Piccola riflessione sorta da un ritorno a casa piovoso, umido e fin troppo popoloso. Quando piove è così: prima, mentre cammini per strada, cerchi di ripararti col tuo misero ombrellino e anche se lo sposti in tutti i modi qualche parte di te si bagna; poi monti su un mezzo pubblico verso la salvezza dell’asciutto e ti ritrovi a sguazzare nelle pozze che ovviamente gli altri passeggeri non possono non fare, e magari ti capita di entrare in collisione con ombrelli/k-way/giacconi e ti trovi più zuppa che se fossi andata a piedi.
Sugli autobus dovrebbero mettere quei deliziosi sacchetti-porta-ombrelli-bagnati che ci sono alle entrate dei centri commerciali che a me ricordano tanto i preservativi, quelli che si inceppano ogni cinque minuti e che quando vai a togliere la magica copertura splash ti fai il bagno con l’acqua rimasta intrappolata e che nel frattempo si è quintuplicata.
Comunque, il punto della riflessione non è questo, bensì che ho capito che sto diventando insofferente. É successo questo: monto sul tram, faccio il biglietto da brava fruitrice di servizi pubblici, mi incastro in un angolino tentando di gocciolare il meno possibile e mi rilasso. Alla fermata successiva, entra un gruppo di quattro ragazzi che avranno avuto più o meno diciassette anni. Spintonano, sbraitano in una lingua sconosciuta, ovviamente non timbrano e pesticciano tutti per arrivare alla metà del tram, poi quando si sono fatti spazio per bene, iniziano a parlare/urlare tra di loro. Riporto il discorso premettendo che erano tutti riuniti attorno ad uno smartphone:

“Cazzo”
“Minchia che roba”
“Porca puttana fammi vedere!”
“Ti puoi levare dalle palle?”
“Guarda guarda minchiaooooh”
“OOOOOH CAZZO!”

Probabilmente stavano guardando un porno, non ho molte altre spiegazioni. 
Mentre assistevo alla loro conversazione, mi è venuto in mente quando il mio fidanzato se la rideva guardando “I Soliti Idioti” nella parte dei ragazzetti drogati (se a qualcuno interessa, sono questi –> http://ondemand.mtv.it/best-of/40-i-soliti-idioti-minchia-boh-la-top-6-di-patrick-e-alexio) e io gli dicevo che non poteva esserci gente così in giro, non fino a quel punto. Ammetto quindi di aver sbagliato e che questo modo di fare non riesco più ad accettarlo. E poi mi vengono mille domande da cariatide in mente, tipo “ero così anche io alla loro età?” “sono stati educati dagli uomini delle caverne?” “è questa la nuova generazione?”.
Oh, non posso farci niente, non li sopporto. Sarà la vecchiaia che incalza.

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