Eccoci qua, sono passate quattro settimane da quando è nato, già un mese. Ormai non mi rendo conto del tempo che scorre, così veloce.

Innegabilmente è stato un mese pesante e duro da affrontare, ma ogni smorfia del mio cucciolo d’uomo ripaga la fatica. 

Purtroppo ho avuto (e sto avendo, in risoluzione) grossi problemi con l’allattamento, che ogni tanto mi hanno fatto desiderare di svegliarmi il giorno dopo senza più latte, così non avrei dovuto affrontare un calvario e non mi sarei dovuta addossare la colpa di essere una madre a cui allattare non piace. Che poi non è che non mi piace, è che è proprio una tortura. Ogni pianto di Mattia era un pianto anche mio, ogni volta che sistemavo il cuscino da allattamento mi veniva il magone e ricacciavo indietro le lacrime. E giù di creme, oli, tinture, tieni le poppe all’aria con la casa ghiaccia, paracapezzoli di tutti i tipi, coppette d’argento antibatteriche…

Tutto per il mio bambino, tutto.

Però ci sono dei limiti. E io li avevo abbondantemente superati. Ci sono persone (mamme, ostetriche, dottori, vicini di casa, etc etc) che ti guardano storto se dici che non allatti, che ti giudicano una madre incosciente perché “il latte materno è l’alimento migliore per tuo figlio”, “gli passi gli anticorpi”, “il legame madre-figlio si fortifica” e blablabla. 

Stavo letteralmente impazzendo, perciò mi son detta che arriva un momento in cui te ne devi fregare di quello che pensano gli altri, e questo è quel momento. Come posso vivere la maternità e il rapporto con il mio bimbo se ogni volta che si sveglia vorrei trovarmi da un’altra parte? Non va mica bene. Perciò, d’accordo con l’ostetrica che ci segue, ho comprato il latte artificiale e gli ho dato un biberon. Non è esploso, non è diventato verde, ha mangiato, fatto un rutto da campioni e si è messo a dormire sulla mia spalla. E io mi sono sentita riavere. 

Adesso si scola una volta il latte artificiale e una volta quello mio tirato, per il futuro staremo a vedere. I sensi di colpa spariranno pian piano, l’importante è che io e Mattia siamo sereni. La sanità mentale prima di tutto! 

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