Eternamente

Stava in riva al mare
il volto duro come quercia
e una voce forte e libera
Disse, gridando

“Ho avuto una vita piena
Negli anni che corrono dietro di me
ho visto durezza e conflitti
ma sapevo di essere
un Uomo tra gli uomini
Ho colpito
ho rovesciato re
mi sono fermato accanto a Dio
Tutto ciò l’ho fatto
con forza e coraggio
E tutto ciò che nasceva sotto il sole
Sapeva che il mondo era mio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ho amato con tutto il mio cuore
una donna
parte della mia anima
E lei mi amava
Il sentimento più intenso
che un uomo possa mai conoscere
Esistevamo l’uno per l’altra
con tutto l’amore immaginabile
Tutti gli uomini, gli alberi, la terra
e gli angeli sopra di noi
vedevano la nostra gioia
e invidiavano il nostro amore”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ma tutto avrebbe avuto fine
La mia felicità, il mio amore, la mia vita
Tutto il tempo che avremmo potuto trascorrere
cancellato con un coltello
Lacrime inondarono le città
tristezza invase il mio cuore
Nient’altro che autocommiserazione
nulla oltre al dolore
Pretendo di essere andato avanti
e sorrido ogni giorno
Ma senza di lei a risplendere
tutto il mondo è grigio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ora è arrivato l’epilogo
La mia vita e i ricordi
tutto quello che conosco
se ne stanno andando
Tutto quello che ho fatto
con gloria e dolore
è infine caduto
E il mondo è sempre lo stesso
Ma nel tempo canteranno la mia grandezza
diranno
ha vissuto, amato e dominato
era nato per stare accanto a Dio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

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Estate

Le nuvole si addensano in cielo, raggrumate dal caldo in disegni antropomorfi.
Mi guardi e odori di miele e sale, le tue labbra hanno il sapore amaro delle onde.
Ghirigori di salsedine sulla pelle, sassi bollenti contro la schiena;
ci incastriamo tra risate e gridi di gabbiani mentre il tabacco umido brucia nella pipa.
Senti il rumore delle onde.
Ci siamo inselvatichiti, la tua barba punge sulle mie gote dorate;
hai il colore bruno delle castagne. 
Solo il cielo interminabile sopra le nostre teste.
Nuotiamo alla luce del sole albeggiante, nella solitudine originaria
assaggiamo l’agrodolce della nostra pelle, odore salmastro di vita.
Fuggiaschi e viaggiatori, Crusoe e Stark.
Sogniamo qua, alla fine del mondo, tra le canne danzanti.
L’anima si disseta al silenzio assoluto del cielo stellato:
siamo il respiro del mondo.

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!

Ci ho pensato parecchio ultimamente e mi sono convinta che fare il cielo azzurro è stata una buona idea!

Lucy van Pelt

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Lei

Avrebbe voluto delle ginocchia carine, di quelle un po’ dure ma graziose, invece ha un modo carino di vedere il mondo. Non crede negli ombrelli, solo nelle stelle del cielo di mezzanotte e nelle gocce di pioggia che scendono giù per il collo e la colonna vertebrale.
Conosce cose che la maggior parte delle persone ritiene inutile: ci sono più stelle nello spazio che granelli di sabbia sulla Terra; i cani hanno più di trecento espressioni facciali (per lo più si esprimono con le orecchie); un uomo medio passa più o meno due settimane della sua vita ad aspettare che il semaforo diventi verde.
Si chiede chissà se le stelle sono solo luce morta, ci sarà vita nei buchi neri, altri mondi dietro la curva dell’universo? Siamo solo un pulviscolo.

Non le piace la logica. La logica pretende sempre di essere saggezza, mentre la creatività non chiede nulla. Si sveglia nel mezzo della notte e scarabocchia qualsiasi cosa: una foresta oscura, muscoli tesi, la polvere sotto l’armadio, deve mandare una lettera a quel suo amico lontano.
Si siede sul suo letto e osserva le albe una dopo l’altra. Lei dice dovremmo cercare di reinventare la magia, lui risponde mi manca la tua magia quando non ci sei. Lei dice chissà dove finiscono gli sbadigli quando nessuno li ferma.

Aspetta un treno, manda cartoline, scrive poesie su foglietti che nasconde e perde nell’armadio, in un cappotto magari.
Ama scoprire cose nuove. Una volta corse su per una collina nel mezzo della notte solo per vedere come risplendeva la città. Alle quattro del mattino il mondo è magico perché il sole non ha ancora avuto la possibilità di cambiare la visione delle cose.
Dice sono qui per tutti i vostri pensieri, meno di dieci persone vengono uccise dagli squali ogni anno, le cose buone arrivano sempre. Accenditi con me sotto al cielo temporalesco, voglio camminare in un fiume.

Pensa le note a margine non le legge nessuno. O magari leggono solo quelle. Le cose più piccole sono sempre le più importanti. Come i bastoncini di vaniglia, le paperelle di gomma, le stelle all’alba e il silenzio della mattina.

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Soffio

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Non paragonarmi a un giorno d’estate

Io sono figlia dell’autunno, con le sue foglie cadute,

attraversata da vene di dorata d’ambra.

Le mie labbra rosse come il tramonto

spiccano sulla pelle innevata.

Io sono il soffio fresco del vento,

ossigeno per i polmoni essiccati.

Dimenticate il canto del calore,

e cadete mel mio abbraccio nebbioso.

Sessanta miglia

Ho sognato che ci perdevamo, nel campo coperto di fiori selvatici. Ciascuno un brillante, splendente, rilucevano d’oro e si riflettevano nei tuoi occhi. Mi ha fatto pensare a cieli infiniti e al tocco delle tue labbra sulle mie.

Un sogno senza fine, la favola rubata di noi: che ci siamo persi in abbracci infiniti per ore fino a quando tutto il nostro respiro non era che il nome dell’altro, e il Vento lo portava con sé per miglia e miglia.

E gli unici testimoni dei nostri fuggevoli peccati erano il Sole e le Stelle sopra di noi.
I nostri capelli, poggiati sull’umidità terrosa, prendevano un colore dorato e la dolcezza del Caprifoglio sostava sulle nostre labbra.

Io sogno di noi che ci perdiamo per ore, da qualche parte, nella città in cui ci siamo incontrati.
Sessanta miglia a nord di nessun luogo. Dove puoi scrivere canzoni d’amore sulla mia pelle, con la punta della lingua, tracciando disegni stravaganti nella mia bocca.

E gli unici testimoni della nostra felicità fuggevole sarebbero il Vento tra i capelli e il Cielo dorato.

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