C’era una volta questa ragazza. Lei era una ragazza dagli occhi color marrone foresta e amava se stessa, amava tutti, amava il mondo; le piaceva osservare il tramonto ogni sera, cercando la linea dove il rosso si miscela al blu e al viola, al rosa.
Scriveva poesie sull’oceano, sulle meraviglie che si trovavano sotto il ciclo infinito della maree, aveva l’abitudine di stare sul suo balcone preferito, quello affacciato sul mare illuminato dall’alba. Sussurrava al vento il mondo è un bel posto e sapeva che le stelle non dureranno per sempre, ma le andava bene perché per sempre è troppo lungo, comunque.

Non abbastanza
 era una frase che non aveva ancora sentito, non aveva proprio bisogno di di essere “bella” o “intelligente” (anche se lo era, oh sì) e quando scoprì che era decisamente sopra la media per questo o quello, semplicemente scrollò le spalle: aveva solo bisogno di essere felice e quello era tutto ciò che importava.
E sapeva che anche le costellazioni non sono le stesse dall’altra parte del mondo, ma andava bene così, perché la vita è troppo breve per rimanere sempre gli stessi, comunque.

Ora questa ragazza si aggrappa alle etichette della società come se fossero tutto quello che ha scioccamente dimenticato di considerare, ma queste scivolano attraverso le sue dita come polvere perché, in fondo, sono niente.

E la felicità svolge solo un ruolo marginale adesso; sapeva che ogni stella esplode in una supernova di colore e di luce accecanti, ma quello che non sa è che non siamo stelle, siamo solo polvere di stella, e incontriamo la nostra fine in un silenzioso arresto degli impulsi elettrici e con un ultimo, esplosivo, arrivederci.


dancer

Ogni atomo nel tuo corpo viene da una stella che è esplosa. E gli atomi nella tua mano sinistra vengono probabilmente da una stella differente da quella corrispondente alla tua mano destra. È la cosa più poetica che conosco della fisica: tu sei polvere di stelle. (Lawrence Maxwell Krauss)

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