Il Lupo smise di masticare il suo terzo piatto di Lapin Blue d’Auvergny e puntò la sua forchetta verso il Cervo. “Il problema,” disse, è che stai facendo un grosso sbaglio col tuo agente. Lo paghi troppo, visto che l’unica cosa che è riuscito a ottenere è il semplice affetto del pubblico. Voglio dire, quanti ce ne sono, tredici milioni di cervi dalla coda bianca solo in America?”
Il Cervo guardò il bicchiere, riempito a metà con del vino bianco. Non sapeva bene se gli piacesse o no, come non sapeva che cosa facesse di un vino il buono o il cattivo, o cosa semplicemente dovesse aspettarsi da del vino. Aveva guardato il menù distrattamente, dato che non capiva il francese, e così aveva chiesto al cameriere un semplice qualcosa di vegetariano con del vino che ci stesse bene. Era il secondo o terzo bicchiere? Aveva dimenticato.
“Trenta milioni, effettivamente” disse il Cervo, “non tredici.”
“Dannazione, così tanti?” replicò il Lupo, ciucciando un ossicino di coniglio fino a ripulirlo e poi sbracandosi sulla sedia con una zampa mollemente adagiata sullo schienale. “Vedi, siete numericamente superiori. Il tuo agente dovrebbe usare questo fatto a vostro vantaggio. Per esempio, guarda Meg. Prima che la trovassi, il Lupo non aveva affatto successo. Lei mi ha preso e mi ha fatto diventare una figura di spicco insieme a tutti i miei fratelli. Questo ostilità – senza offesa, so che ha causato diversi problemi fra di noi un tempo-”
Il Cervo si strinse nelle spalle “Tranquillo”, disse.
“Bene. Come dicevo, Meg è quella che ci ha dato spazio. Ci ha aiutati a ottenere addirittura la simpatia del pubblico, ha rialzato le sorti della vita selvaggia. Il tuo agente, intanto, se n’è stato lì a sedere sul suo culo mangiandosi i tuoi soldi.”
“Questo non è vero,” disse il Cervo, le orecchie afflosciate. “Ci ha fatto fare quella campagna a favore di Bambi, ed è stata efficace per…”
“Bambi è obsoleto! Andiamo, si parla del 1940, giusto? Settant’anni fa. É un tempo troppo lungo, non possiamo più contare sulla madre di Bambi per non fare uccidere i cervi ai bambini ormai. Devi vederne il tuo prodotto ogni giorno, non con u solo film alla volta.”
“Beh, abbiamo negoziato con la Disney per aver più film…”
“Ma dai, sequel di Bambi? Andiamo, si è già visto e rivisto. Dovete cercare di ottenere di più, piccoli pezzi di vita vera. Per esempio io ho Balla coi Lupi, ma ci hai fatto caso che Lupo è la parola più naturale per descrivere un cattivo in ogni sorta di film? Ci vuole lavoro duro per avere una reputazione del genere.”
“E vorresti aiutarmi in un affare del genere? Perché?”
“Voglio aiutarti perché sei mio amico.”
Il Cervo sospirò e guardò da sopra il bicchiere. “E va bene” disse. “Dimmi cosa dovrei fare secondo te, e poi ti dirò cosa ne penso.”
“Prima di tutto, licenzia il tuo agente. Domani, ora, il prima possibile.”
“Non è facile, ci lavoro davvero da tanto tempo…”
“La selezione naturale è una brutta storia. Digli che sei stufo di campare semplicemente, che vuoi cavalcare il successo finchè sei in tempo. Che devi impegnarti in campagne pubblicitarie, in conferenze…se vuoi posso farti dare da Meg qualche discorso che ha scritto per me. Poi devi trovarti un logo, semplice e efficace, stampare poster e tazze.”
Il Cervo sorseggiò dal bicchiere. “Potrebbe funzionare, posso dare un’occhiata a quei testi.”
“Ma certo,” il Lupo tirò fuori il telefono, “consideralo fatto. Mando un messaggio a Meg per mandarti tutto il pacchetto, magari anche quel video promo a cui stiamo lavorando per il prossimo inverno.”
“Oh, non importa che mi mandi tutto, non voglio causarti problemi.”
“Ma certo che te lo mando”, rispose il Lupo, “mi piaci, abbiamo lavorato tanto insieme negli scorsi anni. Ti meriti qualcosa da parte mia.”
“Ebbene” disse il Cervo, con un sorrisetto “allora potresti chiamare il cameriere e dirgli di portarmi del vino rosso. Non capisco se questo mi piace.”
“Ma è il tuo terzo bicchiere!”
“E mi pare che non mi piaccia.”
Il Lupo ghignò. “Ma certo.” fischiò al cameriere, che accorse ossequioso. Il Lupo gli chiese di portar loro una bottiglia del miglior Bordeaux, 1989 ovvio. Velocemente. Il cameriere si esibì in uno sprint verso la cucina.
“Non ho mai visto un cameriere tanto veloce prima d’ora” osservò il cervo.
“É perché mi conoscono. Sono un tipo importante.”
“Quindi riuscirei ad avere un servizio veloce come fai tu se avessi un agente che si occupasse di farmi pubblicità?”
“Assolutamente” disse il Lupo. “Puoi avere quello che ho io, anche di più. Il Presidente vorrebbe stringerti lo zoccolo, il Papa baciare le tue corna.”
Il Cervo rise, poi si guardò in giro con aria lasciva. “Quindi, a proposito di numeri?”
Il Lupo allungò le zampe sul tavolo. “Te l’ho già detto” fece, “il pubblico ama i lupi, abbiamo una quantità di prodotti esagerata e la nostra linea domestica va a ruba ovunque.”
“Cosa, i cani?” il Lupo annuì, il Cervo si accigliò. “non sono sicuro che i cani siano ancora considerati lupi.”
“Beh, forse no, ma le persone collegano i cani ai lupi. Siamo associati così finemente che il solo guardare un cane ci fa pubblicità tra la gente.”
“Ma questa cosa non mi interessa” disse il Cervo. “Addomesticare non è un’opzione.”
“Ha i suoi alti e bassi. Guarda, parla col mio agente e lei ti darà qualche idea che non implicherà il sacrificio della tua natura selvaggia. É molto brava a lavorarsi i clienti.”
Il Cervo agitò il suo bicchiere. “Certamente” disse. “Credo che lo farò.”
Il cameriere corse al loro tavolo, respirando affannosamente e tenendo orgogliosamente in mano una bottiglia. Il Cervo lo guardò. “Non ho più sete” disse seccamente. “Riportala indietro.”

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