Petricore

le stagioni danzano sui palmi delle mie mani

l’odore della pioggia fresca gocciola dalle foglie
strotola lentamente i petali pieni d’acqua
un oceano d’aria sfiora i miei occhi
i campi di fragole frusciano delicatamente in profumo di frullati
un cigno gentile chiama nella pigra mattina
piccoli pezzi di nuvola spolverano e cadono sulle guance
cori echeggiano dalle chiese come serenate per labbra papavero

se l’autunno fosse una donna le direi quanto è intelligente ad aver  scelto l’arancione e il rosso per le sue foglie, a versare la nebbia come polvere nelle città sonnolente
se l’autunno fosse un uomo gli direi quanto è bello quando la rugiada ingioiella l’erba e il bagliore delle zucche illumina le ragnatele fluttuanti

è come un purgatorio, un passaggio da un rosso ad un altro
callistemon in estate, poinsezia in inverno

il tintinnio della pioggia contro la finestra non è mai stato più bello

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Soffio

Immagine

Non paragonarmi a un giorno d’estate

Io sono figlia dell’autunno, con le sue foglie cadute,

attraversata da vene di dorata d’ambra.

Le mie labbra rosse come il tramonto

spiccano sulla pelle innevata.

Io sono il soffio fresco del vento,

ossigeno per i polmoni essiccati.

Dimenticate il canto del calore,

e cadete mel mio abbraccio nebbioso.

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