Il tuo è un bel portone, di quelli che si notano subito, fuori dagli schemi. É blu tanto per cominciare, quel bel blu cielo vespertino – che è il mio colore preferito – e i vetri sono decorati con ghirigori di fiori bianchi. Mi piace davvero, l’ho osservato bene.
Ma dimmi, perchè mi tieni fuori? Perchè non vuoi farmi entrare anche solo per un caffè?  Ci sono giorni in cui credo di vedere un po’ di luce filtrare da uno spiraglio tra i battenti, così dò una sbirciatina e mi azzardo a bussare. Altri giorni spalanchi le porte e gridi “Accomodati, fa come fossi a casa tua!” e allora sono io che presa di sorpresa divento titubante e indugio sull’uscio. Altre volte trovo proprio chiuso, serrato, un cartello con scritto “scusa” e nessuno zerbino col benvenuto.
Cosa devo fare dimmi tu perchè non lo so. Mi sembra di vivere una storia già vissuta, la cosa mi spaventa.
So che vuoi che ti creda il gemello di Superman, l’uomo che ha fatto sua la vita e che non ha bisogno di niente. Ma mi viene il dubbio che sia tu quello che deve crederlo, che non si può fermare un attimo a pensare a cosa sta facendo altrimenti si scoprirebbe vulnerabile.
Lo sei, sei vulnerabile come tutti gli esseri umani. Te lo dico io, fidati.
Allora permettimi di scostare i cuscini e accoccolarmi con te sul letto anche metaforicamente, tanto materialmente lo faccio già.
Ma se non vuoi farmi entrare, dimmelo subito e dimenticherò il tuo indirizzo e il tuo bel portone.

rodney smith

Quando si chiude una porta, apri un portone. O semplicemente puoi riaprire la porta chiusa. Perché è così che funzionano le porte.

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