Vorrei sentire ancora una volta,
di notte,
il tuo tocco gentile sulla nodosità
della mia clavicola.

Vorrei farti ridere,
passare mille pomeriggi estivi
solamente seduti
sull’erba, a gambe divaricate.
Additare le nuvole 
e cercare forme strane
mentre spandiamo soffioni
nell’aria calda.

Potremmo rincorrerci nei vicoli,
dondolarci fino al cielo
su altalene abbandonate
in cortili vuoti.

Vorrei che fossimo ancora gli stessi
e penso che mi piacerebbe vederti,
anche solo per una notte,
sorridermi ancora.

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