Ti ricordi quando eravamo ragazzini? Sì, non troppo tempo fa, però…insomma sai quello che voglio dire. Giugno. Era il nostro mese preferito, pieno di aspettative. Finiva tutto: scuola, sport, musica, significava libertà, sabbia e profumo di mare e amicizie da ritrovare.
Ci siamo conosciuti a giugno, per il saggio; era la prima volta che suonavo in pubblico, tu no. Avevo paura, tu mi dicesti che non dovevo. Eri secco, alto e coi capelli corti perchè tua mamma aveva provato a domare i tuoi riccioli e quello di tagliarteli le era sembrato l’unico modo. Io avevo una camicetta bianca con il colletto di pizzo, la gonna blu e l’apparecchio. Ti detestavo perchè mi prendevi in giro e mi contraddicevi solo per farmi arrabbiare. 
Ci siamo dati il primo bacio un paio di giugno dopo; scappasti da scuola solo per venire a darmi un bacio nel giardino dietro casa. Fu frettoloso e impacciato, ma quei secondi sembrano infiniti ancora oggi. Non ti detestavo più, anche se non mi piaceva l’idea di arrossire per te. 
A giugno ci siamo detti che potevamo amarci, abbiamo unito corpo e anima, abbiamo sudato correndo nei campi e ci siamo sdraiati in mezzo ai myosotis. 
C’era poi un albero di ciliegio, attraverso i cui rami ombrosi si sentiva il respiro dell’estate. Ci sedevamo sul muretto e coglievamo le lucide ciliegie con il timore che qualcuno potesse rimbrottarci. Non è mai venuto nessuno. Una volta ti sei arrampicato fino al ramo più alto e mi hai detto che da lì si poteva contemplare il mondo. Lasciavamo che la generosa polpa dei frutti si sciogliesse in bocca e che il succo ci colorasse di zucchero le labbra. Sputavi i noccioli e mi sfidavi a lanciarli più lontano, io ridevo e ti davo dello sciocco. 
É di nuovo giugno. Ci vediamo là.

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