Ricera

Sotto un cielo di re, vibrava la vita dei mortali. Calde gocce di pioggia versavano febbrili sogni non ancora nati, un canto silenzioso come il polline dorato che si spande nelle foreste arcane.
L’alba adorna le antiche creste di terra con ombre e spiriti, illumina le ricchezze opulente e la miseria della fame.

A lungo sono rimasto a guardare il flusso di questo rapimento primordiale, richiamato dal selvaggio. Ho dormito nella culla magica della natura, accarezzato dal vento e da lingue di fiamma.

Sogni e sognatori, li ho fatti richiamare in fretta e ho conficcato la mia spada nel cielo, ho donato l’eternità alle stelle.

Ho vagato attraverso stagioni leggendarie, la mia anima ho inciso nella nebbia del tempo. Sopra campi color pastello ho cercato ricordi sfuggenti, ho indossato vesti color della notte nella cerchia dei re. I miei occhi osservavano attraverso impalpabili maree.

Merlino mi ha trovato col suo sguardo infinito, tra le promesse dell’inaffidabile Luna. Tu sei celeste, rivestito dal velluto della luce stellare, mi ha sussurrato.

Tu sei fuggita sulle note delle sue parole e hai pianto quietamente, lasciando scivolare calde lacrime sulla Terra, scintillanti come una miriade di cristalli.

Ecco! il respiro dell’Inverno, l’abbandono della gloria ricercata. Ho inseguito le pagine della vita, immerso nello scorrere di un’alchimia soprannaturale. Mormoravo parole inconcepibili alla vastità delle costellazioni. É il tramonto di ossa stanche e sangue antico. 

La tua essenza aleggia su fiumi di cenere e neve, si svela nell’etere; è il calice dell’eternità, bramata da tutti, amata da me.
Segreti sepolti e inchieste, mai più. Arriverà la fine del mondo sulle ali spiegate di un’ombra.

Nella mia anima eterna, le stelle non moriranno.

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Sarò re

D è il piccolo di casa, una bomba a orologeria di tre anni e mezzo pronta a esplodere quando meno te lo aspetti. Ultimamente poi ha iniziato a camminare in modo alquanto innaturale, a gambe larghe e con la schiena arcuata, facendo versacci/ruggiti. Alla mia domanda su cosa stesse facendo, mi ha detto che si sta allenando a fare il T-rex. Non c’è bisogno di dire che l’inquietudine è salita di almeno un livello rispetto al normale, ora mi aspetto che un giorno di questi azzanni il gatto e me lo porti come trofeo.
Comunque, stamani D mi ha stupita con una sua affermazione e dalla decisione non indifferente dei cuoi occhi. Stavamo giocando a “legami” (un gioco divertentissimo dove io lo devo legare con una corda immaginaria e lui riesce a slegarsi dopo vari tentativi) quando improvvisamente mi guarda con aria eltera e mi fa:

“Io da grrrande sarrrrò re, avrò un imperrrro e tanti tanti schiavi.” Ah, ecco.
Va bene voler essere re, ma non ti sembra un po’ da cattivi avere degli schiavi?
“No, perrrrchè?”
Beh, perchè gli schiavi di solito stanno male, soffrono e non gli piace per niente, vorrebbero essere liberi e vivere felici.
“Ma io ne avrrrrò bisogno, tutti i re ce li hanno perrrchè io no?”
I re crudeli hanno gli schiavi, tu invece potresti essere un re buono, di quelli che sono amati di suoi sudditi.

Mi guarda. Lo guardo. Ci pensa.

“No, avrrrrò degli schiavi. E tu farrrrai da mangiare per tutti.”

Finalmente ho trovato lavoro. E comunque, domani guardiamo “La Spada nella Roccia”.

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!

Ci ho pensato parecchio ultimamente e mi sono convinta che fare il cielo azzurro è stata una buona idea!

Lucy van Pelt

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Fidati

Fidati del tuo cuore
se il mare prende fuoco
(e vivi per amore
anche se le stelle camminano all’indietro).

E. E. Cummings

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Ora

Ora il mare è vinto, a ogni arbitrio
si piega: non più si cerca
la nave costruita da Minerva,
dove ai remi sedeva una ciurma di re.
Adesso ogni barca solca l’Oceano;
ogni confine è stato rimosso,
su nuove terre sorgono nuove città…
Verranno secoli carichi d’anni…
L’Oceano spalanchi le barriere delle cose
e un grande mondo appaia
e il Mare sveli nuove terre
E non ci sarà più l’ultima Thule.

Seneca, “Medea”

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Gesto

Nati dal mio silenzio,
posati santamente,
lentamente, i tuoi passi
procedono al mio letto
di veglia muti e gelidi.

Persona pura, ombra
divina, come dolci
i passi che trattieni.
O iddii, quali indovino
i doni che mi attendono
sopra quei piedi nudi!

Se da protese labbra,
per’ acquietarlo, all’ospite
dei miei sogni prepari
d’un bacio il nutrimento,
non affrettarlo il gesto
tenero, dolcezza
di essere e non essere:

io vissi dell’attesa
di te, il mio lento cuore
non era che i tuoi passi.

Paul Valéry

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