Ma

raggiungimi sul litorale
tra il mare e la sabbia asciutta, sulla prateria
tra il deserto e le oasi,
sulla linea infinitamente sottile
tra
ciò che dovremmo fare
e
ciò che scegliamo di fare

ci vediamo dall’altra parte

non avremo un lieto fine, ma un continuo divenire

shore

Fessure

respiro febbrile e occhi color oceano
segreti che fumano come desideri avvelenati

ci svegliamo solo per bere, per divorare
le nude voci di stelle smantellate

baci di vetro per labbra di granito
ci trasformano in statue di sale

un abbraccio ossessionato
si scioglie nelle fessure dell’universo

danza

Parigi

Terrore

Paura

Grida

Tormento 

Morte

Silenzio

Eppure “umanità” ha un suono così dolce…

  

Contro il cielo

penzolo nell’aria
come le stelle

una corda lenta
argento scintillante

dimentico il tuo nome
e il mio

sono il silenzio
l’aria leggera che aleggia
sul tuo sonno

il calore sale e sende
sotto le ombre degli olmi

sei tu
sono io
dipingiamo noi stessi
contro il cielo

il giorno di pioggia
si fonde con i tetti
e gocciola canzoni

con una vibrazione di labbra
sulla mia pelle umida
prometti sogni

intreccio

Che poi di mio son carina 

Cliente: “Che se’ nuova te?”

Io: “Sì, sono qua da tre giorni.”

Cliente: “Eh infatti t’ho vista ieri, ero dentro a mangiare. Correvi come un furetto, tu mi parevi un po’ imbranata.”

Io: “Ah sì? Dice eh? E io l’ho vista stronzo. Ma mica solo ieri, anche oggi. Per il caffè sono 6€, le facce di culo pagano una sovrattassa.”

  

Questi

Quando il cielo è alto e il mare è profondo, quando il vento canta e le stelle sospirano; quando gli alberi sussurrano segreti di vita alle orecchie di chi sa ascoltare e quando la terra si scalda al primo sole. Sono questi i momenti in cui conosco, in cui posso raccontare. I momenti tra il silenzio e il respiro delle parole, in cui il tempo si ferma, la penna si sospende, le frasi non scorrono ma piuttosto si intasano e si piegano su se stesse.

Sono questi gli attimi in cui capisco.

É il momento in cui ti svegli e il tuo primo movimento non è quello di allungarti o sbadigliare, risvegliare i muscoli assopiti, ma di tirarmi più vicina a te e al calore del tuo collo.
É il momento in cui il pomeriggio si placa e il rumore della vita si quieta, quell’istante in cui mi guardi e trasformi un banale minuto in qualcosa di straordinario.
É quando estendo il mio pensiero fino ai confini del mondo e riconosco che non potrò mai trovare qualcosa di simile. Nel calore del deserto, nel cuore della foresta, sulla montagna più alta, nel più profondo dei mari…non riuscirò mai a trovare un gioiello così bello e prezioso quanto quello che mi stringe la mano durante la notte.

Sono queste le emozioni che si gonfiano nel mio stomaco e schioccano le mie ossa mentre crescono, che riorganizzano le mie cellule e creano, cuciono, guariscono i miei pezzi sgualciti. Scaldano il mio cuore d’inverno, raffreddano il dolore dell’estate, calmano la mia anima inquieta, bagnano la mia fronte e dissetano la mia lingua con la promessa di acqua perenne.
Sono la bellezza della falce di luna, la normalità dei raggi del mattino. Sono eteree e ordinarie, perfette e imperfette, il tutto in un istante.

L’incomprensibile e l’impossibile e l’incorreggibile.

Non riesco a definire, non posso spiegare, sono incapace di mostrare e inefficace nel descrivere.
Prendete le parole e deglutitele, avvolgete la mente intorno ai millenni di cuori che battono allo stesso ritmo del mio:

sono innamorata

sono innamorata

sono innamorata.

A taste of dawn

Cuore

Sai cosa amo? Il mio cuore. Oh sì, il mio cuore selvaggio e sconsiderato.
Non è un cuore bello, né puro, non ispira sonetti. Ma è forte. É segnato, ha cicatrici. Sempre assetato, anela bellezza e raggi di sole e desideri a stelle cadenti e cose che non può comprendere. Il mio cuore ha tremori che lo scuotono come terremoti; si torce, traballa e si stringe in modi che a volte non possono essere capiti. Non si soddisfa con l’oggi o lo ieri, non si adagia sul domani. É sempre alla ricerca di qualcosa. E mi rifiuto di credere che non va bene.

Amo il battere urgente del mio polso, il tum-tum-tum di quel desiderio e il sussurro del tienimi più stretta in un soffio di vento. Amo il modo in cui il mio cuore mi ha gettato da scogliere aspettando che imparassi a nuotare e quello in cui sfarfalla arrivando a riva ogni volta, malconcio ma vivo.

Sai, c’è stato un tempo in cui credevo di poter vivere per sempre, di essere immortale. Ho cicatrici di quelle ore di ossa rotte e pelle livida. Non odio il mio cuore per il modo in cui mi spingeva di più, di più, finchè il dolore non stringeva i miei polmoni. Non lo odio per i singhiozzi contro il cuscino, di notte, o per le urla contro il vento.

Amo il mio cuore, selvaggio e sconsiderato. Mi piace il modo in cui mi ha scavata e riempita; adoro come sembri una mappa di sogni infranti e poteva andare diversamente che mi accompagnano mentre respiro.

Lo amo per il dolore e gli errori in cui sono incappata.
Per la bellezza che ha scavato nelle mie ossa.
Ma più di ogni cosa lo amo perchè è ostinatamente indisciplinato.

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