Erano le sette di una sera molto calda sulle colline del Seeonee quando Babbo Lupo si svegliò dal riposo giornaliero, si grattò, sbadigliò e stirò le zampe una dopo l’altra per liberarsi dal senso di torpore alle estremità. Mamma Lupa se ne stava distesa col grosso muso grigio affondato fra i suoi quattro cuccioli agitati e rumorosi, e la luna brillava attraverso l’entrata della caverna dove vivevano.

– Rudyard Kipling, Il libro della giungla

Lezione di storia medioevale. Si parla di guerre e conquiste, la professoressa salta di palo in frasca con la facilità di una cavalletta sotto oppiaceo e con un gran sorrisone, chiede: “Qualcuno di voi conosce Kipling?” e si sente un esile borbottio di consenso. “Qualcuno di voi ha letto qualcosa di Kipling? Alzate la mano.”
Io sventolo il braccio e lei mi scrita sconsolata con occhi da cucciolo. Mi guardo intorno. Zero, silenzio. Nessun altro oltre a me che alza la mano, io sola nel mondo freddo e spietato di Lettere. Unica anima che legge i classici invece che Moccia.
“Mh. Bene. E cosa ha letto lei?” mi chiede. Io, fingendo nonchalance nonostante il palese odio di ottanta occhi puntati addosso, rispondo: “Ehm…L’uomo che volle essere re, Kim e Il Libro della Giungla…” A quel punto si alza il brusio tipico delle sinapsi che collegano due immagini. Ovvero in questo caso Mowgli e Baloo con la Disney.
“Benissimo. Chi non ha letto L’uomo che volle essere re è pregato di farlo. Riprendiamo la lezione.”

Immagine

Kipling che esibisce lo stesso sguardo della professoressa

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