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Stamattina ho guardato come la luce entrava attraverso la finestra. Era proprio come una fotografia, tranne per il tuo respiro tranquillo. Era quel momento in cui la coscienza si mescola ai sogni, quando il più innocente dei pensieri genera immagini selvagge e voli di idee.
C’è qualcosa di confortante nel guardare qualcuno dormire, sentire le sue dita che ti stringono dolcemente negli stimoli del sonno.
Ad alcune persone non piace dormire vicino a qualcun altro, ma io non sono una di queste. Quei grovigli di sonno, di gambe avvolte l’una intorno all’altra, di braccia fresche, mi procurano un formicolio alla spina dorsale. Anche la pelle sembra una barriera e vorrei condividere le spalle, le dita, il mio respiro.
Ho osservato i progressi del mattino: le prime persone per le strade, camminavano con calma, rompendo la tranquillità con un saluto.
Ho guardato il tuo risveglio mentre una leggera brezza trovava la sua strada attraverso chissà quale finestra, facendoti rabbrividire. Ti sei rigirato un po’, le tue labbra si tendevano insieme alle guance e la fronte si raggrinziva; le tue dita hanno afferrato la mia maglia così dolcemente, e poi ti sei svegliato. Hai aperto leggermente gli occhi e, mentre mettevano a fuoco, hai allungato le dita sul mio viso.
Ho sentito tutta la vita condensata in un unico momento perfetto.

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