Dentro l’armadio

La porta dell’armadio si aprì con un lento cigolio di cardini. Occhi scintillanti si posarono su quelli lucidi del bambino; anche al buio, Billy poteva vedere il sorriso del mostro.
La creatura non si mosse dalla sua tana, fissò Billy finché lacrime salate cominciarono a colare in scintillii rotondi sulle guance del bambino. Saltò giù dal letto, correndo alla porta e chiamando la mamma; il mostro richiuse l’armadio con un click.
Il bambino trovò i suoi genitori in salotto, rilassati davanti alla tv.

“Mamma! Papà! Il mostro dell’armadio vuole mangiarmi!”

“Figliolo, hai sei anni ormai, dovresti sapere che non ci sono mostri nell’armadio” gli disse il padre, senza alzare gli occhi dal suo libro.

Billy rantolò, tirò su col naso.

“Ma è vero! É nel mio armadio, mi guarda e mi sorride! Mamma, per favore!”

La madre stava guardando la tv, gli rispose con voce annoiata.

“Ascolta tuo padre, non esistono i mostri. Torna a letto, su.”

Non importa quanto il bambino piangesse e pregasse i genitori di credergli, di guardare nell’armadio o di dirgli solamente che andava tutto bene. Non sapeva cosa fare. Non lo ascoltavano e lui si sentiva terribilmente stanco e assonnato. Decise di accoccolarsi tra loro, ma non appena iniziò a sonnecchiare, confortato dal calore dei loro corpi, suo padre lo rimbrottò.

“Ragazzo, forza, ti ho detto che non ci sono mostri. Torna nella tua stanza e dormi, basta piangere.” Non lo guardava nemmeno quando gli dava degli ordini.

Billy non voleva andare nella sua camera da solo, senza protezione. Andò in cucina, prese una torcia e mentre ripassava dal salotto lanciò un’occhiata ancora più supplichevole ai suoi genitori. Non la videro.
Aprì la porta della stanza e indirizzò la torcia direttamente verso l’armadio; il cerchio di luce vacillò tremante mentre cercava l’interruttore. La stanza si illuminò; Billy era spaventato ma sapeva di dover essere coraggioso, perché mamma e papà non lo avrebbero aiutato.
Si spostò a passo lento verso l’armadio, aprì l’anta e puntò la torcia al suo interno. L’unica cosa che vide furono i suoi vestiti piegati ordinatamente, nulla era fuori posto in nessun angolo. I suoi genitori avevano ragione, non c’erano mostri. Chiuse, si mise a letto e spense la luce.
Stava proprio per addormentarsi quando sentì uno scricchiolio sotto di sé. Si sporse dal letto e vide gli stessi occhi che lo avevano scrutato da dentro l’armadio.

“Povero piccolo bambino,” disse il mostro. “I tuoi genitori non  hanno creduto al mostro dell’armadio? Sapessi quanti non lo fanno, quasi non devo più nascondermi ormai.”

Il mostro strisciò fuori dal suo nascondiglio, senza staccare gli occhi da quelli di Billy. Il suo sorriso sembrava diventare sempre più largo mentre emergeva da sotto il letto.
Il bambino, terrorizzato, iniziò a urlare più forte che poteva, chiamando i genitori. Il mostro lo guardava sorridendo. Mentre riprendeva fiato, sentì suo padre dire “Dormi, Billy!”
Le lacrime scorrevano a fiumi sulle sue guance, il mostro gli si avvicinò e sussurrò al suo orecchio.

“Va tutto bene, sappiamo entrambi che non mentivi” disse. Poi lo divorò.

Mentre si leccava le labbra, sentì dei passi avvicinarsi. Si arrampicò sul letto del ragazzo, ormai desolatamente vuoto, e attese. La porta si aprì e la luce del corridoio illuminò la stanza e con essa il mostro, che si trovò occhi negli occhi col padre di Billy.

“Buonanotte Billy,” disse l’uomo guardando il mostro. “Ci vediamo domattina.”

La porta si chiuse e il mostro ridacchiò. Era sempre più facile di giorno in giorno, pensò. Strisciò nell’armadio e scomparve nell’ombra, il suo grande sorriso sospeso nell’aria per qualche secondo prima di svanire nel buio.

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8 risposte a "Dentro l’armadio"

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    1. Ti ringrazio moltissimo! Mi fai imbarazzare!
      Che su facebook non ci siano letture entusiasmanti concordo pienamente, anche se molti si credono scrittori incompresi.
      Ti aspetto alla prossima storiella macabra 😀

      1. Scrittori incompresi, dici. Altroché, due italiani su tre. (C’è pure la rima, ‘mvedi?)
        Poi concludi “la prossima storiella macabra”.
        Ahi, ahi, mi becchi in piena paranoia: infatti mi sto rendendo conto che la realtà (la cronaca di ogni giorno) ha più fantasia, è imbattibile. E varia.
        Chi scrive, facilmente si ripete. La realtà, mai.
        Non finisce di sorprendere. 🙂

  1. Veramente notevole il racconto accompagnato dalla striscia.
    . Complimenti per il bellissimo e intrigante post. Favola moderna che rivela come i genitori di oggi siano refrattari slle suppliche dei figli.

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