YOU

You have brains in your head. You have feet in your shoes. You can steer yourself any direction you choose. You’re on your own. And you know what you know. And YOU are the one who’ll decide where to go.

Dr. Seuss

Immobile

Se ne stava immobile sulla riva

Disse al mare che era lei quella che amava 

Il vento geloso

Spezzò la sua voce in granelli di sabbia

Sempre

Non gettatevi contro le stelle cadenti,
finireste come le parole
digitate nello spazio,
come lacrime scintillanti
di un braccialetto di diamanti.
Dipingete i colori
con frammenti di foglie
strappate da quel nulla
in cui molti si perdono.
Smussate tutta la perfezione e i margini
sospesi del limbo,
alimentate i gingilli di una fantasia
e i sogni di un incubo.
Quando tutte le chiavi si romperanno
contro porte vuote,
ricordate ai vostri piedi come si vola.
É qualcosa che sapete fare da sempre.

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photo by Boris Bugaev

 

Perché

Perché perché perché perché perché… Ho l’impressione che sulla terra sprechiate troppo tempo a chiedervi troppi perché. D’inverno non vedete l’ora che arrivi l’estate. D’estate avete paura che torni l’inverno. Per questo non vi stancate mai di rincorrere il posto dove non siete: dove è sempre estate.

– Novecento

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Venia dignus est humanus error?

Errare è umano, perdonare divino. E io non sono un dio.
Ne ho abbastanza di essere presa in giro da persone che alla prima occasione calpestano la mia fiducia senza pietà. 
Lui era un grande amico nonostante la distanza che ci separava, una persona che mi ha sostenuta sempre, ricambiata, con cui potevo parlare dei massimi sistemi del mondo come del gelato ai funghi. Mi ospitava a casa sua nei momenti di crisi, piangeva con me sulle tragedie in cui inevitabilmente incappiamo durante il corso del tempo, mi accarezzava la testa dicendomi che ci sarebbe stato sempre e io gli avevo riservato un posto d’onore nel mio cuore.
Poi improvvisamente un giorno di luglio decide di togliermi la parola. Sparito nel nulla, dileguato. Chiedo spiegazioni, non mi risponde, dopo giorni mi scrive un messaggio dicendo “non sei tu, sono io”. Aggiunge che sa com’è fatto e che se vuole una relazione serena con la sua ragazza deve per forza escludermi dalla sua vita. Mi arrabbio, capisco, gli dico che è un codardo e piango. Poi mi calmo, e mi dico che persone così meglio perderle che trovarle.
Ieri, dopo otto mesi, mi scrive dicendomi che gli dispiace, che si è comportato da stronzo e che gli manco. Stamattina mi manda addirittura un messaggio del buongiorno. Vuole riallacciare i rapporti e spera che lo perdoni, ma secondo me è più un modo per pulirsi la coscienza. Come può pensare anche solo che io voglia parlare con lui dopo che mi ha gettata via come una cartaccia? La fiducia di una persona la devi guadagnare, e se la perdi è dura riconquistarla. Con me poi, che dono e apro il mio cuore con fin troppa alacrità, è molto difficile. Quando mi fanno male, le ferite non si chiudono mai del tutto.
Quindi mi dispiace, ma finchè non avrò l’aureola non sono disposta a tornare indietro.

Forse

So if you really love me,
Say yes.
But if you don’t, dear, confess.
And please don’t tell me
Perhaps, perhaps, perhaps.

Invictus

Dal profondo della notte che mi avvolge,
nera come un pozzo che va da un polo all’altro,
Ringrazio qualunque Dio esista
Per la mia anima invincibile.

Nella feroce morsa delle circostanze
Non ho trasalito, non ho gridato a voce alta.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Al di là di questo luogo di collera e lacrime
Incombe il solo Orrore delle ombre
Eppure la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretta sia la porta,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

 William Ernest Henley

Ieri durante un estenuante viaggio di 10 ore di pullman da Brides-les-Bains a Firenze, l’unica parte un po’ più entusiasmante è stato vedere Invictus sul televisorino di dotazione a tre metri di distanza dal mio posto. Non male, non male, nonostante dal fondo del pullman arrivassero cori goliardici del tipo “Se non spegni quel canale poi finisci all’ospedale”. A me è piaciuto, forse perchè ho un grande amore per Morgan Freeman e Clint Eastwood (Joe “il Biondo” ogni tanto lo sogno), o magari perchè alle medie giocavo a rugby. Cioè, giocavo…più che altro passavo le bottigliette d’acqua ai ragazzi che giocavano, perchè altrimenti avrei davvero rischiato di spezzarmi le ossa. Però il mio professore mi permetteva di allenarmi con loro e il mio spirito da maschiaccio gliene sarà perennemente grato.
Insomma, questo film non mi è dispiaciuto affatto, un lato di Mandela che mi era totalmente sconosciuto. La lotta all’apartheid e la creazione di un’unità nazionale che strategicamente partono dallo sport. Certo, cinema leggero senza dubbio, però quella poesia…

Pioggia

Centinaia di ombrelli neri
sventolano,
ali di nylon
diffondono strane facce 
d’ombra.
Il mondo svanisce, grigio.

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