Errare è umano, perdonare divino. E io non sono un dio.
Ne ho abbastanza di essere presa in giro da persone che alla prima occasione calpestano la mia fiducia senza pietà. 
Lui era un grande amico nonostante la distanza che ci separava, una persona che mi ha sostenuta sempre, ricambiata, con cui potevo parlare dei massimi sistemi del mondo come del gelato ai funghi. Mi ospitava a casa sua nei momenti di crisi, piangeva con me sulle tragedie in cui inevitabilmente incappiamo durante il corso del tempo, mi accarezzava la testa dicendomi che ci sarebbe stato sempre e io gli avevo riservato un posto d’onore nel mio cuore.
Poi improvvisamente un giorno di luglio decide di togliermi la parola. Sparito nel nulla, dileguato. Chiedo spiegazioni, non mi risponde, dopo giorni mi scrive un messaggio dicendo “non sei tu, sono io”. Aggiunge che sa com’è fatto e che se vuole una relazione serena con la sua ragazza deve per forza escludermi dalla sua vita. Mi arrabbio, capisco, gli dico che è un codardo e piango. Poi mi calmo, e mi dico che persone così meglio perderle che trovarle.
Ieri, dopo otto mesi, mi scrive dicendomi che gli dispiace, che si è comportato da stronzo e che gli manco. Stamattina mi manda addirittura un messaggio del buongiorno. Vuole riallacciare i rapporti e spera che lo perdoni, ma secondo me è più un modo per pulirsi la coscienza. Come può pensare anche solo che io voglia parlare con lui dopo che mi ha gettata via come una cartaccia? La fiducia di una persona la devi guadagnare, e se la perdi è dura riconquistarla. Con me poi, che dono e apro il mio cuore con fin troppa alacrità, è molto difficile. Quando mi fanno male, le ferite non si chiudono mai del tutto.
Quindi mi dispiace, ma finchè non avrò l’aureola non sono disposta a tornare indietro.

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