AVVISO AI NAVIGANTI: STORIA LUNGHINA

Avete mai fatto caso che quando state male la cosa migliore per sentirsi meglio è farsi una bella e lunga doccia calda? Starsene lì in piedi tra quattro pareti e lasciarsi scivolare gocce bollenti come se potessero lavar via i vostri doloretti febbrili.
Ora, diciamolo, non sempre funziona. Va bene solo per i dolori fisici, non con quelli emotivi.
Per me, invece, è semplicemente un modo per lavare via lo sporco del Tubo. Sapete, ci lavoro. Al Tubo, sì. Il luogo di incontro di tutte le navicelle di questa parte della galassia, il primo enorme oggetto costruito dagli umani al di fuori dal nostro sistema solare. Ha funzionato bene per 30 anni, e io sono lì ogni giorno a lavorare alla manutenzione.
Vi dirò, non c’è niente di sensazionale o suggestivo nel Tubo, è solo una grande arteria sudicia. Ma intorno ha un’enorme e incredibile foresta di piante intente a riciclare l’aria. Come le foreste pluviali sulla Terra, prima della Guerra Finale, il disboscamento e tutto il resto. Caldo, umido, colori vivaci.
E non sono solo normali piante verdi, no no: gli scienziati le hanno incasinate geneticamente un bel po’. Fotosintesi e ciclo di Krebs velocizzati, colori alterati, profumi assurdi. Un arcobaleno di flora. Come mai dite? Beh, perché la foresta deve funzionare come polmoni del Tubo e tutti devono vedere la grandezza della scienza, il suo potere.

Di giorno normale, la ragnatela di corridoi e cunicoli è piena di lavoratori, passeggeri e merci che passano da un sistema solare all’altro. É una specie di aeroporto, ma più profumato. E io sono il custode della Bestia, come ci piace chiamarlo a noi addetti.
Riparare dentro e fuori, curare quella vita non intelligente, prendersi cura della grande Foresta.
Mai stato amante della gente, mai. Per me sono solo fastidi che devo pulire, cose che devo sistemare. Non buttano niente nei cestini, non tirano lo sciacquone, profanano la bellezza di tutto ciò in cui vivono.
Ogni giorno vedo adulti e bambini trattare una tale magnificenza come se fosse usa e getta. Strappano rami e foglie, gettano sporcizia nel terreno soffice della Foresta, qualcuno ci orina addirittura. E ogni giorno sono qui a cercare di rimediare. Lentamente ho visto crescere il degrado, come un ruscelletto maleodorante. I colori del Tubo diventavano ogni giorno più scuri e muffosi, color malattia.
L’ho detto al mio capo, certamente. Mi ha risposto che finché avessi fatto il mio lavoro non ci sarebbero stati problemi. Aggiunse anche che sarebbe stato meglio provvedere a dare una mano di vernice alla Foresta. Dipingere la Foresta? Lucidarla? Non era quello esteriore il problema, era quello interno dei suoi parassiti. Le piante stavano morendo, l’infezione era troppo profonda da fermare. Quando ho visto l’ordinazione di nuove piante, ho capito che sarei dovuto essere io a proteggerle, povere e mute creature. Avrei fatto in modo che nessuno potesse più danneggiarle, non qui.

La manutenzione ha i suoi vantaggi, soprattutto l’accesso all’intera pelle e alle viscere della Bestia. É stato facile salire all’ufficio del Manager per una chiacchierata, non ho nemmeno avuto bisogno delle chiavi. Sapete cosa mi ricorda un teschio umano? Un guscio d’uovo. Non è difficile da aprire, basta un crack e tutto esce fuori. Ah, una cosa interessante è che la materia grigia in realtà e rosa.
Beh, dopo ho chiuso la porta e sono tornato alla mia routine.
Oggi ho dovuto risolvere alcuni danni strutturali. Perfetto per la mia vendetta e quella della Foresta. Nessuno ha detto niente quando ho tirato fuori un piccolo cubo di esplosivo, normale amministrazione per stasare alcuni cunicoli. Un altro vantaggio di essere un bidello spaziale? La facile disponibilità di sostanze chimiche e gas, necessari al funzionamento della stazione. E anche l’accesso diretto a quantità spropositate di cibo. Facile associazione.
Oh no, no, non preoccupatevi. Non ucciderei mai con qualche tossina ad azione rapida. Ci vuole una morte lenta e dolorosa, come quella delle mie piante.

Sapete, c’è stato un errore meccanico che ha fermato tutte le navi e che ha reindirizzato quelle in arrivo su altre stazioni. E io ero al piano principale, a osservare la vendetta della Foresta su quelle imbecilli nullità che la rovinano.
Cedimenti, crampi, vomito, ma niente che gli impedisse di correre impazziti creando il panico totale. Sono salito nella stanza del Direttore e mi son detto che forse avrei dovuto pulirla, ma non volevo perdermi nemmeno un secondo dello spettacolo. Mi sono seduto sulla poltrona, e ho premuto il pulsante per l’altoparlante, avevo un piccolo annuncio.

“É in corso un’epidemia, tutti gli ospiti del Tubo sono pregati di raggiungere la camera principale, dove sono attesi da personale medico.”

Tutti accorrevano, io li tenevo d’occhio sul monitor degli spostamenti. Erano tutti radunati, impiastricciati e sudati. Ho premuto il pulsante rosso con scritto “Blocco Automatico”. Facile. Avevo tutti quei profanatori nelle mie mani.
Mi sono messo buono e ho aspettato, osservando come l’umanità rispondeva la crisi. Proprio come mi aspettavo, una volta che le porte d’acciaio si chiusero, il panico esplose: battevano sulle porte, si spintonavano, si picchiavano, i bambini piangevano, si accartocciavano per terra sotto le botte o a causa delle sostanze chimiche,
Un sorriso mi cresceva sulla faccia mentre aumentava la loro disperazione. Poi ho premuto nuovamente il tasto dell’altoparlante, per dire qualche parola ai distruttori; niente di speciale, solo un corto preludio alla loro fine. Lo volete sapere, no?

“Attenzione, miei piccoli mostri. Avete, voi tutti, avvelenato il sangue vitale del Tubo, così come non avete rispetto di tutto ciò che vi circonda. Bene, io sono il Guardiano della Foresta, difensore delle piante. Ho intenzione di vendicarmi per coloro che non possono farlo da soli. Per voi è troppo tardi ormai per chiedere perdono, ma forse potreste importare un po’ per vedere che succede. Vi chiedo comunque, in questi vostri ultimi minuti, di osservare quelli che avete avvelenato. Sapete, loro vi hanno tenuto in vita, voi li avete avvelenati, ma va bene perché, come si dice, occhio per occhio.”

Poi gli ho concesso qualche minuto per piangere, disperarsi, gridare o fare qualsiasi cosa volessero; era inutile, ma comunque divertente. Ho girato l’interruttore di alimentazione, capovolto il coperchio, premuto il pulsante. Un piccolo buco sulla Cupola Maggiore, niente di più: non solo sarebbero stati avvelenati, ma avrebbero anche sentito la vita scivolare lentamente dal loro corpo, risucchiata dalla gravità, avrebbero provato quello che provavano le piante.
Il mio ghigno cresceva, la vendetta è un piatto che va servito freddo. E nel vuoto, un tocco personale.
Ci sono voluti forse dieci minuti, perché tutto finisse. Fischiettando mi sono infilato la tuta spaziale e ho passeggiato con calma fino alla cupola.

Ora ho un bel po’ da pulire, eh sì. Ma se mi stanco, mi basta abbassare gli occhi su quella meravigliosa Foresta e mi torna il sorriso. Fra l’altro, devo sbrigarmi, perché la stazione vicina ha ricevuto un allarme quando ho premuto il pulsante di blocco e credo che fra qualche ora arriveranno delle navicelle. Devo riparare il buco sulla Cupola, se voglio accoglierli come si deve.

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