Eternamente

Stava in riva al mare
il volto duro come quercia
e una voce forte e libera
Disse, gridando

“Ho avuto una vita piena
Negli anni che corrono dietro di me
ho visto durezza e conflitti
ma sapevo di essere
un Uomo tra gli uomini
Ho colpito
ho rovesciato re
mi sono fermato accanto a Dio
Tutto ciò l’ho fatto
con forza e coraggio
E tutto ciò che nasceva sotto il sole
Sapeva che il mondo era mio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ho amato con tutto il mio cuore
una donna
parte della mia anima
E lei mi amava
Il sentimento più intenso
che un uomo possa mai conoscere
Esistevamo l’uno per l’altra
con tutto l’amore immaginabile
Tutti gli uomini, gli alberi, la terra
e gli angeli sopra di noi
vedevano la nostra gioia
e invidiavano il nostro amore”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ma tutto avrebbe avuto fine
La mia felicità, il mio amore, la mia vita
Tutto il tempo che avremmo potuto trascorrere
cancellato con un coltello
Lacrime inondarono le città
tristezza invase il mio cuore
Nient’altro che autocommiserazione
nulla oltre al dolore
Pretendo di essere andato avanti
e sorrido ogni giorno
Ma senza di lei a risplendere
tutto il mondo è grigio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ora è arrivato l’epilogo
La mia vita e i ricordi
tutto quello che conosco
se ne stanno andando
Tutto quello che ho fatto
con gloria e dolore
è infine caduto
E il mondo è sempre lo stesso
Ma nel tempo canteranno la mia grandezza
diranno
ha vissuto, amato e dominato
era nato per stare accanto a Dio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

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Incontro

Le nuvole sussurrano nel suo impermeabile, pesanti gocce di un cielo solitario, mentre cammina attraverso la folla di disperati sconosciuti. Nel veloce passaggio sfocato dei volti, vede i morbidi capelli di lui, ed è come un’eco, il gentile riverbero di un fantasma. Per un attimo il suo cuore si ferma.Poi scompare così come è apparso, un’ombra dalle strade della città, allo stesso modo in cui si perdeva nella confusione della sua testa. E le mani di lei si indolenzivano mentre cullavano il suo corpo, per tenerlo al sicuro. Si sveglia nel buio silenzioso, chiamando il suo nome.

Innamorata

C’era una volta una ragazza che si era innamorata del cielo notturno.

Aveva visitato tanti planetari e letto molti libri di astronomia per bambini. Aveva imparato a distinguere ben venti costellazioni diverse e, ogni volta che il cielo era sgombro dalle nuvole, le cercava nel buio. Aveva persino costretto suo padre ad attaccare tante stelline di plastica fosforescente al soffitto della sua cameretta, seguendo la mappa stellare che aveva disegnato lei stessa. 

Una volta ad una dimostrazione aveva assaggiato il gelato disidratato che mangiano gli astronauti nello spazio e si era convinta che fosse il cibo più buono che avesse mai provato.

Col passare del tempo aveva imparato a conoscere molte cose sull’universo, gli asteroidi, i buchi neri, le strane e invisibili forze che governano lo spazio. Il cielo notturno era per lei molto più di un semplice cielo, era un enorme forziere pieno di segreti di posti ultraterreni.

Pian piano questo amore si trasformò in qualcosa di più profondo, in un desiderio inespresso. Voleva conoscere più che figure e modelli in scala, era sicura che là fuori nell’universo ci fosse qualcosa che non avrebbe mai potuto trovare sulla Terra. Questo pensiero si faceva sempre più strada in lei, quasi faceva male.

Una notte se ne stava sveglia a guardare il soffitto a pensare al cielo, una scura coperta ricamata da milioni di stelle e soli lontani. Chiuse gli occhi e allungó una mano immaginaria, pensando di poter toccare l’universo. Il suo letto scomparve, i muri scomparvero, silenziosamente, e lei si trovò a volare oltre il sistema solare, oltre la galassia. Volava e volava, sempre più lontano. Era così impegnata nel suo viaggio immaginario, che si spaventò abbastanza quando sentì qualcosa sfiorarle la mano immaginaria e iniziare a parlarle.

“Chi sei?” le chiese. Era una figura luminosa, strana ed eterea, difficile da descrivere.

“Sei un alieno!”, gridò lei. “Da dove arrivi? Come mi hai trovata?”

“Vengo da una dimensione piuttosto lontana, un universo fluido ed enorme. È molto bello qui”, disse l’alieno. “Da casa mia posso osservare più o meno tutto quello che voglio e lo posso raggiungere. Tu volevi trovare me, o qualcosa di simile a me, e io volevo imparare di più.” Fece una pausa, lei si sentiva osservata. Finalmente parlò di nuovo.

“Sei unica, non ho mai incontrato nulla di simile prima. È molto difficile che qualcuno riesca a trovarmi.”

La ragazza lo guardava. “Portami con te”, pregò.

La creatura sembrò sorpresa. “Dove?”

“Ovunque! Portami in tutti i posti in cui sei stato, fammi conoscere altri alieni. Basta che sia molto molto lontano da qua.”

“Non posso.”

“Perché?”, chiese lei con le lacrime agli occhi.

L’alieno sembrava dispiaciuto. “Siamo molto diversi. Possiamo comunicare, ma non credo che sopravviveresti a un viaggio tra le galassie. Per trasportarti in sicurezza dovrei prima alterare la tua forma e farti diventare praticamente una parte di me.”

“Sarebbe doloroso?”

“No, ma ti altererebbe per sempre e fidati quando dico che non lo vorresti.”

La ragazza considerò quelle parole. “Ho aspettato tutta la vita di incontrarti. Ho sempre pensato che ci fosse qualcuno qua fuori e ora ti ho conosciuto e ti hai viaggiato così lontano…” la sua voce si spense in un sussurro nel vuoto tra le stelle. “Sai, sarebbe davvero terribile se mi lasciassi ora.”

“È così brutto il posto da cui vieni?” le chiese.

“Sarei molto più felice con te.”

L’alieno annuì con interesse. “Posso fare una cosa per te allora. Ti manderò indietro con un frammento di me.”

“Davvero?”

In risposta la ragazza sentì qualcosa esplodere nella sua mente. Le sembrava come se ci fosse un fiore dentro di lei che stava sbocciando, con milioni di petali, ognuno era un pensiero nuovo e diverso. Improvvisamente sapeva cosa si provava ad essere al centro di una supernova, come erano le tempeste di ghiaccio su strani pianeti brillanti, com’era attraversare diverse dimensioni dove forme indistinte si univano e danzavano come lingue di fuoco. Provó tutte queste sensazioni in un secondo e capì che erano le esperienze dell’alieno.

Nel mezzo di questa esplosione vide se stessa, come se stesse guardando uno specchio, solo che vedeva cose mai viste prima. Cellule, atomi, memoria, pensieri, sogni e desideri, uniti in un disegno ipnotico che riluceva proprio come una stella.

La visione svanì, lasciando il posto a immagini sbiadite, mentre la ragazza scivolava verso casa e la bellissima creatura che per tanto tempo aveva sperato di incontrare svaniva nel buio dello spazio con un arrivederci. 

Si ritrovò nel suo letto, era ancora notte fonda. Era stato tutto un sogno?

I giorni passavano, la ragazza vedeva tutto con occhi diversi, nella sua mente un petalo si apriva per ogni nuova scoperta. 

Una sera prese il telescopio ed andò su una collina erbosa. Ci guardò attraverso, ma invece di puntare al cielo si ritrovò a osservare le luci della città che brillavano in lontananza. Erano belle, come se il cielo fosse caduto in terra con tutte le sue stelle.

Mentre tornava a casa guardò in su, pensando all’universo. Per la prima volta si sentiva in pace, al posto giusto. Una nuova sensazione si fece spazio in lei: si era innamorata del mondo.

Preludio

Lo sento sotto la pioggia che cade sempre nella mia mente; raccontami che cosa sanno quelle lacrime, queste sconosciute leggere.
Per favore, resta.
Nubi temporalesche svuotano le loro tasche su questa terra ispirando nuova vita.
Tutto sbiadisce col tempo, mi dici che a volte ci perdiamo molto prima di quando dovremmo.
Il crepuscolo si dissolve in ocra e ora, ecco il preludio della notte.

look back

Riparazione e Sostituzione

Mi piace che nel mio ufficio entri la luce. La luce sfarfallante del giorno attraverso le tende è una sorta di ipnosi che mi tiene concentrato. Che ore saranno, mezzogiorno? Non lo so con certezza, non ho orologi e non mi interessa più di tanto tenere conto del tempo. Serve solo per metterti fretta, e il mio lavoro è troppo importante per essere messo sotto pressione.
Lavoro alla Cuori Infranti-Riparazione e Sostituzione, s.p.a. Io sono uno di diverse migliaia nel reparto manutenzione. E ‘il mio lavoro … Beh, penso che il suo senso principale sia descritto abbastanza bene dal titolo della società. Ogni anno miliardi di cuori si riversano nel nostro magazzino in scatole che vengono ispezionate e, se necessario, vengono riparati; in condizioni estreme anche sostituiti.
La mia sedia scricchiola quando mi ci appoggio, sguscio tra di essa e il tavolo per non farla soffrire troppo. Come solitamente succede, c’è una scatola che mi attende sulla liscia superficie della scrivania. Taglio con cura il nastro argenteo che la impacchetta, poi sollevo delicatamente il coperchio. ci vuole sempre delicatezza. Guardo. Un cuore spezzato. Ogni singolo frammento pulsa lentamente, illuminando sistolicamente di viola tenue l’interno della scatola. Metto gli occhiali da lavoro, infilo i miei guanti di lattice e li tiro fuori, portandomeli vicini al naso.
Si nota che questo cuore era già stato spezzato, ma il lavoro che ci hanno fatto sopra è davvero scadente. Ci sono cicatrici e sicuramente hanno usato troppa supercolla, infiltrata e indurita sull’esterno. Giro tra le dita i vari pezzi,ma uno mi colpisce e lo guardo ancora più attentamente. Rimango senza fiato. Un foro, piccolissimo, rotondo e perfetto. Non l’hanno aggiustato, è lì da diversi anni, si vede dal tessuto nerastro che lo circonda. Come può essere stato dimenticato? É imperdonabile!
Tiro fuori il file del cliente dalla tasca interna al coperchio. Sfoglio l’ispezione e i documenti della riparazione, sul fondo la firma di John Johnson. Ah, molti cuori hanno subito le conseguenze del suo lavoro sciatto, ma è figlio di uno degli Alti, quindi gli usano clemenza.
I pezzi grossi gestiscono la nostra azienda. Raramente si avventurano fuori dalla loro sala del consiglio, e quando lo fanno significa che qualcuno è davvero nei guai. Tutti vestiti impeccabilmente, la parrucca incipriata e così alta che quando passano sbatte nei lampadari. Sai che son in movimento quando vedi una lampada oscillante.
Stanco di brontolare da solo, mi rimetto a lavorare, separando i pezzi su un panno di seta bianca. Devo determinare se tutti sono stati contabilizzati, la lunghezza e gli angoli di ogni rottura, le condizioni di ogni singolo pezzo. Nel frattempo ho tirato fuori dal mio cassetto i pennelli, la supercolla, e il vasto assortimento di strumenti per le riparazioni.
Trascorro quattro ore mettendo il cuore di nuovo insieme, lentamente ma costantemente. Un balletto delle dita delle mani e degli strumenti lucenti che lavorano insieme con precisione, guadagnato in più di cento anni di pratica. Questo è uno dei vantaggi di lavorare qui. Il piano sanitario. Maggiore durata. Raddoppiano o triplicano il tuo tempo qui sulla Terra se lavori alla Cuori Infranti-Riparazione e Sostituzione, s.p.a.

Ricordo ancora il giorno in cui sono stato avvicinato. Era nei miei primi anni venti. Io, apprendista di un orologiaio sul punto di essere arruolato in una guerra, ero spaventato. Avevo bevuto le mie paure e le avevo affogate nel whisky, così mi ero perso in un vicolo senza capire, in preda alle lacrime. Dagli occhi appannati notai appena un uomo vestito di scarlatto che mi si avvicinava. La sua mano afferrò la mia e mi aiutò a rimettermi in piedi, scuotendo con calma lo sporco via da me. Si presentò come Mr Phlegm, la sua voce aveva un leggero accento che non riconobbi. Era un bell’uomo sulla trentina, con i capelli biondi dorati e quei penetranti occhi marroni, uno sguardo quasi scherzoso. I suoi denti brillavano luminosi mentre parlava. Ero letteralmente trafitto dal suono della sua voce e dalla sua presenza, non ero del tutto sicuro di aver sentito una parola di quello che aveva detto. Mi accompagnò a casa e mi promise di farmi visita prima o poi.

Sigillo in posizione il frammento finale, poi mi asciugo il sudore con la manica. Il cuore è ora di un incandescente viola e palpita con forza. Questo non è il risultato che volevo. Avrebbe dovuto tornare di un rassicurante rosso e calmarsi. Controllo le toppe che ho usato per sigillare il minuscolo foro e rimango spiazzato. Una sostanza nera come il buio aveva versato dal cuore e distrutto il mio lavoro. Questo cuore è andato a male.
Sbatto i pugni sulla scrivania, la sedia stride sgomenta alla mia rabbia. Il mio stomaco brontola per gli acidi, odio la sostituzione di cuori. Negli ultimi anni ho cominciato a nutrire un interesse più profondo verso le anomalie dei soggetti il cui cuore è stato sostituito. Ogni tanto il corpo respinge il cuore e la persona cresce amara. Il soggetto tende a devastare il cuore degli altri per saziare la propria amarezza; lascia una scia di dolore e molto lavoro per noi. I file dicono che non ci sono correlazioni, non mi hanno mai fatto stilare dichiarazioni ufficiali.

Era stato un paio di anni dopo, fu allora che rividi Mr Phleg. Nel mentre avevo preferito combattere i miei demoni interiori facendo il volontario piuttosto che aspettare che l’ignoto mi fagocitasse. Non era una questione di combattere per la giustizia, o contro il nemico che era là fuori a distruggere il nostro tenore di vita. Era più per il mio essere un piccolo uomo spaventato, eseguivo gli ordini e basta.
Dicevano che la guerra sarebbe stata breve, che noi avevamo la mano di Dio dalla nostra e che tutto sarebbe finito in poco tempo. Ho visto molti perdere la speranza in quel periodo, morte dopo morte. Immobili in attesa di essere vendicati. Era solo una questione di tempo prima che incontrassi il mio destino sul campo di battaglia: un malfunzionamento di uno dei nostri cannoni.
Mi svegliai disorientato, steso sulla mia schiena. Un ronzio nelle orecchie, il mio corpo tormentato dal dolore. Inclinai dolorosamente il collo e guardai verso il mio stomaco, non era un bello spettacolo. La vita lentamente fluiva fuori di me. Quanto del danno fosse stato causato dalla commozione cerebrale e quanto dal cannone, non saprei dire. Non importava. Sapevo che sarei morto prima o poi, ma speravo non in modo lento e doloroso. Con le poche forze che mi restavano, mi portai la pistola di servizio alla tempia. Dio è dalla nostra parte, avevano detto.
I miei occhi erano socchiusi all’alto sole. Ero lì, il metallo pressato contro la carne. Il sudore ammollava il mio viso, lasciando un sapore salato sulle labbra screpolate. Non respirare, tutto sarebbe finito. Un’ombra si pose su di me. Provai a puntare la pistola sulla figura sconosciuta, ma non ce la feci ad reggerla. Sperai che mi uccidesse e basta, ma improvvisamente riconobbi la sua voce, con quel suo accento. “Non sono qui per ucciderti, sono qui per salvarti.” Mr Phlegm stava sopra di me, afferrava la mia mano. Si chinò, sussurrando al mio orecchio. Mi disse di un posto dove avrei potuto lavorare. Non ricordo se pensai che fosse pazzo, o se le mie ferite gravi mi rendessero pazzo, ma accettai. Stringendomi il braccio con l’altra mano mi tirò su.

Sono ancora seduto nel mio ufficio, con il cuore davanti a me. Mi turba. Sono pochi i cuoi associati a quei sintomi, ma questo è decisamente uno di quelli. Non voglio sostituirlo, dev’esserci un altro modo.
Potrei mettere il cuore a dormire. Il proprietario del cuore potrebbe trascorrere i prossimi anni della sua vita in una dolce tristezza, con un cuore in letargo, e perdere tutte le emozioni pure. La felicità non sarebbe stato altrettanto piacevole. I ricordi di quel periodo sarebbero sfocati, perché per il soggetto sarebbe come camminare attraverso una nebbia. Ma dopo i consueti cinque anni, il cuore sarebbe tornato per l’ispezione, e avrei potuto riattivarlo in quel momento. Il sonno gli avrebbe permesso la guarigione. Meglio perdere pochi anni di vita che distruggere quella di tutti coloro che ti stanno intorno, ma questa procedura non è mai stata permessa.
Una settimana fa mi sono avvicinato al baratro, spingendo per una prova umana. Stavo citando esempi recenti del caos creato da cuori andati a male e sostituiti. Pensavo che sarebbe andata bene, che la mia ricerca si poggiasse su basi solide, ma quando ho incontrato i loro occhi, ho visto che non era così. Solo riflessi di irritazione. Mr. Gutter, il presidente della società, aveva solo una cosa da dire: «Penso che sia meglio se utilizzasse le sue forze esclusivamente nel dipartimento R&S. Abbiamo altre persone in grado di affrontare queste cose. Si attenga a ciò che sa fare meglio: riparazione e sostituzione dei cuori.”
No! Non voglio rinunciare di nuovo. Apro il cassetto segreto e prendo un aggeggio che ho progettato. Un piccolo cubo iridescente. Mi siedo, poggio con attenzione il cuore su di esso, e il cubo viene assorbito. A prima vista il congegno è uno, intero, solido, ma dentro un cuore comincia a sfaldarsi e ad assomigliare ad un cubo di Rubik. Il cuore viene riordinato, il cubo inizia a vibrare e lo lascio andare. Ruota in aria, riempie l’ufficio di fasci di luce multicolore, poi, dopo pochi secondi, si riadagia nelle mie mani. Guardo. Il debole bagliore rosso di un cuore addormentato. Ho fatto bene ad agire in fretta.

Lavoravo per l’azienda da quasi sessant’anni quando ho incontrato Grace. La mia vicina di casa. Da poco la società mi ha trasferito, una procedura standard  ogni dieci anni. Grace era sulla quarantina, una vedova con due figli. Il tipo di donna che possiede un morbido calore nel modo in cui parla, una cordialità che faceva di lei la perfetta vicina di casa. In diverse occasioni l’avrei voluta invitare a cena, ma non l’ho mai fatto. Sospettavo la profonda tristezza in lei per la perdita del marito. Forse era per questo che invitava continuamente gente a casa. Doveva mantenere il sorriso come parte del suo make-up. Rendere felici gli altri, essere cordiale e ospitale per evitare che la ferita si riapra. Mi chiedevo ogni tanto come doveva essere il suo cuore.
Dopo diversi anni di vicinato e molte chiacchierate amichevoli, mi sono ritrovato a essere invitato a cena, ma non come parte di un gruppo. Solo lei e i suoi bambini. Non ci ho visto niente di male, o di bene, così sono andato. Più di una volta.
Come è possibile che io, che ho lavorato sui cuori giorno dopo giorno non vedessi i segnali di pericolo? Lei si era affezionata a me, e coltivando la nostra amicizia, lanciavo corde di collegamento tra i nostri cuori. É una delle cose che ho dovuto rinunciare per il mio lavoro: i dipendenti della Società non sono autorizzati ad avere relazioni romantiche. Non ci è permesso di amare. Un altro pezzo della nostra umanità a cui rinunciare per una nostra maggiore durata, e per uno standard di vita da benestante. Una delle cose che mi erano state sussurrate nell’orecchio il giorno in cui mi sono iscritto.
Era solo una questione di tempo prima che le emozioni di Grace avessero la meglio su di lei. Forse, anche su di me. Non sono sicuro di chi sia stato il primo a baciare l’altro, mentre entrambi stavano lavando i piatti della cena. Ma è successo e mi sono lasciato andare. La società mi ha trasferito immediatamente e non l’ho mai più rivista. Almeno, non faccia a faccia.
Un anno dopo un cuore è arrivato sulla mia scrivania. La cosa peggiore che avessi mai visto: parti mancanti, rotture ripetute, e tanti piccoli pezzetti. Spinto dalla curiosità ho tirato fuori il file, cosa che di solito riservo a dopo che il lavoro è finito. Il dolore della mia scoperta si è stampato sulla mia faccia. Era il cuore di Grace. Le probabilità che finisse sulla mia scrivania non erano solo infinitesimali, ma quasi impossibili. Avrei dovuto trasferire il compito a qualcun altro, ma non potevo. Fissavo il casino molto letterale che avevo combinato nella mia stoltezza e dovevo essere io a riordinare quel cuore.
Per due giorni ho lavorato sul suo cuore. Dormivo nel mio ufficio solo per poche ore. Ho fatto tutto quello che potevo, dopo tutto io ero uno dei migliori che la società poteva vantare. Se non avessi risolto il problema, se non fossi riuscito… il cuore era viola incandescente. La procedura stabilì di sostituirlo, era la prima volta che sperimentavo la sostituzione di un cuore.
Alcune telefonate più tardi, un cuore nuovo venne poggiato sulla mia scrivania. Chiaro. Senza vita. Ho toccato quello vecchio, il suo battito cardiaco era cessato. Il nuovo era pieno di ritmo. Ho messo il cuore nuovo nella sua scatola, e l’ho portato al magazzino per la spedizione. Anche se andavp contro la politica aziendale ho tenuto d’occhio quel file e quando fu il tempo della revisione, la Grace che avevo conosciuto era sparita. Secondo il file non aveva più amici e si era allontanata dai suoi figli. Era diventata amara. Per la prima volta sentii dire che la sostituzione del cuore non aveva nulla a che fare con il cambiamento di una persona. Ero giovane allora, e non lo mettevo in discussione. Non ho mai più guardato il file di Grace.

Sto praticamente correndo per i corridoi dell’azienda, ricevo ogni sorta di sguardi strani dai miei collaboratori. Non ho tempo per curarmene, devo arrivare al magazzino e posizionare la scatola sul nastro trasportatore. Una volta lì, sarebbe tornata al suo proprietario, fuori delle nostre mani.
So che il consiglio può far presto ad accorgersi di qualsiasi cosa. Ha modo di guardare tutti noi e di assicurarsi che non facciamo di testa nostra. Cammino veloce e mentre mi trovo in procinto di girare a sinistra vedo la sicurezza, vestita di verde, che mi scruta. Vado a destra. Si fa più lunga in questo modo, ma non ho scelta. A pochi centinaia di metri altre guardie…Mi volto e prendo uno di quei gorilla alla sprovvista, un pugno in faccia. L’ho steso, corro a tutta velocità, ansimando. Mi sto mettendo in guai seri, ma ne vale la pena.
Sento una scossa dolorosa pervadere il mio braccio sinistro, mentre sbatto su una delle porte del magazzino. Busso freneticamente, gesticolando a un ragazzotto che non ha scatole per le mani. Mi apre con la faccia sgomenta.
Posso sentire il rumore di stivali di sicurezza dietro di me.
Non ho tempo.
Nel momento in cui raggiungo il nastro trasportatore, una guardia di sicurezza raggiunge me.
Ho posizionato la scatola, cerco di tirare la leva, ma lui è troppo forte; non sono vecchio, ma nemmeno così giovane come mi pareva di essere.
Sto per fallire.
La guardia è sopra di me, cerca di bloccarmi sotto il suo peso elefantiaco. L’unica cosa che mi viene in mente è tiragli una testata. Secondi di dolore e di nuovo. Tiro la leva! Non mi resta che tenere la guardia impegnata abbastanza a lungo da permettere alla scatola di raggiungere il mondo esterno. Altre quattro guardie si stanno avvicinando.
Salto sul nastro trasportatore, afferro la scatola e corro. Salto parecchie altre scatole, vedo con la coda dell’occhio che uno degli operatori si sta avvicinando alla leva, probabilmente per posizionarla sulla retromarcia. Salto. A mezz’aria butto la scatola nell’apertura luminosa, poi cado a terra, dieci metri più in basso.
Gemo, sono sicuro di avere più di un osso rotto, ma guarirò in fretta. Un altro dei miei capricci senza fine. Diverse guardie mi si avvicinano e mi afferrano, facendomi sentire un pupazzo dolorosamente conscio di sè. I pezzi grossi sono già in piedi davanti di me. Vedo le lampade oscillare in lontananza.
“Bene, Mr Phlegm, sembra che stiate provando la vostra prima emozione umana.” dico, prima che tutto diventi buio.

Fidati

Fidati del tuo cuore
se il mare prende fuoco
(e vivi per amore
anche se le stelle camminano all’indietro).

E. E. Cummings

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Monsieur Gateau

Nel 1918 Monsieur Gateau, cieco fin dalla nascita, era il più bravo orologiaio di America e fabbricava gli orologi più belli e perfetti al mondo. Era sposato felicemente con una donna creola e avevano un figlio, amore della loro vita.
Purtroppo, gli uomini possono essere anche avide bestie e fu così che scoppiò la Grande Guerra. Il figlio dei signori Gateau fu chiamato a servire il Paese e, mentre il padre costruiva un grandioso orologio per la stazione ferroviaria, egli periva sotto il fuoco nemico. Addolorato più di quanto desse a vedere, il signor Gateau non smise di lavorare e terminó il lavoro che gli era stato commissionato.
Giunto il giorno dell’inaugurazione, centinaia di persone si riunirono attorno all’opera per vedere quanto fosse perfetta. Fu data la carica e l’orologio inizió ad andare. Tutti si stupirono perché scandiva i minuti al contrario.
“Ma cammina all’inverso!”.
“L’ho concepito così… perché forse i nostri ragazzi perduti potranno tornare a casa. Rientrare alla fattoria, lavorare, avere figli, vivere delle vite lunghe e piene. Forse mio figlio potrà rientrare. Scusate se ho offeso qualcuno. Spero che amiate il mio orologio”.
Monsieur Gateau scomparve e non fu mai più rivisto. Alcuni dicono che sia morto per il dolore, altri che sia partito per mare.

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Lei

Avrebbe voluto delle ginocchia carine, di quelle un po’ dure ma graziose, invece ha un modo carino di vedere il mondo. Non crede negli ombrelli, solo nelle stelle del cielo di mezzanotte e nelle gocce di pioggia che scendono giù per il collo e la colonna vertebrale.
Conosce cose che la maggior parte delle persone ritiene inutile: ci sono più stelle nello spazio che granelli di sabbia sulla Terra; i cani hanno più di trecento espressioni facciali (per lo più si esprimono con le orecchie); un uomo medio passa più o meno due settimane della sua vita ad aspettare che il semaforo diventi verde.
Si chiede chissà se le stelle sono solo luce morta, ci sarà vita nei buchi neri, altri mondi dietro la curva dell’universo? Siamo solo un pulviscolo.

Non le piace la logica. La logica pretende sempre di essere saggezza, mentre la creatività non chiede nulla. Si sveglia nel mezzo della notte e scarabocchia qualsiasi cosa: una foresta oscura, muscoli tesi, la polvere sotto l’armadio, deve mandare una lettera a quel suo amico lontano.
Si siede sul suo letto e osserva le albe una dopo l’altra. Lei dice dovremmo cercare di reinventare la magia, lui risponde mi manca la tua magia quando non ci sei. Lei dice chissà dove finiscono gli sbadigli quando nessuno li ferma.

Aspetta un treno, manda cartoline, scrive poesie su foglietti che nasconde e perde nell’armadio, in un cappotto magari.
Ama scoprire cose nuove. Una volta corse su per una collina nel mezzo della notte solo per vedere come risplendeva la città. Alle quattro del mattino il mondo è magico perché il sole non ha ancora avuto la possibilità di cambiare la visione delle cose.
Dice sono qui per tutti i vostri pensieri, meno di dieci persone vengono uccise dagli squali ogni anno, le cose buone arrivano sempre. Accenditi con me sotto al cielo temporalesco, voglio camminare in un fiume.

Pensa le note a margine non le legge nessuno. O magari leggono solo quelle. Le cose più piccole sono sempre le più importanti. Come i bastoncini di vaniglia, le paperelle di gomma, le stelle all’alba e il silenzio della mattina.

Immagine

Sembriamo

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango – io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?

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