C’era una volta un uomo solitario che gestiva una piccola locanda. Niente di strano, tranne il fatto che fosse l’unico ospite; non arrivavano visitatori né persone che volevano rimanere, mai.
Si sedeva al bar e puliva l’unico bicchiere, aspettava e aspettava, sembrava quasi che la locanda fosse invisibile, maledetta.

Poi un giorno qualcuno entrò. Era una bella donna con un parasole e un abito in pizzo. Lui non alzò lo sguardo, così lei si avvicinò e gli sorrise.
“Posso avere una camera?” disse. Gli occhi dell’uomo si spalancarono mentre si voltava a guardala.
“Lei…riesce a vedermi?” chiese con aria confusa.
“Ma certo che posso vederla, sciocchino” rispose con un nuovo sorriso.
Lui distolse lo sguardo, arrossendo un poco. “C’è una stanza al primo piano, la chiave è nella toppa” le disse.
“La ringrazio” rispose lei, poi si diresse verso il piano di sopra.
L’uomo continuò a pulire il bicchiere con il panno, felice come non mai nel rendersi conto che qualcuno poteva ancora vederlo.
Dopo qualche minuto la donna scese al piano terra. “Posso avere qualcosa da mangiare?” chiese. Lui annuì e le indicò una lucido tavolino di legno, pregandola di sedersi. Lei si sedette composta, mentre l’uomo si diresse in cucina.
“Cosa gradirebbe?” gridò da dietro la porta a battenti.
“Qualcosa di deliziooooooso!” gridò la donna di rimando.
‘E va bene’, disse l’uomo a se stesso.
I piatti e le pentole iniziarono a muoversi come per magia. In realtà era opera di una decina di fantasmi, che li stava manovrando con esperienza. Si sedette e stette a guardare mentre il pranzo si cucinava, come faceva di solito.
La donna si alzò, anche se lui le aveva detto di aspettare al tavolo. Si avvicinò alla cucina e diede una sbirciatina. Vide tutto. L’uomo si voltò e vide lei.
“Cosa stai facendo?!” la investì afferrandole le spalle “Ti avevo detto di stare seduta!” sbraitò. Aveva paura che adesso lei volesse andarsene per non tornare mai più.
“Volevo solo…dare un’occhiatina” disse piano. “Poi ho visto…” puntò i suoi occhi in quelli grigi di lui. “Voglio rimanere, per un bel po’ magari” gli disse.
L’uomo la guardò, confuso. “Sei strana” le disse.
“Tu sei più strano” rispose lei con una linguaccia.
L’uomo arrossì ancora una volta, poi la invitò a entrare in cucina.
“Non fate caso a me, va bene?” disse ai cuochi fantasmi, che la ignorarono completamente. Si sedette accanto all’uomo.
“Ho voglia di fumare” disse lui. La donna lo guardò truce. “Perché vorresti fumare?” chiese. “Perché mi piace. Hai problemi al riguardo?” chiese.
“Certo che ho problemi al riguardo”, disse incrociando le braccia. “Se fumi è probabile che morirai presto e sarai un cattivo esempio per tutti.”
Lui ci pensò un attimo. Aveva vissuto decenni, decenni di decenni, quindi non gli importava poi molto.
“Non mi interessa” disse infine “Se voglio fumare, fumo!”
Lei si accigliò. “E invece io ti farò smettere!” e gli tirò una pacchina.
“Bene allora!” Sbraitò lui. I fantasmi lo guardarono scuotendo le teste trasparenti.
“Tornate al lavoro!” intimò loro. Ricominciarono a preoccuparsi della cottura, mentre lui incrociava gambe e braccia con sguardo truce, lei lo faceva impazzire.

Dopo anni passati insieme, i ricordi tristi e felici si affollavano nella mente, ma era giunto il momento della partenza.
“Me ne vado” disse lei.
Lui la guardò sorpreso.
“Scherzi?” sussurrò.
“No…è che…” gli prese le mani “So che abbiamo avuto i nostri alti e bassi, ma è il momento di lasciarci” aggrottò la fronte. “Sto per sposarmi!” disse in lacrime.
Una pugnalata sarebbe stata meno dolorosa.
“Che cosa?” lui spalancò gli occhi, la donna si asciugò le lacrime.
“Vedi, quando sono venuta qui, quattro anni fa, ero già fidanzata” sorrise tristemente. “E io credo di amarlo…” un’altra pugnalata. “Il matrimonio è domani, non posso stare qui con te…” gli porse una manciata di soldi.
L’uomo la fissò.
“Non voglio i tuoi soldi!” abbaiò “Non puoi comprare né il mio amore né la mia comprensione con questi!” si voltò furioso e si diresse al bancone del bar. Non voleva guardarla andare via, mostrare il suo cuore sanguinante. Si sedette e si mise a pulire il bicchiere, come faceva prima che lei arrivasse.
La porta cigolò mentre lei la richiudeva pale sue spalle. Sbattè con forza il bicchiere sul bancone. ‘Mi fa impazzire’, pensò, e corse fuori.

“Aspetta! Aspetta!” gridò mentre lei si allontanava. “Aspetta!” le corse dietro “Devo dirti una cosa, prima che tu vada!
Quando la raggiunse, lei era con un altro uomo. Li vide abbracciarsi.
“Hei.” disse freddamente.
La donna si voltò in lacrime. “Locandiere!” spinse via l’uomo che stava abbracciando e corse verso di lui. “Mi dispia-“ aveva preso così tanto slancio che non fece in tempo a fermarsi prima di urtarlo. Solo che non sentì l’urto. L’uomo la guardò dolorosamente e la abbracciò.
“Non…non sento il tuo tocco” gli disse con voce rotta.
“Ecco, vedi…è perché…perché sono morto” le disse all’orecchio cercando di tranquillizzarla. “E sono libero, ora, grazie a te.”
La donna lo vide brillare. “Mi stai lasciando?!” disse.
Lui scosse la testa. “Sarò sempre con te” sussurrò. “Ti amo.”
“Anche io ti amo…” disse lei tra le lacrime. Ma era tardi ormai, l’uomo stava svanendo nelle nuvole.
Il suo fidanzato era immobile accanto a lei. “Ma che è successo?!” Lei non rispose, piangeva e piangeva ancora.

Anni dopo, la donna non si era sposata. Faceva la locandiera ora, solo per se stessa. La locanda era maledetta, nessun uomo poteva vederla, così lei si sedeva al bar e puliva l’unico bicchiere. Il vetro aveva una scheggiatura sul fondo, non sapeva perché.
Aspettava e aspettava, non poteva lasciare quel posto. Attese per decenni, forse per secoli. Poi un giorno un bell’uomo entrò.
“Sono tornato” disse sorridendo. La donna non poteva fare a meno di piangere guardando l’uomo che aveva amato per così tanto tempo.
“Bentornato” disse tra le lacrime.
I due si abbracciarono, brillarono, poi svanirono. E con loro svanì anche la locanda.

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