La donna vestiva di nero e i suoi occhi brillavano d’oro,
il volto velato come le sue intenzioni; un sorriso
nella sua mano destra, un pugnale nella sinistra.
Taglienti entrambi, uno stridore
come rumore di brezza marina attraverso l’aria del mattino.

L’oceano del suo cuore sanguinava,
onda dopo onda in una profondità indicibile.
La prima volta che la vide, si strusse
per i giorni vuoti del passato, sognò di canzoni mai sentite.
Parlò linguaggi dimenticati o mai imparati.
Si rese conto che il buio gioca brutti scherzi alla mente.

Parlava, la sua voce era un’ombra sulla brezza della notte,
un’impronta su regolite. Il suo sorriso tagliente e stranamente inebriante.
Il suo profumo, sussurro delicato, parlava di decisione e fine.
le sue pupille sembravano incredibilmente grandi. Rise,

lui sentì la sua volontà cadere come petali, volare come foglia.
Spogliato della corteccia esterna, tagliate via le scuse,
alla deriva in un’illusione di confusione. Le ultime parole
ancora riecheggiano in un momento sospeso.

“Trattieni il respiro. Domani, mi amerai ancora.”

lancio coltelli

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