Non lo sa

L’antropologia museale sta tramando contro di me. La posso vedere lì che mi scruta e attende il momento giusto per attaccarmi con un ultimo colpo fatale.
Da due mesi a questa parte non c’è stata una lezione una nella quale la docente ci spiegasse cos’è, questo mostro neonato della cultura internazionale, così oggi un intrepido studente ha alzato la mano e ha chiesto ma insomma cosa stiamo studiando esattamente.
La risposta, utile come un tavolo senza zampe, è stata: “Non lo so.”

NON

LO

SO

Grazie, ora sì che prima no. Per quanto mi riguarda mi è parso di intendere che serva per gestire e allestire i musei non solo pensando a quanto una statua lignea sia figa o come sia terribilmente interessante uno scheletrino di 600 anni fa, ma anche guardando all’antropologia, quindi all’umanità, in modo che non ci si limiti a mostrare oggetti e persone in vetrina ma che gli si restituisca la dignità dovuta in quanto esseri umani e prodotti di esseri umani.
Ovviamente ci dev’essere molto altro dietro che per ora mi sfugge e che dovrò esaurientemente esporre all’esame il 12 giugno. Tanto più che i libri di testo non si trovano in nessuna libreria/biblioteca/inventario/cassetto/sotto il letto. Anche su questo, la docente è stata chiara: arrangiatevi.
Fuggo, prima che mi agguanti.

Destino

I try to make sense of things. Which is why, I guess, I believe in destiny. There must be a reason that I am as I am. There must be.

Immagine

Giugno

Ti ricordi quando eravamo ragazzini? Sì, non troppo tempo fa, però…insomma sai quello che voglio dire. Giugno. Era il nostro mese preferito, pieno di aspettative. Finiva tutto: scuola, sport, musica, significava libertà, sabbia e profumo di mare e amicizie da ritrovare.
Ci siamo conosciuti a giugno, per il saggio; era la prima volta che suonavo in pubblico, tu no. Avevo paura, tu mi dicesti che non dovevo. Eri secco, alto e coi capelli corti perchè tua mamma aveva provato a domare i tuoi riccioli e quello di tagliarteli le era sembrato l’unico modo. Io avevo una camicetta bianca con il colletto di pizzo, la gonna blu e l’apparecchio. Ti detestavo perchè mi prendevi in giro e mi contraddicevi solo per farmi arrabbiare. 
Ci siamo dati il primo bacio un paio di giugno dopo; scappasti da scuola solo per venire a darmi un bacio nel giardino dietro casa. Fu frettoloso e impacciato, ma quei secondi sembrano infiniti ancora oggi. Non ti detestavo più, anche se non mi piaceva l’idea di arrossire per te. 
A giugno ci siamo detti che potevamo amarci, abbiamo unito corpo e anima, abbiamo sudato correndo nei campi e ci siamo sdraiati in mezzo ai myosotis. 
C’era poi un albero di ciliegio, attraverso i cui rami ombrosi si sentiva il respiro dell’estate. Ci sedevamo sul muretto e coglievamo le lucide ciliegie con il timore che qualcuno potesse rimbrottarci. Non è mai venuto nessuno. Una volta ti sei arrampicato fino al ramo più alto e mi hai detto che da lì si poteva contemplare il mondo. Lasciavamo che la generosa polpa dei frutti si sciogliesse in bocca e che il succo ci colorasse di zucchero le labbra. Sputavi i noccioli e mi sfidavi a lanciarli più lontano, io ridevo e ti davo dello sciocco. 
É di nuovo giugno. Ci vediamo là.

Immagine

Tempesta

Contro il cielo di Giugno
un profondo sospiro di Temporale. 
Inala il Vento, 
esala il Mare 
Dipinge questa stagione di tonalità scure. 
Il paesaggio si veste
di brandelli di grigio.

Percorriamo il marciapiede ancora caldo 
mentre la sua voce cullante si diffonde.
Più in fretta,
il suo avvertimento ci bagna i piedi. 

Tira i nostri capelli, 
la nostra Terra,
i nostri Alberi. 
Restiamo incantati su questo Oceano  
cangiante di blu, grigio e verde.
Aspetta.

Corriamo
in fretta,
più in fretta.
Le nostre mani si intrecciano.
Promettimi che mi terrai con te 
quando la Pioggia diventerà Tempesta.

Immagine

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑