Mio cugino, che ha tre anni e l’energia di un frullatore elettrico acceso, è a casa malato. Data la sua forza centrifuga che non gli consente di dormire e starsene buoni come tutti i bambini e gli adulti con 39 di febbre, la sua babysitter (c’est moi) deve inventarsi e/o leggere mille fiabe per riuscire a sedarlo. Oggi non avevo assolutamente voglia di raccontare per la cinquecentesima volta una storia sul trenino Thomas e gli altri treni che veloci vanno e fan ciuf ciuf ma che allegra ferrovia, così ho chiappato il primo libro che è capitato.

La Sirenetta.

Quella graziosa fanciulla pinnata che parla con i pesci e i granchi e che sogna di diventare umana invece di godersi la sua bella vita da principessa dei mari. Non ho mai avuto troppa simpatia per lei, è uno dei pochi cartoni Disney che non ho visto almeno mille volte e di cui non ho guardato i sequel. E poi, vogliamo parlare di quel vestito rosa meringa accostato ai capelli rossi? Ma signor Disney, cosa combina? Non ce l’aveva una donna che gli dicesse che quei colori insieme sono una cosa inaccettabile? Gli unici personaggi degni della mia attenzione erano il gabbiano Scuttle, fuori come un melone e accumulatore compulsivo, e il principe Eric, che amavo per il binomio capelli neri-occhi celesti e odiavo per la sua incapacità di giudizio.

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Comunque, come abbiano fatto a tirar fuori una storia così gioiosa da un libro così tragico lo sanno solo loro. Si vede che proprio dovevano guadagnare il pane.
Andersen era un disagiato, un emarginato sentimentale e si sentiva sempre fuori posto. I suoi racconti hanno al loro interno morte, macabro, mutilazioni, visioni spaventose.
Tanto per dire, Il Soldatino di Stagno. Il piccolo soldatino, mutilo della gamba perché fatto con lo stagno avanzato dalla produzione seriale, si innamora di una ballerina di carta; un troll-diavolo li maledice entrambi in modo che non possano mai stare insieme. Da quel momento il soldatino prima cade dal davanzale, poi lo mettono su una barchetta e finisce in mare, viene mangiato da un pesce. Poi che bello! il pesce finisce di nuovo nella casa da cui proviene il soldatino e lui può rivedere la sua amata. Il troll allora lo butta nel fuoco, ma una fatina buona si impietosisce vedendolo sciogliersi e che fa? Invece di trarlo in salvo, attaccarlo alla ballerina e bruciare il troll, butta anche la ballerina di carta nel fuoco! Così si sciolgono insieme. Ma dico io…

E poi quella che mi raccontava mia nonna nei suoi momenti di insegnamento: Le Scarpette Rosse. Una bambina molto povera non ha scarpe e una ciabattina, impietosita, gliene confeziona un paio, rosse, con degli stracci. Se le mette e la madre muore. Al funerale la vede una vecchia signora, che la adotta e le butta via le scarpette. Crescendo la bambina diventa vanitosa e quando vede delle scarpe rosse ai piedi di una principessina venuta in visita in città, le vuole anche lei, assolutamente. Le ottiene, ma è talmente ossessionata da quelle scarpe che in chiesa si dimentica di dire le preghiere e, una volta uscita, le scarpe prendono vita e iniziano a ballare. Fortunatamente riesce a toglierle. Tempo dopo la sua madre adottiva si ammala, ma la ragazza se ne strabatte e va ad una festa, con le sue scarpe rosse ai piedi. Stavolta la condanna è maggiore e un angelo le dice che è costretta a danzare per l’eternità. Per riuscire a smettere di ballare decide di farsi amputare i piedi da uno che non fa una piega alla sua richiesta e chiede perdono, ma ogni volta che prova a entrare in chiesa le appaiono le scarpe come in una visione infernale. Qualcuno lassù però, impietosito, decide di perdonarla e quando un angelo le dice che è salva, lei è così felice che muore.

Passiamo quindi a La Sirenetta, che di “avanti, baciala” non ne parla proprio. La Sirenetta, figlia del Re del Mare (ovviamente vedovo, le madri muoiono sempre) compie quindici anni e può raggiungere la superficie del mare per guardare il mondo di sopra. Si affaccia, vede un bellissimo principe su una nave e se ne innamora; sfortuna vuole che si scateni una tempesta e la nave venga travolta, ma la Sirenetta riesce a portare in salvo il principe, sebbene egli rimanga privo di sensi e non possa vederla. Così lei una volta tornata al palazzo si strugge e piange pensando a lui, finché decide di andare dalla Strega del Mare per trovare una soluzione. La carogna le vende una pozione che le consentirà di avere le gambe in cambio della voce, come nel cartone, solo che nel libro le mozza la lingua e camminare la fa soffrire come se i piedi stessero poggiando su coltelli. Altra condizione: il principe deve innamorarsi, altrimenti lei non avrà un’anima e si trasformerà in schiuma marina il giorno dopo le nozze dell’uomo con un’altra donna. La sirenetta accetta, ottiene le gambe, incontra il principe e fa colpo, solo che a lui le mute non piacciono così tanto e non si innamora. Mentre lei soffre come un cane, lui se ne va a spasso per cercare una moglie e incontra una tipa bugiardissima che gli dice di averlo salvato quel giorno del naufragio. Mia eroina! e se ne innamora e se la vuole sposare. In un momento di pura insensibilità dice anche, alla povera Sirenetta: «Oh, sono troppo felice! La cosa più bella, che non avevo mai osato sperare, è avvenuta! Rallegrati con me, tu che mi vuoi così bene tra tutti!»
A quel punto la Sirenetta è disperata, ma le sorelle le consegnano un pugnale magico: se ucciderà il principe con quello e si bagnerà i piedi nel suo sangue prima dell’alba, potrà tornare a essere una sirena. Io non ci avrei pensato due volte, avrei accoltellato quell’insensibile ingrato, ma lei è innamorata veramente e si getta nel mare per dissolversi in schiuma. A quel punto potrebbe godersi la morte e il Limbo in santa pace, invece decidono di premiarla per la sua bontà e le promettono di poter salire in Paradiso dopo 300 anni di buone azioni. Ovviamente c’è una clausola anche qua: per ogni bambino buono che riuscirà a trovare le verrà tolto un anno, per ogni bambino cattivo invece piangerà e le verrà aggiunto un giorno ogni lacrima. Non so se considerarla una fortuna.

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Illustrazione di Helen Stratton, 1899

“Nuotò tra le assi e i relitti della nave, senza pensare che avrebbero potuto schiacciarla, si immerse nell’acqua e risalì tra le onde finché giunse dal giovane principe, che quasi non riusciva più a nuotare nel mare infuriato. Cominciava a indebolirsi nelle braccia e nelle gambe, gli occhi gli si chiusero; sarebbe certo morto se non fosse giunta la sirenetta. Lei gli tenne la testa sollevata fuori dall’acqua e con lui si lasciò trasportare dalla corrente dove capitava.

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