Troppo

Prima guardava le stelle e si chiedeva se ci fosse qualcuno là fuori, da qualche parte, che la stesse guardando a sua volta. Sognava di magia e di voli, di desideri che si avverano, si diceva che domani sarebbe andata meglio, sicuramente, e ci credeva.
Il silenzio non la spaventava. Era troppo occupata a guardare le nuvole e le comete per preoccuparsi del pericolo di volare con la mente, le porte parte non le ricordavano le persone che se n’erano andate, ma soltanto le opportunità e i rischi che valeva la pena prendere.
Il suo cuore cantava una ninnananna di speranza e felicità, aveva la forza di rialzarsi e imparare a camminare di nuovo ogni volta. E quando pioveva chiudeva gli occhi e immaginava che il rumore delle gocce fosse una poesia di fantastiche favole e promesse che nessuno avrebbe mai rotto.

Adesso chiude gli occhi e spera soltanto che passi in fretta. Ora vuole che non ci sia silenzio, altrimenti i suoi pensieri potrebbero trovarla. Vorrebbe soffocare il suo cuore, ma poi si chiede se qualcuno non l’abbia già fatto al suo posto. Ha rinunciato ai sogni, ogni possibilità sembra un errore.
Non può più stare a guardare le nuvole ormai, perché alla fine la lasciano sempre ed è stanca di essere abbandonata. Ora semplicemente chiude gli occhi alla luce del sole, troppo brillante in questi giorni.

oli mcavoy

Non è autobiografico, io amo la luce del sole!

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Voliamo

La vita è come una nuvola: senza forma a meno che tu non riesca a immaginarla, imprevedibile, piuttosto temporanea.
Voliamo finchè ci è possibile farlo.
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Lei

Lei è il tipo di ragazza che tiene gli occhi aperti quando baci, così come tiene aperto il cuore 24 ore su 24 7 giorni su 7. Le piace disegnare giravolte negli spazi vuoti delle pagine, perchè il bianco la fa sentire sola, come se potesse cadere in quel nulla e non rialzarsi.

É il tipo di ragazza che pensa che l’idea di stare seduti sotto gli alberi sia più bella che farlo veramente, perché non importa quanto poetico possa essere, ma alla fine della giornata ti ritroverai accaldato, coperto di formiche e pruriginante. Ma lo farà, lo farà perchè essere poetica è tutto quello che ha. A volte, distrattamente, pensa che innamorarsi sia molto simile a stare seduti sotto gli alberi.

Una volta si innamorò alle 10:30 e ne uscì alle 10:32. In quel momento rise, si mise una mano sul petto, disse che lui le aveva preso un pezzo del suo cuore ma che le andava bene perché aveva intenzione di darlo via tutto comunque. Per lei era inutile, uno strumento arrugginito intrappolato dietro costole stonate che avrebbero potuto diventare perfettamente musicali, se nelle mani giuste. Si meritava di essere rotto e gettato in disparte, affidato ad altre voci.

Lei è il tipo di ragazza che ama la musica, ma non sa cantare. Pensa che la sua bocca potrebbe essere persuasa a cantare dalle labbra giuste.
La sua risata è come bollicine di champagne e il suo sorriso come le bucce di un’arancia.
Nel bel mezzo di qualcosa, apre il palmo della sua mano immaginando che farfalle leggere si librino in aria. Perchè è il tipo di ragazza che immagina polvere di fata che vortica nei suoi pori e code di comete bloccate dietro le spalle.
Sogna di stelle avvolto intorno le dita, di case con staccionate bianche, di cadere verso l’alto, di trovare il lavoro giusto e di volare insieme a mille e uno pesci rossi.

Lei ha la pelle realista, ma le ossa romantiche.
Ogni notte lascia se stessa nel letto e si mette a ballare con la luna.

dance among the star

Penna

C’era una volta un uomo di nome Mario. Mario aveva una penna. Una penna fantastica. Era di un bel blu profondo, marmorizzata, amava quella stilografica. Ne era orgoglioso, la portava ovunque andasse: quando faceva shopping, quando andava in banca, a casa, a lavoro…era la sua cosa preferita in assoluto.
Ma un giorno qualcuno gli chiese come mai la portasse semplicemente con sè. “Perchè non la usi?” gli avevano chiesto. Mario rimase perplesso, non ci aveva mai pensato, la portava dietro e basta. Non aveva mai ragionato su cosa avrebbe potuto veramente fare con quella penna.
Ovviamente, essendo una penna, poteva scriverci. Così per prima cosa decise di scrivere, sullo schermo del suo computer. Fu una decisione pessima, perchè il monitor rimase sfregiato con inchiostro permanente e Mario fu licenziato. Ma era determinato a trovare un impiego per la sua bella penna, così una volta fuori dall’ufficio iniziò a scrivere su un muro di mattoni. Un ufficiale di polizia gli gridò contro e lui iniziò a correre. Dopo qualche chilometro Mario si fermò a prendere fiato e si imbattè in un giornale. Stava per scriverci sopra, ma era già pieno di parole, così lo buttò nel cestino e riprese a camminare.
Arrivò ad un negozio di libri ed usò il denaro che aveva con sè per comprare un quaderno. Era nuovo, le sue pagine completamente bianche. Non sapeva cosa scrivere. Ci pensò un attimo, poi iniziò:

C’era una volta un uomo di nome Mario…

Preludio

Lo sento sotto la pioggia che cade sempre nella mia mente; raccontami che cosa sanno quelle lacrime, queste sconosciute leggere.
Per favore, resta.
Nubi temporalesche svuotano le loro tasche su questa terra ispirando nuova vita.
Tutto sbiadisce col tempo, mi dici che a volte ci perdiamo molto prima di quando dovremmo.
Il crepuscolo si dissolve in ocra e ora, ecco il preludio della notte.

look back

Calore

Pioggia di Primavera sulle tue labbra

Brezza leggera tra le tue dita

Calore nei tuoi occhi stanchi

luce

Mai Più

“Siano queste parole d’addio” alzandomi gridai

“uccello o creatura del male, ritorna alla tempesta,

Alle plutonie rive e non lasciare una sola piuma in segno

Della tua menzogna. Intatta lascia la mia solitudine,

Togli il becco dal mio cuore e la tua figura dalla porta”

Disse il Corvo: “Mai più”.

Edgar Allan Poe

Edgar Allan Poe (born Edgar Poe; January 19, 1809 – October 7, 1849) was an American author, poet, editor and literary critic, considered part of the American Romantic Movement. Best known for his tales of mystery and the macabre, Poe was one of the earliest American practitioners of the short story and is considered the inventor of the detective fiction genre.

Tanto grigio

ATTENZIONE: recensione di “50 sfumature di Grigio”. Acidità a fiumi!

Oooook ragazzi, arrivo anche io a dire la mia sul film “50 Sfumature di Grigio”. Dopo quasi un mese dall’uscita al cinema e milioni di messaggini del tipo “Ma dove lo trovo un Gray?”, “Stasera usciamo e andiamo a caccia di un Christian”, “Saraaaaa ma tu lo proveresti il fisting? Che dici, lo faccio?” da parte delle mie amiche, mi sono decisa a vederlo.
Per me basterebbe una parola: esilarante. Sul serio, mi ha fatto ridere un sacco, forse più del libro! Del quale, tengo a precisare, ho letto in qua e là e senza un filo logico, ma volevo capire come mai esercitasse un potere così attrattivo nella maggior parte delle mie coetanee e non solo.
Prima di tutto: perchè lui? Jamie Dornan è caruccio, ok, ma non ha proprio la faccia da stronzo che fa tutto forteforteforte. Ha una perenne espressione da cucciolo abbandonato, con gli occhioni tristi tipo Toby di “Red e Toby”. Solo che il cartone è più credibile. Comunque, apprezziamo l’addominale, continua così.
Poi lei, Dakota Johnson. Se penso che ha un solo anno più di me mi viene un collasso. La piccolina ha persino detto ai suoi genitori di non andare a vedere il film, perchè si vergognava. Pucci. Ho apprezzato molto la scena in cui mordicchia sovrappensiero il lapis con scritto GREY, il giorno dopo il loro incontro…una metafora veramente delicata.
Insomma, come funziona ‘sta storia.
Anastasia è fondamentalmente una romanticona insicura, un cerbiattino con gli occhi sgranati sui fari del mondo e le piace un sacco, ma proprio tanto, mordersi le labbra. Credo che la produzione abbia speso più in burro di cacao che in viveri. Se ne sta per conto suo, aspetta il Principe Azzurro per vivere una splendida storia d’amore e unicorni e invece per puro caso si trova davanti Barbablù e cambia tutti i suoi piani. Barbalù è ovviamente Christian Grey, miliardario non si sa perchè, forse perchè gli piace fare soldi forteforteforte e se ne sbatte dei bambini che muoiono di fame nel mondo; è per natura dispotico, non disposto a compromessi, ha il potere di fare avere orgasmi a comando e il suo punto debole è che non può dormire con una donna, proprio è più forte di lui, non ce la fa.
La scena iniziale è veramente caruccia: lei deve intervistare lui per conto della sua coinquilina e va all’appuntamento vestita come mia nonna; scortata alla porta del superuomo da una segretaria strafiga dal portamento regale, inciampa improvvisamente non si sa in cosa dove o come. Che sia sull’ego di Grey? Mah. Ovviamente lui non pensa che sia una povera sfigata e se la ride, no no, anzi la guarda mordersi le labbra e gli fa subito sangue. La mossa che segue è quindi quella di pedinare Anastasia e immediatamente dopo dirle che per lei è pericoloso frequentarlo, poi farle regali, poi intimarle di scappare da lui. Bipolarismo imperversante.
Lei scappa, si dà all’alcool e come una perfetta dodicenne lo chiama totalmente ubriaca per cantargliele, anche se ovviamente biascica due parole senza senso. Così Mr milionario in due balzi la trova, lei gli vomita sulle scarpe e lui decide di portarsela a casa. Ci dorme addirittura insieme. Da qui si doveva già capire che il miracolo stava accadendo.
Insomma, com’è come non è, nonostante tutti gli avvertimenti la forza attrattiva della zona pelvica è insormontabile e noi veniamo a sapere che Christian Grey non fa l’amore: lui scopa. FORTE. E parte la risata in stile serie tv anni ’80, per forza. Veniamo anche a sapere che ha una stanza piena di aggeggi da infilare a piacimento ovunque gli aggradi e che, sbalorditivo, Anastasia è ancora vergine. Al che lui le domanda dove sia stata fino ad allora e le propone di rimediare alla situazione. Altra risata preregistrata, prego. Inoltre c’è un contratto da firmare, che assicuri un sano rapporto tra dominatore e sottomessa, ma la giovin donzella non è tanto sicura di ‘sta cosa, è incerta se farsi appendere come un prosciutto da stagionare oppure andare a passare un weekend dalla madre.
Come ovviare a tale disagio? Sesso. Dopo un paio di rapporti, incredibilmente Anastasia diventa la dea del sesso e se la tira pure, mordendosi le labbra e mandando in confusione Grey, che per lei rimette mano al contratto e cambia persino alcuni punti. Ah sìsì, bellissima la scena in cui si trovano a tavolino e parlano di dildo no dildo sì, fisting vaginali e nastro adesivo…resterà per sempre impressa nella mia memoria, soprattutto quando lei chiede cosa sia un dilatatore anale. Il che non è così difficile da immaginare, in fin dei conti. Comunque ‘sto contratto un s’ha da firmare e continuano così a tirammolarsi tutto il film.
Lui, che segretamente è di sicuro un marinaio, la lega con nodi esperti e lei si tortura le labbra, la accarezza con piume di pavone e lei geme, la tocca e sussulta, la appende al soffitto e lei va in brodo di giuggiole. Lui le rottama senza chiederle il permesso il suo bellissimo Maggiolone Volkswagen e lei manco si incazza.
Poi il patatrack: Anastasia si innamora. E Mr Grey, di cui intanto veniamo a sapere il tragico passato di bambino adottato, si arrabbia come una scimmia urlatrice e ha assolutamente bisogno di punire la sua giovane sottomessa perchè dentro di lui ci sono “Cinquanta sfumature di perversione”. Momento clou di tutto il film: lei che prima lo implora di fargli vedere ‘ste sfumature e poi tra le lacrime si fa sculacciare per essere punita. Evviva, anni di lotte femministe che fanno ciao ciao dalla tazza del cesso.
Scena finale. Lei piange e se ne va col nome di lui sulle labbra mentre le porte dell’ascensore si chiudono, come per il loro primo incontro.
Ma se fosse scappata prima, quando glielo aveva detto, non sarebbe stato meglio?

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