“Un penny per i suoi pensieri, signore?”

Stancamente alzai lo sguardo per incontrare quello dello strano tipo anziano che mi stava di fronte.

“Può ripetere?”

“Un penny per i suoi pensieri?”, disse allungandomi un biglietto da un dollaro.

Non risposi. Ero piuttosto stufo, a dirla tutta…mi piace andare al parco per fuggire dalla follia e dal caos della mia vita. E ora un vecchio uomo vestito di stracci grigi stava cercando di pagarmi un pensiero.

“Mi lasci in pace”, dissi. Dovevo tornare a lavoro, dovevo finire la mia tesi di fisica. Feci per alzarmi, ma il tizio mi spinse nuovamente a sedere.

“Che cosa vuole?” chiesi.

“Non ha ancora risposto alla mia domanda”, mi fece agitando la banconota sgualcita sotto il mio naso. “Un penny per i suoi pensieri?”

“Certo, come vuole. Basta che mi faccia andare.” presi il dollaro e feci per allontanarmi.

Mi sorrise. C’era il male in quel ghigno.
Borbottò qualcosa che non capii e improvvisamente mi sentii stordito; una serie di formule si accesero nella mia testa e dopo qualche secondo mi resi conto che stavano scivolando via. Non riuscivo a ricordare come risolvere i problemi più elementari. Panico. Non c’era un film in cui succedeva lo stesso? Nell’istante in cui pensai a quel film, ecco che era sparito.
Che stava succedendo? Mi voltai verso il vecchio e quel suo sorriso malefico.

“Cosa mi sta facendo?!”

Ridacchiò. “Prendo ciò che è mio. Abbiamo fatto un patto, no?” disse.

“Ma è solo un modo di dire!”

Scosse la testa. “No, no, mio caro ragazzo, è un vero affare! I tuoi pensieri sono miei.”

“Li rivoglio indietro!” urlai, il cuore a mille.

Ebbi il tempo di notare che il parco era vuoto, stranamente. Poi tutti i parchi che conoscevo e in cui ero andato svanirono dalla mia mente. Il vecchio rise di nuovo. Era solo suggestione, o iniziava a scomparire?

“La smetta! Aspetti!” supplicai. Era quasi del tutto scomparso, quando mi venne un’idea. “Un penny per i suoi pensieri?” urlai prima che scomparisse anche quella dalla mia mente.

Cominciò a riapparire. “Suppongo che tu creda di essere molto intelligente”, mi disse con disprezzo. “Tuttavia, devo rifiutare. Puoi tenerti il dollaro, comunque” e rise ancora, sguaiatamente. Quei denti storti…colsi l’occasione per infilargli la banconota in bocca. Cercò di resistere, ma lo costrinsi a tenere la bocca chiusa.

“Un…penny…per i suoi…pensieri?” grugnii per lo sforzo.
Uno sguardo di terrore attraversò il volto del vecchio, e improvvisamente la mia mente si riempì di conoscenza. Non c’era solo quello che avevo dimenticato, ma ogni singolo frammento di pensiero di ogni singola sua vittima inondava il mio cervello. Lo lasciai andare, spossato, e lui crollò sputando il dollaro senza fiato.

“Aspetta…” disse, debolmente. Ma me ne ero già andato, correndo a perdifiato verso il mio appartamento. Lo sentivo urlare oscenità alle mie spalle, ma non gli diedi peso.
Credo che mi sarei potuto prendere più tempo, in effetti. Non dovevo certo studiare, dopotutto.

Annunci