“Ti ricordi la prima volta che ci siamo incontrati?”
“Certo, a quel barbeque qualche estate fa. Indossavo dei jeans scoloriti e tu una gonna lilla irrimediabilmente macchiata di ketchup. Ti eri dimenticata di legarti le scarpe ed eri inciampata sbattendo contro il tavolo dei condimenti. Come dimenticare una creatura così aggraziata?”
“Io ricordo che indossavi una camicia blu fiordaliso che faceva da sfondo ai tuoi occhi e sono inciampata perchè mi hai sorriso. Ho ancora quella gonna da qualche parte. E mi ricordo che hai ballato con la tua cuginetta di cinque anni…non avevo mai visto nulla di più tenero.”
“Sì, la mia schiena fa ancora male quando penso a quanto tempo sono dovuto stare ripiegato su me stesso.”
“Era adorabile. E poi sei venuto da me e hai chiesto il mio nome. Perchè?”
“Eri in piedi di fronte alla bistecca. Ero lì per la carne, tu eri solo un bonus.”
“Sempre romantico.”
“Mi conosci.”
“Ma poi mi ha chiesto di ballare.”
“L’ho fatto. Hai un dente scheggiato e volevo sapere come fosse successo. E a pensarci bene, non me lo hai mai detto. Un ballo sprecato”
“Sono caduta inciampando nell’amore per te.”
“Mh, scommetto che non ti eri legata le scarpe, di nuovo.”
“Rendi tutto sempre molto carino. Ti sei reso conto, quando ballavamo, che ti stavi innamorando di me?
“No, pensavo a quanto somigliassi a una ragazza che era in classe con me alle superiori.”
“Era bella?”
“Domanda a trabocchetto. Sei bella, va bene così?”
“Ti salvi. Ma quando hai realizzato che ti stavi innamorando di me?”
“Non l’ho fatto.”
“Brutale”
“Non è stato così. Vorresti che fosse come nelle favole, ma è molto meglio.”
“In che senso?”
“Non indossavi scarpette di cristallo, avevi delle Converse che non scheggiano i piedi. Non mangiavi una mela avvelenata, ti stavi sbrodolando con quelle costolette. Quando è suonata la mezzanotte non sei sparita, ma ti ho baciata sotto le luci del patio.”
“Mi piace l’idea dell’amore a prima vista.”
“E a me quella di diventare astronauta. Non ti ho amata la prima volta che ti ho vista perchè quella prima volta lì non ti stavo veramente guardando. Ho visto una ragazza magrolina che si teneva i gomiti nervosamente e torturava le sue labbra mordendole senza pietà. Le tue sopracciglia lavoravano a maglia, disegnavi stelle nella polvere con la punta del piede. Pensavo che fossi interessante, ma non ti ho vista abbastanza da innamorarmi di te.”
“E quando hai visto abbastanza?”
“Non è stato un solo momento, non è stato come se un secondo prima non fossi innamorato e quello dopo sì. Te l’ho detto, niente favola. É stato un passo quando ho visto il tuo viso illuminato dai fuochi d’artificio, un altro quando hai dato un pezzo di bistecca al cane di tuo zio, anche se aveva bisogno di una dieta stretta. Piccoli passi, li sto ancora facendo.”
“Quindi non sei inciampato.”
“Mi piace pensare che l’amore non sia un capitombolo improvviso. É un percorso. Quando volevo una bistecca e ho avuto il tuo nome, ho cambiato strada. E da allora sto camminando con te sul nostro sentiero. Ho risposto alla tua domanda?”
“​​Touchè.”

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