potrei essere stata pensata per

creare maree, evocare

fulmini ad ogni passo, per

superare venti impetuosi,

cavalcare onde su una corsa selvaggia

eppure

penserai a me quando vedrai segni

su un vetro annebbiato: il mio

naso premuto contro la superficie

umida, le mie

mani aperte col palmo verso il freddo

pensavo

ripuliremo le pareti

dalle croste di gesso

pensavo

smonteremo il falso legno

da viti e bulloni

pensavo

la mia pelle come guscio d’uovo

alla luce del sole

eppure

questa fame aggrappata

alle mie costole

come carta da parati

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