L’antropologia museale sta tramando contro di me. La posso vedere lì che mi scruta e attende il momento giusto per attaccarmi con un ultimo colpo fatale.
Da due mesi a questa parte non c’è stata una lezione una nella quale la docente ci spiegasse cos’è, questo mostro neonato della cultura internazionale, così oggi un intrepido studente ha alzato la mano e ha chiesto ma insomma cosa stiamo studiando esattamente.
La risposta, utile come un tavolo senza zampe, è stata: “Non lo so.”

NON

LO

SO

Grazie, ora sì che prima no. Per quanto mi riguarda mi è parso di intendere che serva per gestire e allestire i musei non solo pensando a quanto una statua lignea sia figa o come sia terribilmente interessante uno scheletrino di 600 anni fa, ma anche guardando all’antropologia, quindi all’umanità, in modo che non ci si limiti a mostrare oggetti e persone in vetrina ma che gli si restituisca la dignità dovuta in quanto esseri umani e prodotti di esseri umani.
Ovviamente ci dev’essere molto altro dietro che per ora mi sfugge e che dovrò esaurientemente esporre all’esame il 12 giugno. Tanto più che i libri di testo non si trovano in nessuna libreria/biblioteca/inventario/cassetto/sotto il letto. Anche su questo, la docente è stata chiara: arrangiatevi.
Fuggo, prima che mi agguanti.

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