Prima guardava le stelle e si chiedeva se ci fosse qualcuno là fuori, da qualche parte, che la stesse guardando a sua volta. Sognava di magia e di voli, di desideri che si avverano, si diceva che domani sarebbe andata meglio, sicuramente, e ci credeva.
Il silenzio non la spaventava. Era troppo occupata a guardare le nuvole e le comete per preoccuparsi del pericolo di volare con la mente, le porte parte non le ricordavano le persone che se n’erano andate, ma soltanto le opportunità e i rischi che valeva la pena prendere.
Il suo cuore cantava una ninnananna di speranza e felicità, aveva la forza di rialzarsi e imparare a camminare di nuovo ogni volta. E quando pioveva chiudeva gli occhi e immaginava che il rumore delle gocce fosse una poesia di fantastiche favole e promesse che nessuno avrebbe mai rotto.

Adesso chiude gli occhi e spera soltanto che passi in fretta. Ora vuole che non ci sia silenzio, altrimenti i suoi pensieri potrebbero trovarla. Vorrebbe soffocare il suo cuore, ma poi si chiede se qualcuno non l’abbia già fatto al suo posto. Ha rinunciato ai sogni, ogni possibilità sembra un errore.
Non può più stare a guardare le nuvole ormai, perché alla fine la lasciano sempre ed è stanca di essere abbandonata. Ora semplicemente chiude gli occhi alla luce del sole, troppo brillante in questi giorni.

oli mcavoy

Non è autobiografico, io amo la luce del sole!

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