Eternamente

Stava in riva al mare
il volto duro come quercia
e una voce forte e libera
Disse, gridando

“Ho avuto una vita piena
Negli anni che corrono dietro di me
ho visto durezza e conflitti
ma sapevo di essere
un Uomo tra gli uomini
Ho colpito
ho rovesciato re
mi sono fermato accanto a Dio
Tutto ciò l’ho fatto
con forza e coraggio
E tutto ciò che nasceva sotto il sole
Sapeva che il mondo era mio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ho amato con tutto il mio cuore
una donna
parte della mia anima
E lei mi amava
Il sentimento più intenso
che un uomo possa mai conoscere
Esistevamo l’uno per l’altra
con tutto l’amore immaginabile
Tutti gli uomini, gli alberi, la terra
e gli angeli sopra di noi
vedevano la nostra gioia
e invidiavano il nostro amore”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ma tutto avrebbe avuto fine
La mia felicità, il mio amore, la mia vita
Tutto il tempo che avremmo potuto trascorrere
cancellato con un coltello
Lacrime inondarono le città
tristezza invase il mio cuore
Nient’altro che autocommiserazione
nulla oltre al dolore
Pretendo di essere andato avanti
e sorrido ogni giorno
Ma senza di lei a risplendere
tutto il mondo è grigio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ora è arrivato l’epilogo
La mia vita e i ricordi
tutto quello che conosco
se ne stanno andando
Tutto quello che ho fatto
con gloria e dolore
è infine caduto
E il mondo è sempre lo stesso
Ma nel tempo canteranno la mia grandezza
diranno
ha vissuto, amato e dominato
era nato per stare accanto a Dio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

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Incontro

Le nuvole sussurrano nel suo impermeabile, pesanti gocce di un cielo solitario, mentre cammina attraverso la folla di disperati sconosciuti. Nel veloce passaggio sfocato dei volti, vede i morbidi capelli di lui, ed è come un’eco, il gentile riverbero di un fantasma. Per un attimo il suo cuore si ferma.Poi scompare così come è apparso, un’ombra dalle strade della città, allo stesso modo in cui si perdeva nella confusione della sua testa. E le mani di lei si indolenzivano mentre cullavano il suo corpo, per tenerlo al sicuro. Si sveglia nel buio silenzioso, chiamando il suo nome.

Innamorata

C’era una volta una ragazza che si era innamorata del cielo notturno.

Aveva visitato tanti planetari e letto molti libri di astronomia per bambini. Aveva imparato a distinguere ben venti costellazioni diverse e, ogni volta che il cielo era sgombro dalle nuvole, le cercava nel buio. Aveva persino costretto suo padre ad attaccare tante stelline di plastica fosforescente al soffitto della sua cameretta, seguendo la mappa stellare che aveva disegnato lei stessa. 

Una volta ad una dimostrazione aveva assaggiato il gelato disidratato che mangiano gli astronauti nello spazio e si era convinta che fosse il cibo più buono che avesse mai provato.

Col passare del tempo aveva imparato a conoscere molte cose sull’universo, gli asteroidi, i buchi neri, le strane e invisibili forze che governano lo spazio. Il cielo notturno era per lei molto più di un semplice cielo, era un enorme forziere pieno di segreti di posti ultraterreni.

Pian piano questo amore si trasformò in qualcosa di più profondo, in un desiderio inespresso. Voleva conoscere più che figure e modelli in scala, era sicura che là fuori nell’universo ci fosse qualcosa che non avrebbe mai potuto trovare sulla Terra. Questo pensiero si faceva sempre più strada in lei, quasi faceva male.

Una notte se ne stava sveglia a guardare il soffitto a pensare al cielo, una scura coperta ricamata da milioni di stelle e soli lontani. Chiuse gli occhi e allungó una mano immaginaria, pensando di poter toccare l’universo. Il suo letto scomparve, i muri scomparvero, silenziosamente, e lei si trovò a volare oltre il sistema solare, oltre la galassia. Volava e volava, sempre più lontano. Era così impegnata nel suo viaggio immaginario, che si spaventò abbastanza quando sentì qualcosa sfiorarle la mano immaginaria e iniziare a parlarle.

“Chi sei?” le chiese. Era una figura luminosa, strana ed eterea, difficile da descrivere.

“Sei un alieno!”, gridò lei. “Da dove arrivi? Come mi hai trovata?”

“Vengo da una dimensione piuttosto lontana, un universo fluido ed enorme. È molto bello qui”, disse l’alieno. “Da casa mia posso osservare più o meno tutto quello che voglio e lo posso raggiungere. Tu volevi trovare me, o qualcosa di simile a me, e io volevo imparare di più.” Fece una pausa, lei si sentiva osservata. Finalmente parlò di nuovo.

“Sei unica, non ho mai incontrato nulla di simile prima. È molto difficile che qualcuno riesca a trovarmi.”

La ragazza lo guardava. “Portami con te”, pregò.

La creatura sembrò sorpresa. “Dove?”

“Ovunque! Portami in tutti i posti in cui sei stato, fammi conoscere altri alieni. Basta che sia molto molto lontano da qua.”

“Non posso.”

“Perché?”, chiese lei con le lacrime agli occhi.

L’alieno sembrava dispiaciuto. “Siamo molto diversi. Possiamo comunicare, ma non credo che sopravviveresti a un viaggio tra le galassie. Per trasportarti in sicurezza dovrei prima alterare la tua forma e farti diventare praticamente una parte di me.”

“Sarebbe doloroso?”

“No, ma ti altererebbe per sempre e fidati quando dico che non lo vorresti.”

La ragazza considerò quelle parole. “Ho aspettato tutta la vita di incontrarti. Ho sempre pensato che ci fosse qualcuno qua fuori e ora ti ho conosciuto e ti hai viaggiato così lontano…” la sua voce si spense in un sussurro nel vuoto tra le stelle. “Sai, sarebbe davvero terribile se mi lasciassi ora.”

“È così brutto il posto da cui vieni?” le chiese.

“Sarei molto più felice con te.”

L’alieno annuì con interesse. “Posso fare una cosa per te allora. Ti manderò indietro con un frammento di me.”

“Davvero?”

In risposta la ragazza sentì qualcosa esplodere nella sua mente. Le sembrava come se ci fosse un fiore dentro di lei che stava sbocciando, con milioni di petali, ognuno era un pensiero nuovo e diverso. Improvvisamente sapeva cosa si provava ad essere al centro di una supernova, come erano le tempeste di ghiaccio su strani pianeti brillanti, com’era attraversare diverse dimensioni dove forme indistinte si univano e danzavano come lingue di fuoco. Provó tutte queste sensazioni in un secondo e capì che erano le esperienze dell’alieno.

Nel mezzo di questa esplosione vide se stessa, come se stesse guardando uno specchio, solo che vedeva cose mai viste prima. Cellule, atomi, memoria, pensieri, sogni e desideri, uniti in un disegno ipnotico che riluceva proprio come una stella.

La visione svanì, lasciando il posto a immagini sbiadite, mentre la ragazza scivolava verso casa e la bellissima creatura che per tanto tempo aveva sperato di incontrare svaniva nel buio dello spazio con un arrivederci. 

Si ritrovò nel suo letto, era ancora notte fonda. Era stato tutto un sogno?

I giorni passavano, la ragazza vedeva tutto con occhi diversi, nella sua mente un petalo si apriva per ogni nuova scoperta. 

Una sera prese il telescopio ed andò su una collina erbosa. Ci guardò attraverso, ma invece di puntare al cielo si ritrovò a osservare le luci della città che brillavano in lontananza. Erano belle, come se il cielo fosse caduto in terra con tutte le sue stelle.

Mentre tornava a casa guardò in su, pensando all’universo. Per la prima volta si sentiva in pace, al posto giusto. Una nuova sensazione si fece spazio in lei: si era innamorata del mondo.

Preludio

Lo sento sotto la pioggia che cade sempre nella mia mente; raccontami che cosa sanno quelle lacrime, queste sconosciute leggere.
Per favore, resta.
Nubi temporalesche svuotano le loro tasche su questa terra ispirando nuova vita.
Tutto sbiadisce col tempo, mi dici che a volte ci perdiamo molto prima di quando dovremmo.
Il crepuscolo si dissolve in ocra e ora, ecco il preludio della notte.

look back

Momenti

Questi sono i momenti che ricorderò sempre:

camminare in un Cafè affollato, vederti seduto in un angolo, una tazza fumante sul tavolo e gli occhi al soffitto. Il saluto tremolante sulla mia lingua, sulle labbra morsicate, le dita dei piedi che si rattrappivano nelle scarpe. Sentire la tua voce per la prima volta, lo stomaco legato con un nodo di mani esperte;

stare a sedere sul letto, scuotendo i muri con le risate, le tue braccia che mi tengono stretta alle curve del tuo corpo. Guidare con i finestrini aperti e mano nella mano, il vento che dipinge farfalle sul mio collo;

non sapere niente di te ma voler accendere una candela e esplorare. Trovare i più bei mosaici sepolti sotto il calcestruzzo, tu che mi prendi la mano e segui le tue cicatrici con le mie dita. Sai che non le riaprirò, lo prometto.

Ricorderò l’ansia e la paura dell’ignoto. I sogni e i dubbi e le risposte che portano solo ad altre domande. Ricorderò i nervi tesi nei crampi e la schiena dolorante, il toccare le mie labbra a mezzanotte e trovarle sorridenti. L’eccitazione e la danza sopra i cuscini con le spazzole come microfono e il portare quella sensazione con me per tutto il giorno.

Ricorderò il giorno in cui mi hai salutata per la prima volta.
Il momento in cui il mondo ha dato vita alle stelle.

amore

Persa

Oggi mi sono svegliata e, com’è come non è, mi sono persa.
No, non nel senso che non sapevo dove fossi. Ero in camera, seduta sul mio letto, avevo il pigiama con le margherite e ho guardato il sole sorgere dietro le tende blu della finestra.
Non avevo più idea di dove mi avessi messa.
Ho cercato sotto il cuscino, ma non c’ero; ho alzato la maglia del pigiama e ho guardato bene nell’ombelico, ma non mi sono trovata neanche lì. Allora ho sfogliato i libri che avevo sul comodino nella speranza di vedermi in un titolo, ma niente. Mi sono guardata bene allo specchio e ho usato il filo interdentale, nel caso mi fossi nascosta tra qualche premolare, non c’è stato niente da fare.
Chissà dove sono.
Se mi trovate vi prego di riportarmi, ma se vedete che mi sto divertendo lasciatemi fare. Almeno per un po’.

lost soul

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