È già passata una settimana. Sono mamma da 7 giorni. E, come ho scoperto ieri, continua lo strano calcolo matematicoastronomico iniziato in gravidanza e Mattia è considerato di 8 giorni anche se 13-6 fa 7. Mio figlio è già avanti insomma.

Allora, inizio col dire che non farò mai più figli. Lui è sicuramente il miracolo più strepitoso che la vita mi ha donato, è perfetto e partorirlo è stato un altro regalo della Natura, ma direi che basta così.

Non ho più fiducia nelle mamme che mi dicevano “Una volta uscito vedrai che non sentirai più nulla”, oppure “Il dolore lo dimentichi un secondo dopo che è nato”, o ancora “Vedrai che quando sarai lì a spingere non sentirai più male è vorrai solo vederlo”. No. Bugiarde. 

Ebbene, il mio è stato un parto di quelli facili, lineari, contrazioni-acque-spinte-fatto, roba che molte donne firmerebbero un patto con la Fatina della Fecondità. 

La mattina del 5 sono andata all’ospedale perché mi sentivo strana, mi hanno visitata e rassicurata che non era ancora tempo e di tornare la settimana dopo. La notte alle due ero di nuovo lì con le contrazioni ogni cinque minuti, alle quattro e mezzo dato che praticamente lo stavo per fare in corridoio mi hanno fatta entrare in sala parto e alle 5.24 è nato Mattia, che manco era uscito del tutto e già piangeva come un aquilotto. Ed era già bellissimo.

Però che dolore. Se Chico non fosse stato con me penso che avrei chiesto di essere sedata e svegliata una volta finito tutto.

Devo ringraziare le ostetriche di turno durante la mia degenza se non sono totalmente impazzita, perché essere catapultati da un giorno all’altro in un universo di pannolini e pianti senza causa definita non è facile. Un appunto particolare va alla Madre Ostetrica, una donna di settant’anni minimo con gli occhi azzurro cielo e i capelli bianchi e rosa, che durante un controllo mi fa:

“Quanti anni hai?”

E io “Venticinque”

“Si vede” e già mi aspettavo di sentire un commento su quanto la mia pelle di pesca senza una ruga trapelasse sotto lo strato di stanchezza, ma poi ha terminato: “hai dei perfetti genitali intatti!” 

E quindi niente, fa piacere che qualcuno noti le piccole cose.

Adesso siamo a casa e io e Chico ci godiamo ogni versetto e sguardo strabico della nostra creazione, scattandogli così tante foto che nemmeno un modello di Vogue. Sono giornate impegnative, praticamente fatte di pause tra un cambio pannolino e una poppata, però non avevo mai provato una gioia così grande. Roba che guardo Mattia e mi metto a piangere per quanto sono felice. 

La Vita è davvero straordinaria.

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