Sono ancora viva! Ebbene sì, le mie giornate sono felicemente monopolizzate da un nanetto di quasi quattro mesi ormai, però sto riuscendo a sopravvivere. Abbiamo superato le coliche, le notti totalmente in bianco, la depressione post partum, le ore a cercare di far prendere un biberon intero a ‘sta creatura, la stipsi, i pianti isterici senza motivo apparente (suoi e miei)…adesso ci avviamo all’indipendenza! 

Ogni giorno impara (e io con lui) qualcosa di nuovo, è una cosa impressionante. Ieri giocavamo con la sua tazza di plastica – data la sua propensione ad acchiappare ogni cosa che gli capita sottomano, soprattutto a tavola, ne abbiamo comprata una che perlomeno non si rompe – e improvvisamente l’ha presa con le sue manine cicciotte e se l’è portata alla bocca. Fra qualche mese ci siederemo a tavola la mattina e berremo caffè insieme leggendo il giornale, già lo so. Bello di mamma.

Io sono completamente partita di cervello e passo le giornate a cantare e fare versetti assecondando le grandi chiacchierate che si fa Mattia. Ora ha anche imparato ad urlare, quindi è un gran giubilo di corde vocali, a volte mi chiedo come faccia a non strinarsi la gola. 

Mezz’ora fa, per la prima volta da quando è nato, si è addormentato da solo sul letto e non in collo, ciucciandosi le mani e cantandosi la sua ninnananna gutturale preferita. La culla è ancora in un angolo, inutilizzata, ma confido che verrà anche il suo momento di gloria. 

L’annosa questione dell’allattamento continua ad essere di gran moda, è la prima domanda che la gente, soprattutto gli sconosciuti, mi pone quando vede il bambino. Arrivando persino prima de il “Come si chiama?”, si porta in cima alla classifica il “Gli dai il tuo latte?”. Sto pensando di legarmi al collo un bel cartello con scritto “W il latte artificiale”, ma probabilmente non servirebbe. Non vedo l’ora che arrivi il momento dello svezzamento, così la finiamo. 

E comunque chiudo con questa perla:

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