Questo

strappiamo
fiori di campo per poggiarli sul nostro seno
prendi
i tuoi nastri
prendi
le tue fioriture rosse e gialle
ci consolano
mentre quella terribile marcia continua
prendi
il ritmo delle nostre madri
solleva
questo ricordo
non farlo non farlo non farlo
dimenticare
sono una donna
che si guarda allo specchio
lontano da certe parole incise in una cornice satinata
sono una donna
e
temo
di aver dimenticato
lingue che dovrei conoscere
la nostra lingua
di liberi versi
costati
un silenzio di mille anni

penso a lei
madre
nonna
zia
sorella
amica
che non ha mai detto una parola
inchiodata a labbra portate alla ruggine

dissi a mia madre che volevo essere un’esploratrice
per cercare ciò che gli altri non hanno mai avuto
mi rispose che potevo solo sognare

sono una donna e
posso marciare
seguire
passi vacillanti avanti
urlare
di combattere
scuotere le basi
ricordare
tutti i romanzi non scritti
le canzoni non cantate
riunirsi
scrivendo se stessi
noi stessi
nella storia

Sulla pelle

crepe sconfinanti, svogliate,
si soffermano
al profumo intenso della terra
vestire un peso sulla pelle
il canto dei grilli
pervade l’assenza
la bocca è così secca
sperperano di notte
gli echi dell’estate
incipiente l’autunno

quando le mani degli innamorati sono come foglie arricciate
ai loro piedi

 

Quanto

ci sarà tempo per guardare i fiori spogliarsi
nella fretta di separarsi dall’estate
svelando fragilità, asciugandosi in indefinito

ci saranno ore per ascoltare gli orologi che incombono
nelle tue stanze a raccogliere polvere senza età
le loro provocazioni tormentate, il loro sguardo

al tuo volto svanito in uno specchio di cristallo
la piega delle mani contro la pelle
la vicinanza dei tuoi occhi pieni di fanciullezza,
segreti e fuoco

quanto dura la notte che sta arrivando
in tutto quel suo solenne splendore
quanto brillante sarà ancora la luna
molto tempo dopo che ci saremo separati
 

Dieci piccoli punti

1. A volte mi perdo nello spazio, perdo pezzi di me nel cosmo. A volte non torno.

2. L’amore sa di mattine brumose e tè.
3. In estate vado a caccia di more. Inciampo e mi graffio tra i rovi perché il mio equilibrio è sempre stato precario.

4. Ci sono stati e ci sono giorni di buio.

5. Ho ancora bisogno di qualcuno che mi dica di rialzarmi e ritrovarmi.

6. Creare mi fa sentire viva. Formare mondi, plasmare storie.

7. Probabilmente sono troppo orgogliosa, ma sto provando a volermi bene.

8. Ho rinunciato a fare cose dicendo che erano perdita di tempo, ma in realtà avevo paura di fallire.

9. Molte volte deludo qualcuno, molte mi hanno delusa.

10. Il dolore non mi spaventa più.

Peso

nel profondo del mondo
dove il fiume selvaggio si accartoccia
e copre il suono del tuo nome
coi suoi respiri pesanti e aspri

seguo con dita insensibili
percorro i sentieri del muschio
guardo il sole che diventa crisografia
attraverso le foglie tremanti

con tutto
il peso
dei nuovi inizi

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Solo un Secondo

ci sono momenti in cui non tocco il terreno
le mie membra si scagliano in linee sfocate
di speranza
verso
una sconosciuta
vaporosa
ragnatela sospesa

una nebbia eterea
un firmamento senza peso
a trattenermi
su
lontano
da questo terreno limitato
le mie suole libere
dalla tangibilità
del cemento
dalla responsabilità del terriccio

se solo per un secondo
non scendessi

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Respiro

hai attraversato il fuoco delle estati
in ginocchio contro il grano
bruciando il colore dei tuoi capelli

hai viaggiato attraverso il fuoco
consumato, unito al calore
cosce come sbucciate

lamponi, punture salate
inalando profondamente la cenere della memoria
carbonizzando i polmoni per amore

e quando te ne sei andato
la stella gigante ti ha osservato
e voleva che scambiassi storie
ti ha riconosciuto
illuminando arcobaleni
sulle punte delle tue ciglia

hai trovato il mare
hai cantato per i tuoi ultimi giorni di ballo
un inno di sirena guizzante

nuotato dentro e fuori dai giorni
dal brume schiumoso
respirato l’acqua

per amore

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Gabbia

al ragazzo-gabbia

stai lasciando
che le tue inibizioni arrugginite ti blocchino
e
se non ti fossi legato quella frase
“Non me lo merito”
al collo
e
tirato quei nodi stretti come un guinzaglio
ogni volta che volevi qualcosa
?

avresti l’intera galassia
nei palmi a coppa delle tue mani

te lo meriti
ragazzo-gabbia

 

 

Oro

Le chiese se lo avesse amato

Guardò quel ragazzo color oro
dal sorriso di calabrone e le vene tristi

Come bollicine di champagne perse verso le stelle
solo un milione di parole non erano state dette

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