, se necessario, vengono riparati; in condizioni estreme anche sostituiti.
La mia sedia scricchiola quando mi ci appoggio, sguscio tra di essa e il tavolo per non farla soffrire troppo. Come solitamente succede, c’è una scatola che mi attende sulla liscia superficie della scrivania. Taglio con cura il nastro argenteo che la impacchetta, poi sollevo delicatamente il coperchio. ci vuole sempre delicatezza. Guardo. Un cuore spezzato. Ogni singolo frammento pulsa lentamente, illuminando sistolicamente di viola tenue l’interno della scatola. Metto gli occhiali da lavoro, infilo i miei guanti di lattice e li tiro fuori, portandomeli vicini al naso.
Si nota che questo cuore era già stato spezzato, ma il lavoro che ci hanno fatto sopra è davvero scadente. Ci sono cicatrici e sicuramente hanno usato troppa supercolla, infiltrata e indurita sull’esterno. Giro tra le dita i vari pezzi,ma uno mi colpisce e lo guardo ancora più attentamente. Rimango senza fiato. Un foro, piccolissimo, rotondo e perfetto. Non l’hanno aggiustato, è lì da diversi anni, si vede dal tessuto nerastro che lo circonda. Come può essere stato dimenticato? É imperdonabile!
Tiro fuori il file del cliente dalla tasca interna al coperchio. Sfoglio l’ispezione e i documenti della riparazione, sul fondo la firma di John Johnson. Ah, molti cuori hanno subito le conseguenze del suo lavoro sciatto, ma è figlio di uno degli Alti, quindi gli usano clemenza.
I pezzi grossi gestiscono la nostra azienda. Raramente si avventurano fuori dalla loro sala del consiglio, e quando lo fanno significa che qualcuno è davvero nei guai. Tutti vestiti impeccabilmente, la parrucca incipriata e così alta che quando passano sbatte nei lampadari. Sai che son in movimento quando vedi una lampada oscillante.
Stanco di brontolare da solo, mi rimetto a lavorare, separando i pezzi su un panno di seta bianca. Devo determinare se tutti sono stati contabilizzati, la lunghezza e gli angoli di ogni rottura, le condizioni di ogni singolo pezzo. Nel frattempo ho tirato fuori dal mio cassetto i pennelli, la supercolla, e il vasto assortimento di strumenti per le riparazioni.
Trascorro quattro ore mettendo il cuore di nuovo insieme, lentamente ma costantemente. Un balletto delle dita delle mani e degli strumenti lucenti che lavorano insieme con precisione, guadagnato in più di cento anni di pratica. Questo è uno dei vantaggi di lavorare qui. Il piano sanitario. Maggiore durata. Raddoppiano o triplicano il tuo tempo qui sulla Terra se lavori alla Cuori Infranti-Riparazione e Sostituzione, s.p.a.

Ricordo ancora il giorno in cui sono stato avvicinato. Era nei miei primi anni venti. Io, apprendista di un orologiaio sul punto di essere arruolato in una guerra, ero spaventato. Avevo bevuto le mie paure e le avevo affogate nel whisky, così mi ero perso in un vicolo senza capire, in preda alle lacrime. Dagli occhi appannati notai appena un uomo vestito di scarlatto che mi si avvicinava. La sua mano afferrò la mia e mi aiutò a rimettermi in piedi, scuotendo con calma lo sporco via da me. Si presentò come Mr Phlegm, la sua voce aveva un leggero accento che non riconobbi. Era un bell’uomo sulla trentina, con i capelli biondi dorati e quei penetranti occhi marroni, uno sguardo quasi scherzoso. I suoi denti brillavano luminosi mentre parlava. Ero letteralmente trafitto dal suono della sua voce e dalla sua presenza, non ero del tutto sicuro di aver sentito una parola di quello che aveva detto. Mi accompagnò a casa e mi promise di farmi visita prima o poi.

Sigillo in posizione il frammento finale, poi mi asciugo il sudore con la manica. Il cuore è ora di un incandescente viola e palpita con forza. Questo non è il risultato che volevo. Avrebbe dovuto tornare di un rassicurante rosso e calmarsi. Controllo le toppe che ho usato per sigillare il minuscolo foro e rimango spiazzato. Una sostanza nera come il buio aveva versato dal cuore e distrutto il mio lavoro. Questo cuore è andato a male.
Sbatto i pugni sulla scrivania, la sedia stride sgomenta alla mia rabbia. Il mio stomaco brontola per gli acidi, odio la sostituzione di cuori. Negli ultimi anni ho cominciato a nutrire un interesse più profondo verso le anomalie dei soggetti il cui cuore è stato sostituito. Ogni tanto il corpo respinge il cuore e la persona cresce amara. Il soggetto tende a devastare il cuore degli altri per saziare la propria amarezza; lascia una scia di dolore e molto lavoro per noi. I file dicono che non ci sono correlazioni, non mi hanno mai fatto stilare dichiarazioni ufficiali.

Era stato un paio di anni dopo, fu allora che rividi Mr Phleg. Nel mentre avevo preferito combattere i miei demoni interiori facendo il volontario piuttosto che aspettare che l’ignoto mi fagocitasse. Non era una questione di combattere per la giustizia, o contro il nemico che era là fuori a distruggere il nostro tenore di vita. Era più per il mio essere un piccolo uomo spaventato, eseguivo gli ordini e basta.
Dicevano che la guerra sarebbe stata breve, che noi avevamo la mano di Dio dalla nostra e che tutto sarebbe finito in poco tempo. Ho visto molti perdere la speranza in quel periodo, morte dopo morte. Immobili in attesa di essere vendicati. Era solo una questione di tempo prima che incontrassi il mio destino sul campo di battaglia: un malfunzionamento di uno dei nostri cannoni.
Mi svegliai disorientato, steso sulla mia schiena. Un ronzio nelle orecchie, il mio corpo tormentato dal dolore. Inclinai dolorosamente il collo e guardai verso il mio stomaco, non era un bello spettacolo. La vita lentamente fluiva fuori di me. Quanto del danno fosse stato causato dalla commozione cerebrale e quanto dal cannone, non saprei dire. Non importava. Sapevo che sarei morto prima o poi, ma speravo non in modo lento e doloroso. Con le poche forze che mi restavano, mi portai la pistola di servizio alla tempia. Dio è dalla nostra parte, avevano detto.
I miei occhi erano socchiusi all’alto sole. Ero lì, il metallo pressato contro la carne. Il sudore ammollava il mio viso, lasciando un sapore salato sulle labbra screpolate. Non respirare, tutto sarebbe finito. Un’ombra si pose su di me. Provai a puntare la pistola sulla figura sconosciuta, ma non ce la feci ad reggerla. Sperai che mi uccidesse e basta, ma improvvisamente riconobbi la sua voce, con quel suo accento. “Non sono qui per ucciderti, sono qui per salvarti.” Mr Phlegm stava sopra di me, afferrava la mia mano. Si chinò, sussurrando al mio orecchio. Mi disse di un posto dove avrei potuto lavorare. Non ricordo se pensai che fosse pazzo, o se le mie ferite gravi mi rendessero pazzo, ma accettai. Stringendomi il braccio con l’altra mano mi tirò su.

Sono ancora seduto nel mio ufficio, con il cuore davanti a me. Mi turba. Sono pochi i cuoi associati a quei sintomi, ma questo è decisamente uno di quelli. Non voglio sostituirlo, dev’esserci un altro modo.
Potrei mettere il cuore a dormire. Il proprietario del cuore potrebbe trascorrere i prossimi anni della sua vita in una dolce tristezza, con un cuore in letargo, e perdere tutte le emozioni pure. La felicità non sarebbe stato altrettanto piacevole. I ricordi di quel periodo sarebbero sfocati, perché per il soggetto sarebbe come camminare attraverso una nebbia. Ma dopo i consueti cinque anni, il cuore sarebbe tornato per l’ispezione, e avrei potuto riattivarlo in quel momento. Il sonno gli avrebbe permesso la guarigione. Meglio perdere pochi anni di vita che distruggere quella di tutti coloro che ti stanno intorno, ma questa procedura non è mai stata permessa.
Una settimana fa mi sono avvicinato al baratro, spingendo per una prova umana. Stavo citando esempi recenti del caos creato da cuori andati a male e sostituiti. Pensavo che sarebbe andata bene, che la mia ricerca si poggiasse su basi solide, ma quando ho incontrato i loro occhi, ho visto che non era così. Solo riflessi di irritazione. Mr. Gutter, il presidente della società, aveva solo una cosa da dire: «Penso che sia meglio se utilizzasse le sue forze esclusivamente nel dipartimento R&S. Abbiamo altre persone in grado di affrontare queste cose. Si attenga a ciò che sa fare meglio: riparazione e sostituzione dei cuori.”
No! Non voglio rinunciare di nuovo. Apro il cassetto segreto e prendo un aggeggio che ho progettato. Un piccolo cubo iridescente. Mi siedo, poggio con attenzione il cuore su di esso, e il cubo viene assorbito. A prima vista il congegno è uno, intero, solido, ma dentro un cuore comincia a sfaldarsi e ad assomigliare ad un cubo di Rubik. Il cuore viene riordinato, il cubo inizia a vibrare e lo lascio andare. Ruota in aria, riempie l’ufficio di fasci di luce multicolore, poi, dopo pochi secondi, si riadagia nelle mie mani. Guardo. Il debole bagliore rosso di un cuore addormentato. Ho fatto bene ad agire in fretta.

Lavoravo per l’azienda da quasi sessant’anni quando ho incontrato Grace. La mia vicina di casa. Da poco la società mi ha trasferito, una procedura standard  ogni dieci anni. Grace era sulla quarantina, una vedova con due figli. Il tipo di donna che possiede un morbido calore nel modo in cui parla, una cordialità che faceva di lei la perfetta vicina di casa. In diverse occasioni l’avrei voluta invitare a cena, ma non l’ho mai fatto. Sospettavo la profonda tristezza in lei per la perdita del marito. Forse era per questo che invitava continuamente gente a casa. Doveva mantenere il sorriso come parte del suo make-up. Rendere felici gli altri, essere cordiale e ospitale per evitare che la ferita si riapra. Mi chiedevo ogni tanto come doveva essere il suo cuore.
Dopo diversi anni di vicinato e molte chiacchierate amichevoli, mi sono ritrovato a essere invitato a cena, ma non come parte di un gruppo. Solo lei e i suoi bambini. Non ci ho visto niente di male, o di bene, così sono andato. Più di una volta.
Come è possibile che io, che ho lavorato sui cuori giorno dopo giorno non vedessi i segnali di pericolo? Lei si era affezionata a me, e coltivando la nostra amicizia, lanciavo corde di collegamento tra i nostri cuori. É una delle cose che ho dovuto rinunciare per il mio lavoro: i dipendenti della Società non sono autorizzati ad avere relazioni romantiche. Non ci è permesso di amare. Un altro pezzo della nostra umanità a cui rinunciare per una nostra maggiore durata, e per uno standard di vita da benestante. Una delle cose che mi erano state sussurrate nell’orecchio il giorno in cui mi sono iscritto.
Era solo una questione di tempo prima che le emozioni di Grace avessero la meglio su di lei. Forse, anche su di me. Non sono sicuro di chi sia stato il primo a baciare l’altro, mentre entrambi stavano lavando i piatti della cena. Ma è successo e mi sono lasciato andare. La società mi ha trasferito immediatamente e non l’ho mai più rivista. Almeno, non faccia a faccia.
Un anno dopo un cuore è arrivato sulla mia scrivania. La cosa peggiore che avessi mai visto: parti mancanti, rotture ripetute, e tanti piccoli pezzetti. Spinto dalla curiosità ho tirato fuori il file, cosa che di solito riservo a dopo che il lavoro è finito. Il dolore della mia scoperta si è stampato sulla mia faccia. Era il cuore di Grace. Le probabilità che finisse sulla mia scrivania non erano solo infinitesimali, ma quasi impossibili. Avrei dovuto trasferire il compito a qualcun altro, ma non potevo. Fissavo il casino molto letterale che avevo combinato nella mia stoltezza e dovevo essere io a riordinare quel cuore.
Per due giorni ho lavorato sul suo cuore. Dormivo nel mio ufficio solo per poche ore. Ho fatto tutto quello che potevo, dopo tutto io ero uno dei migliori che la società poteva vantare. Se non avessi risolto il problema, se non fossi riuscito… il cuore era viola incandescente. La procedura stabilì di sostituirlo, era la prima volta che sperimentavo la sostituzione di un cuore.
Alcune telefonate più tardi, un cuore nuovo venne poggiato sulla mia scrivania. Chiaro. Senza vita. Ho toccato quello vecchio, il suo battito cardiaco era cessato. Il nuovo era pieno di ritmo. Ho messo il cuore nuovo nella sua scatola, e l’ho portato al magazzino per la spedizione. Anche se andavp contro la politica aziendale ho tenuto d’occhio quel file e quando fu il tempo della revisione, la Grace che avevo conosciuto era sparita. Secondo il file non aveva più amici e si era allontanata dai suoi figli. Era diventata amara. Per la prima volta sentii dire che la sostituzione del cuore non aveva nulla a che fare con il cambiamento di una persona. Ero giovane allora, e non lo mettevo in discussione. Non ho mai più guardato il file di Grace.

Sto praticamente correndo per i corridoi dell’azienda, ricevo ogni sorta di sguardi strani dai miei collaboratori. Non ho tempo per curarmene, devo arrivare al magazzino e posizionare la scatola sul nastro trasportatore. Una volta lì, sarebbe tornata al suo proprietario, fuori delle nostre mani.
So che il consiglio può far presto ad accorgersi di qualsiasi cosa. Ha modo di guardare tutti noi e di assicurarsi che non facciamo di testa nostra. Cammino veloce e mentre mi trovo in procinto di girare a sinistra vedo la sicurezza, vestita di verde, che mi scruta. Vado a destra. Si fa più lunga in questo modo, ma non ho scelta. A pochi centinaia di metri altre guardie…Mi volto e prendo uno di quei gorilla alla sprovvista, un pugno in faccia. L’ho steso, corro a tutta velocità, ansimando. Mi sto mettendo in guai seri, ma ne vale la pena.
Sento una scossa dolorosa pervadere il mio braccio sinistro, mentre sbatto su una delle porte del magazzino. Busso freneticamente, gesticolando a un ragazzotto che non ha scatole per le mani. Mi apre con la faccia sgomenta.
Posso sentire il rumore di stivali di sicurezza dietro di me.
Non ho tempo.
Nel momento in cui raggiungo il nastro trasportatore, una guardia di sicurezza raggiunge me.
Ho posizionato la scatola, cerco di tirare la leva, ma lui è troppo forte; non sono vecchio, ma nemmeno così giovane come mi pareva di essere.
Sto per fallire.
La guardia è sopra di me, cerca di bloccarmi sotto il suo peso elefantiaco. L’unica cosa che mi viene in mente è tiragli una testata. Secondi di dolore e di nuovo. Tiro la leva! Non mi resta che tenere la guardia impegnata abbastanza a lungo da permettere alla scatola di raggiungere il mondo esterno. Altre quattro guardie si stanno avvicinando.
Salto sul nastro trasportatore, afferro la scatola e corro. Salto parecchie altre scatole, vedo con la coda dell’occhio che uno degli operatori si sta avvicinando alla leva, probabilmente per posizionarla sulla retromarcia. Salto. A mezz’aria butto la scatola nell’apertura luminosa, poi cado a terra, dieci metri più in basso.
Gemo, sono sicuro di avere più di un osso rotto, ma guarirò in fretta. Un altro dei miei capricci senza fine. Diverse guardie mi si avvicinano e mi afferrano, facendomi sentire un pupazzo dolorosamente conscio di sè. I pezzi grossi sono già in piedi davanti di me. Vedo le lampade oscillare in lontananza.
“Bene, Mr Phlegm, sembra che stiate provando la vostra prima emozione umana.” dico, prima che tutto diventi buio.

Sembriamo

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango – io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?

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Salsedine

A volte quando mi sveglio, prima che il sole sorga, mi sento come come se fossi l’unica persona al mondo.
Poi noto che il mio viso è umido e mi chiedo se sia perché ho nuotato di nuovo con te nei miei sogni.

Mi ricordo di noi nelle notti d’estate sotto le stelle e il calore della tua pelle nella notte fredda. Mi ricordo la fosforescenza dei nostri corpi e di come abbiamo nuotato insieme, la salsedine del mare e le tue dita lungo la mia schiena. Luminosi come stelle nella notte.
Mi ricordo come avrei voluto che durasse per sempre.

Ora mi chiedo se la marea e le mie lacrime siano così diverse, dopo tutto.

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Muoversi

Sensi alterati
vedere l’estate nel buio dell’inverno
l’inverno nell’estate

vedere il ciclo in cui proiettiamo
le nostre vite
assumendo che

 anche noi ritorneremo
come tutti gli esseri
a vita infinita

la verità è che purtroppo
il seme non può essere albero
la spirale non può essere cerchio

Aveva camminato attraverso il buio, un passo di fronte l’altro, con determinazione, incessantemente. Se aveste cercato i suoi occhi, l’avreste visti fissi su un bersaglio distante. Non esisteva alcun obiettivo oltre quello, nient’altro contava.
L’oscurità era infinita, un posto dimenticato da ogni dio, un buio creato da nessuno al di là della creazione e del tempo. Il buio si chiuse sfiorandolo. Dove toccava, la pelle diventava ombra anch’essa, svelando il suo io, dissolvendosi in niente.
Non sapeva che sarebbe successo, non importava. La pelle non gli interessava, aveva il suo obiettivo.  Avanzò, combattendo la forza oscura che lo circondava.

Il tempo passava, le stelle cambiavano posizione nel cielo, le stagioni si susseguivano. L’oscurità in aumento scavava in profondità dentro di lui. Si muoveva ancora, sempre più veloce, il tempo a sua disposizione stava per finire, doveva sbrigarsi. Ce l’avrebbe fatta ‘stavolta, finalmente sarebbe arrivato alla fine di tutto.

Il tempo passava. Città nascevano e cadevano, montagne finivano in polvere, continenti si spostavano e si incrociavano. Il suo cuore si fermò, non avendo più nulla da muovere. Eppure anche questo non lo frenò. La morte era un piccolo ostacolo, finché continuava a muoversi. Il suo obiettivo gli danzava in testa, non riusciva a ricordarlo, ma sapeva cos’era. L’unico oggetto realmente fondamentale della sua esistenza. Così continuò a muoversi, perdendo sempre di più il suo corpo.

Il tempo passava. Le stelle si formavano e morivano, gli universi crollavano e si ingrandivano. Spostarsi gli era sempre più difficile, ma era ancora possibile e non si sarebbe lasciato fermare, non quando era così vicino. Finchè la sua anima rimaneva intatta, avrebbe proseguito.

Era un viaggio che aveva affrontato migliaia di volte prima, ogni volta con un corpo diverso. Aveva sempre fallito, non aveva mai raggiunto l’oggetto alla fine dell’oscurità. Era nato più e più volte, sempre conscio del suo obiettivo, ma non lo ricordava mai. Aveva bisogno di ricordare. Sapeva che era questo il premio, alla fine: ricordare ciò che desiderava così tanto. L’idea danzava ai bordi della sua coscienza, attraversava la sua anima, gli permetteva di esistere. E lo guidava, non sarebbe stato soddisfatto fin quando non l’avesse rivisto.

Il tempo passava. Il tempo si fermò, l’Universo cessò di esistere, gli dei tornarono ai loro paradisi. Ma l’uomo si muoveva ancora, era la sua ultima possibilità. Non ci sarebbe stato un altro momento per lui.
Poteva vederlo, nel buio, una singola forma brillava, circondata da piccoli sprazzi di luce. Sono qui, disse, facendo cenno come se quella potesse rispondergli. L’eternità era passata migliaia di volte durante la ricerca, ma ora era giunta la fine.
Il ricordo ai bordi della sua mente lo trascinò, desiderava quella cosa, sapeva che gli avrebbe dato pace. Poteva vedere chiaramente: una fotografia sbiadita, strappata ai bordi, passata attraverso gli eoni. Con mano d’ombra, la strinse. Non poteva sospirare di sollievo, non poteva sorridere, ma in quel momento aveva vinto il Tempo e la Morte, aveva ciò che gli serviva. Impaziente sollevò la foto e la guardò.

Bianco. Vuoto.

La foto era troppo sbiadita, non c’era nessuna immagine. Il ricordo che l’uomo tanto desiderava, era perduto con tutto il resto. Una sola lacrima si formò all’angolo dei suoi occhi trasparenti, rotolò lungo il suo viso mentre il suo corpo spariva nel buio.

Quell’unica lacrima cadde, proprio quando l’uomo non c’era più, atterrando sulla foto bianca. Lo sporco degli eoni d’attesa fu lavato via per un secondo. Il volto di una giovane donna, i suoi profondi occhi scuri, la bocca incurvata in un sorriso dolce, fermati in quell’attimo di tempo.

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Ispirata da un commento di luporenna ( http://www.latana.wordpress.com/ ) sulla metempsicosi.

Mente

I consigli dei Grilli Parlanti, evaporati. Tutto ciò che rimane: gocce di rugiada, lacrime; una memoria intatta; due sillabe sibilanti attraverso labbra serrate, da sciogliere delicatamente.

Per favore, tocca la mia mente, anche inappropriatamente.Immagine

Letterina

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É quel periodo dell’anno. Si sente proprio nell’aria, umidiccia e appiccicosa, di quella che ti fa spiaccicare i capelli contro il viso abbattendo i tuoi tentativi di pettinarti in maniera almeno decente. Che poi in realtà non è uno dei miei problemi, io i capelli li raccolgo in una coda/treccia/chignon. Sempre, inequivocabilmente. Li ho maltrattati talmente tanto in questi anni che hanno iniziato a ribellarsi e se li lascio sciolti sembro più un fungo atomico che una ragazza. E poi ora sono rossi, quindi l’effetto vulcano si addice ancora di più.

Sto divagando. Dicevo: è quel periodo dell’anno. Nell’aria, oltre a centinaia di milioni di batteri che ti si infilano ovunque e mietono vittime tra cui la prima sono io, c’è l’odore della legna bruciata, delle mele essiccate, spuntano ad ogni angolo carretti con le caldarroste…adoro le castagne, ho un amore smisurato per quelle piccole ballotte raggrinzite e ustionanti che vorresti mangiare non appena te le porgono, ma così facendo sai che ti brucerai il palato in maniera irreparabile e allora aspetti cinque secondi e inizi a soffiare come se fosse lo scopo della tua vita raffreddare quelle castagne per poterle infilare in bocca e pensarti in poltrona davanti al fuoco con il tuo libro preferito.

Che poi te le fanno pagare come fossero le ultime dieci rimaste sulla Terra, ma quegli omini che stanno dietro al carretto e amorevolmente girano e rigirano quel “cereale che cresce sull’albero” sono talmente gentili e sorridenti che anche dopo che alla risposta del “Quanto costano?” il cervello ti riporta alla mente l’immagine del tuo portafoglio da cui volano le mosche non puoi dirgli di no, “Il sacchettino piccolo per cortesia”.

Odori caldi, invitanti, le vetrine iniziano a riempirsi di lucette stroboscopiche da 1000W, i bambini si spiattellano davanti ai vetri dei negozi pieni di giocattoli nuovi imperando “Lo voglio!” e i genitori, per l’unica volta in un anno intero, possono rispondergli “Lo dovrai scrivere nella letterina per Babbo Natale, allora” invece che trascinarli via borbottando una sfilza di ce l’hai già-costa troppo-tanto poi lo rompi subito.

Ragazzi che bella la letterina…la Lettera delle Lettere. Io la scrivevo puntualmente ogni 8 dicembre, con quelle parole tutte storte e indecise. Non ricordo di aver mai chiesto qualcosa di materiale, forse solo qualche libro o delle matite, ma non ero una di quelle bambine viziate che chiedevano Barbie Vattelappesca o la scatolina dei trucchi a forma di cuore. Scrivevo piuttosto una bella missiva calorosa, chiedendo a Babbo Natale come se la passasse e come stesse l’Elfo Filippo (era il mio elfo personale), se per favore puoi portare delle nuove orecchie per il nonno sordo, io sono stata brava, un bacio grosso.

Ho ancora una letterina che scrisse mio nonno del Natale ’98, l’ultimo che ha passato insieme a me. “Poco tempo fa ò scritto una letterina a Babbo Natale, che è tanto buono, di portare tanti bei regalino ai bambini. Se mi facesse il favore di portarne una anche alla mia cara nipotina Sara; se poi a lei piaccia, meglio ancora. Sicuro che Babbo Natale mi farai questo favore, ti ringrazio. Nonno Giordano.” Come facevo a venire su male, con un nonno così?

Questo periodo dell’anno mi piace, da morire. C’è aria d’attesa, dal primo dicembre si iniziano ad aprire le finestrelle del calendario dell’avvento, cominciamo a chiederci cosa regaleremo a chi (perché è meglio prepararsi in tempo, ma poi finisce sempre che i regali si comprano due giorni prima tra i rimasugli degli invenduti) e dove è meglio andare per il pranzo.

Mi godrò davvero questo mese di bontà gratuita, il solo momento in 365 giorni in cui le persone si sentono in dovere di essere gentili anche se normalmente sono delle carogne con tanto di certificato, carine e generose nonostante il resto dell’anno siano di quelle che scucire un centesimo per i bambini poveri del terzo mondo è oneroso per le loro tasche.

Cercherò di non notare l’ipocrisia e il perbenismo e di far finta che la gente sia veramente come appare. E intanto mangerò caldarroste. Tante. Fino a farmi venire il mal di pancia.

Sorriderai

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Cara Me,

la maggior parte delle persone si innamora dello straordinario.

Ecco, tu non sei la maggior parte delle persone, non provare a crederlo nemmeno per un attimo. Non ti confondi con la folla, stai in disparte con i tuoi modi tranquilli e il tuo umorismo sottile. Giri sempre con un libro in mano, a forza di leggere in penombra hai dovuto mettere gli occhiali e sembri ancora di più una piccola civetta spaesata. Sei un po’ fredda e distaccata, non ti piace stare in mezzo alla gente, ma hai un grande cuore. Sai, te lo dico adesso, sei un po’ ingenua e il tuo donare fiducia a tutti ti porterà a soffrire in silenzio.

É una brutta sensazione, lo so. Ma ben presto imparerai ad alzare gli occhi e a serrare la mascella, a non parlare con gli sciocchi altrimenti non si capirebbe la differenza, ad attraversare il mondo come un fiero arcobaleno.

Imparerai molte, molte cose negli anni a venire.

Imparerai a sorridere con tutta la vivacità che hai nascosto dentro di te, imparerai ad apprezzare un altro genere di bellezza, quello dei sognatori e dei pensatori. Ti farai crescere i capelli, fino a solleticarti i gomiti, poi li taglierai con gesto ribelle. Ogni volta che deciderai di dare una svolta alla tua vita i tuoi capelli ne subiranno le conseguenze. Definirai il tuo senso della moda – non ciò che è popolare, ma solo tuo – e sarai più che ordinaria.

Imparerai a ridere e piangere, a amare e parlare. Imparerai cosa vuol dire avere dei migliori amici. Com’è avere un fratello, come avresti sempre desiderato. Sarà il tuo migliore amico, sarete inseparabili, riderai alle sue buffonate e discorrerai profondamente su tutto ciò che è sconosciuto. Imparerai cosa significa avere amici che dipendono da te e cosa vuol dire dipendere dagli amici. Capirai che la parola “amore “ è sempre troppo potente per dirla ad alta voce a meno che non la senta nel profondo, e che ha una connotazione molto diversa da quanto tu possa pensare ora. Sarai in grado di scriverla senza morderti il labbro con quel gesto fastidioso o arrossire.

Imparai che dopo notti buie arriva l’alba (ma odierai i cliché), che le scelte che fai in questo momento nella tua vita continueranno ad aprire il tuo guscio, il tuo bozzolo negli anni a venire.

Riuscirai a non avere mai, mai paura. Non troppa, almeno. Sarai risoluta qualunque cosa succeda, sarai testarda e volitiva ma terrai gli occhi aperti per vedere la verità. Non imparerai mai a lasciare lo stress da parte, dato che in fondo ti piacerà, e non ti arrenderai mai. Sarai una osservatrice attenta, niente ti sfuggirà, avrai molte conversazioni interessanti anche con te stessa.

Imparerai a lasciarti crescere le ali.

Potrai imparare, tutta da sola, come volare. Sorriderai a Icaro nella sua torre, gli mostrerai come usare le ali di Dedalo, gli insegnerai a salire oltre il Sole senza che la cera si sciolga.

Invidierai per un po’ la libertà dei pirati delle storie che tanto adori, ma il momento passerà e li lascerai andare sulle loro onde. In fondo hai la sensazione di sapere qual è il tuo destino, e non è con loro.

Imparai a modellare il fuoco nelle tue mani, a tessere l’acqua in nastri, a far danzare le parole e a fuggire con il vento.

 “Orsi danzanti, ali dipinte, cose che ricordo vagamente, e una canzone che qualcuno canta, un giorno di dicembre”

Parole da tenere a portata di cuore, te lo assicuro. I tuoi sogni e il tuo passato non andranno mai via, perchè ti rendono reale.

Ricorda: “Gli artisti possono colorare il cielo di rosso perchè sanno che è blu. Quelli di noi che non sono artisti devono colorare le cose come realmente sono, o la gente penserebbe che sono stupidi”.

Sei un’artista, non dimenticarlo mai. Colora pure il cielo di viola e dipingi parole di blu, niente ti cambierà.

Con Amore, Luce, e dalla Vita del Futuro,

Te

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