Ristorante sempre aperto

In queste settimane di mammitudine ho imparato una cosa: gravidanza e parto non sono niente, la parte più difficile della maternità è l’allattamento (per me).

Si fa presto ai corsi preparto a parlare di attacco giusto, prese standard, a rugby, a pochette, sottosopra, di mastiti, ragadi e ingorghi, e lì per lì pensi “sì vabè, non succederà mai”. E invece succede. 

Tu immagini te e il tuo pupo serenamente attaccati, con le sue manine paffutelle pacifiche sul tuo seno, in un idillio di ciucciate e pisolini.

E invece nella realtà ti tocca combattere con un aquilotto stridulo che piange perché vuole mangiare, ma è così arrabbiato che non si attacca alla tetta e quindi si incazza ancora di più e di conseguenza non si attacca e via andare. Poi quando alla fine riesci a infilargli la poppa in bocca con una manovra di torcimento estrema, ecco che si mette a ciucciare con la voracità di un cucciolo di iena e i tuoi capezzoli escono sconfitti dal confronto.

E ti vengono le ragadi. E tiri in ballo i santi ogni volta che deve mangiare, perché hai voglia a mettere creme e copricapezzoli d’argento che manco Robocop, il seno rimane un campo di battaglia. Anche perché per ora tu mamma che allatti a richiesta hai la funzione di latteria su gambe, quindi il pupo potrà chiedere la poppa anche tre volte in due ore e dovrai dargliela per evitare che pianga fino a svitarsi le mascelle.

Lo attacchi e dopo 30 secondi di dolore passa tutto e il fagottino se ne sta lì a ciucciare beato. A un solo seno però, perché l’altro inevitabilmente sarà il meno preferito e quindi si dimenerà come un’anguilla quando proverai a offrirglielo. Sopratutto di notte. La notte sarà il momento della giornata preferito per piangere e fare pipì infinite che puntualmente fuoriescono dal pannolino e bagnano letto, mamma e babbo. Un po’ anche il gatto quando si avvicina troppo.

Ho infilato parecchi riferimenti al mondo animale, forse perché vedo Mattia come un cucciolo di uomo?

Amore mio. Il mio regalo inaspettato.

Fare la mamma è meravigliosamente dura.

Annunci

10 giorni

Un patatino e i suoi primi 10 giorni di vita.


7 giorni

È già passata una settimana. Sono mamma da 7 giorni. E, come ho scoperto ieri, continua lo strano calcolo matematicoastronomico iniziato in gravidanza e Mattia è considerato di 8 giorni anche se 13-6 fa 7. Mio figlio è già avanti insomma.

Allora, inizio col dire che non farò mai più figli. Lui è sicuramente il miracolo più strepitoso che la vita mi ha donato, è perfetto e partorirlo è stato un altro regalo della Natura, ma direi che basta così.

Non ho più fiducia nelle mamme che mi dicevano “Una volta uscito vedrai che non sentirai più nulla”, oppure “Il dolore lo dimentichi un secondo dopo che è nato”, o ancora “Vedrai che quando sarai lì a spingere non sentirai più male è vorrai solo vederlo”. No. Bugiarde. 

Ebbene, il mio è stato un parto di quelli facili, lineari, contrazioni-acque-spinte-fatto, roba che molte donne firmerebbero un patto con la Fatina della Fecondità. 

La mattina del 5 sono andata all’ospedale perché mi sentivo strana, mi hanno visitata e rassicurata che non era ancora tempo e di tornare la settimana dopo. La notte alle due ero di nuovo lì con le contrazioni ogni cinque minuti, alle quattro e mezzo dato che praticamente lo stavo per fare in corridoio mi hanno fatta entrare in sala parto e alle 5.24 è nato Mattia, che manco era uscito del tutto e già piangeva come un aquilotto. Ed era già bellissimo.

Però che dolore. Se Chico non fosse stato con me penso che avrei chiesto di essere sedata e svegliata una volta finito tutto.

Devo ringraziare le ostetriche di turno durante la mia degenza se non sono totalmente impazzita, perché essere catapultati da un giorno all’altro in un universo di pannolini e pianti senza causa definita non è facile. Un appunto particolare va alla Madre Ostetrica, una donna di settant’anni minimo con gli occhi azzurro cielo e i capelli bianchi e rosa, che durante un controllo mi fa:

“Quanti anni hai?”

E io “Venticinque”

“Si vede” e già mi aspettavo di sentire un commento su quanto la mia pelle di pesca senza una ruga trapelasse sotto lo strato di stanchezza, ma poi ha terminato: “hai dei perfetti genitali intatti!” 

E quindi niente, fa piacere che qualcuno noti le piccole cose.

Adesso siamo a casa e io e Chico ci godiamo ogni versetto e sguardo strabico della nostra creazione, scattandogli così tante foto che nemmeno un modello di Vogue. Sono giornate impegnative, praticamente fatte di pause tra un cambio pannolino e una poppata, però non avevo mai provato una gioia così grande. Roba che guardo Mattia e mi metto a piangere per quanto sono felice. 

La Vita è davvero straordinaria.

Nuovo nuovo

Eccoci quaaaaaa!

Ieri mattina alle 5.24 è nato Mattia, che per adesso si comporta come un bambolotto e ha già inesorabilmente catturato il mio (e non solo) cuore.

Per la cronaca aspetto di avere un computer a portata di mano 😉

Buonanotteeeeeee!

Attesa

Ieri primo tracciato.
Arrivati in anticipo, passati subito all’accettazione e fatta accomodare dopo cinque minuti. Le ostetriche si congratulavano addirittura tra di loro per la velocità con cui riuscivano a gestire gli appuntamenti, ricordandomi tantissimo i fenicotteri di Fantasia 2000.

schermata-2017-01-03-alle-08-54-50

Perciò eccoci là, quattro ciccione attaccate alle macchine per la cardiotocografia, un concerto di cuorini che battevano tutti insieme ad un minimo di 120 battiti al minuto. Fra l’altro io mi stavo per complimentare con MiniMe per il suo ritmo da atleta di 125/130 bpm, quando l’ostetrica capo mi guarda e mi intima di alzarmi in piedi per dargli una svegliata. Poverino, per una volta che dormiva. Infatti mi ha tirato una bella testata e da lì non ha più smesso.
Una volta decinturate ci hanno fatte accomodare fuori, su quelle comodissime seggioline di plastica verde, che per il coccige di una donna incinta somigliano più ad un letto di chiodi che ad altro.
Io e Chico ci guardiamo. Vabè, sono stati così rapidi, ci vorrà massimo una mezzora vedrai.
A questo punto:

  • è arrivata un’orda di indiani, una famiglia di quattro generazioni, e per capire che cosa volessero ci si sono dovute mettere in quattro
  • una cinese che aveva per forza bisogno dell’interprete ha avuto la precedenza perchè l’unica dottoressa in grado di capirla stava finendo il turno
  • il ginecologo si è trovato improvvisamente impegnato in un ricovero
  • la ginecologa era dispersa
  • le ostetriche sono andate in pausa
  • è arrivata una donna che non parlava nè italiano, nè inglese, nè alcuna lingua comprensibile, ma stava evidentemente male e quindi è stata visitata d’urgenza
  • il ginecologo si è liberato, ma a quel punto mancavano le stanze per visitare

Morale: quattro ore di attesa. Io stavo praticamente facendo la bava, quella accanto a me stava per svenire dalla fame ma non voleva alzarsi per paura di perdere il turno e Chico roteava la testa di 270° come i barbagianni.
Alla fine alle 13.22 mi hanno fatta entrare per la visita e alle 13.28 ero fuori con la raccomandazione di riposare, bere e convincere MiniMe a lasciare il nido.
Non resta che aspettare.

 

Li chiamavano Serietà

In casa fa così freddo che il gatto esce dalla palla-cuccia solo per mangiare e grattare la porta del bagno mentre cerchi di farti una doccia calda prima che l’acqua diventi inesorabilmente succo di ghiaccio, perciò ho deciso di rinnovare il regalo che Chico mi ha fatto per Natale. É morbida, calda e mi fa sembrare una palla pelosa.

Saremo dei genitori posati e compassati.

Blog su WordPress.com.

Su ↑