Mi ricordo di rado cosa sogno la notte, ma il sogno di stanotte fortunatamente sì. Davvero notevole.

Come tutte le mattine dovevo andare all’università, solo che prendevo l’autobus sbagliato e finivo a Pisa. Senza fra l’altro sospettare niente di niente nonostante ci stessi mettendo più di un’ora per arrivare in centro, che normalmente raggiungo in una ventina di minuti. Una volta caduta dal pero, mi impanicavo e cominciavo a starnazzare. Era un sogno quindi starnazzavo veramente, come un’oca impazzita qwua qwua qwua.

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Non siamo tortore, siamo oche!

Come faccio come faccio, prendo l’autobus nel verso contrario e torno indietro, logico. Grazie probabilmente a un buco spazio temporale arrivavo in facoltà con un po’ di ritardo, ma nemmeno tanto, e mi prostravo ai piedi del professore chiedendo perdono e se per favore poteva farmi firmare il registro di presenza. Lui mi guarda, con quei suoi occhi divergenti che non si capisce se si sta rivolgendo a te o a quello della fila più indietro, a sinistra, e mi dice “Mh mh mh, devo guardare prima la tua situazione”. E tira fuori un registro abnorme, una specie di Libro dei Nomi di Babbo Natale, e cerca il mio fascicolo; dopo aver sofgliato qualche centinaia di pagine, trova il mio nome e dopo averlo osservato per qualche istante, lo depenna. Io rimango basita e mi butto sul tomo.
“NO! Perchè l’ha fatto???”
“Mi dispiace, ha troppe assenze.”
“Ma sono mancata solo una volta, avevo la tonsillite, la prego mi faccia restare!”
“No no ho deciso, vada pure a casa ci vediamo l’anno prossimo.”

E lì mi sono svegliata di soprassalto alle 4.50. Forse è tempo che mi rilassi un po’.

 

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