Grigio

Ok, ok. Stiamo tutti calmi perché mi pare che stiamo già esagerando. Siamo in anticipo di un anno e ho già la bacheca di Facebook intasata dalle foto, le mie amiche mi mandano messaggi esaltati, alcuni simpaticoni mi chiedono di guardarlo insieme. Cosa? 50 Sfumature di Grigio. Il film. Uscirà a San Valentino. Ma che trovata geniale cari i miei produttori! Scommetto che vi siete messi d’accordo con la Durex per spartirvi i proventi di quella sera.
L’ultimo sms che mi è arrivato da parte di una fan del genere hard recitava “Saraaaaa ti rendi conto?? Dobbiamo vederlo subito! Voglio vedere il sessoooooo!!” Le ho risposto che avrebbe fatto meglio a uscire e trovarsi uno o più uomini, per quello.

Io non ho letto il libro né i suoi sequel e non sono mai stata trascinata dalla massa di amiche perdutamente innamorate del protagonista. Quindi, anche se non credo che mi metterò a leggere il tomo, sono andata a vedere di cosa parla un po’ più specificatamente.

Prima pecca, è venuto fuori come fan fiction di Twilight, con protagonisti il vampiro sbrilluccicante Edward Cullen e l’umana senza speranza Bella Swan. C’era addirittura Jacob Black! Storia strappalacrime di cui non sopravvive nemmeno una pagina, pare, anche se qualcuno si è fatto degli appunti al riguardo: Jacob e Bella si conoscono fin da bambini; Edward e Bella si conoscono sul posto di lavoro di lei e lui per far colpo spende 53$ per dei pantaloni da escursione; Jasper e Alice che non fanno sesso perché lei è vergine. Per fortuna ha lasciato perdere questa storia.
Visto il successo delle sue storielle a puntate, Erika Leonard ha deciso di passare ad un libro e l’ha intitolato “Fifty Shades of Grey”. Perché il protagonista si chiama Grey di cognome. Ma capisco che abbiano voluto tradurlo con “50 sfumature di grigio” e non con “50 sfumature del signor Grey”.

Insomma a quanto ho capito ‘sto tipo è un gran depravato con problemi psichici da sindrome da alienazione genitoriale e Anastasia è una giovincella col complesso di Elettra che si fa fare di tutto. Cioè, lui dice: “Carina, che ne dici di un contratto con cui io ti relego a schiava e io svolgo il ruolo di dominatore dell’aria della terra e di tutti i tuoi buchi?” e lei risponde: “Oh, fascinoso uomo sconosciuto, ci sto alla grande, appendimi al soffitto e legami come un salame!”. 

Per pura curiosità ho letto alcune pagine. Quelle dove viene descritta la prima volta della protagonista per esempio: “quasi mi vengono le convulsioni” “lo sento…” “Lasciati andare, piccola”. O quando si trovano in un albergo e lei ha il ciclo: “…estraendo delicatamente l’assorbente interno e gettandolo nel gabinetto” “Oh, piccola, ne avrò mai abbastanza di te?”.

 Ma che, scherzi? 

Comunque, dopo che il sadico Grey ha fatto di tutto alla docile Anastasia e lei si innamora perdutamente, alla geniale protagonista passa un unico pensiero nella sua testa vuota, ovvero che il suo amante è un uomo malato di mente. Decide di lasciarlo. Ok.

E ora da questo libro fanno un film, ma censurano le parti spinte.
Sarà la storia di due che si incontrano, prendono un caffè e decidono di non vedersi mai più. 

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Buongiorno

Un nuovo giorno! Che lo stress abbia inizio!!

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Insofferenza

Piccola riflessione sorta da un ritorno a casa piovoso, umido e fin troppo popoloso. Quando piove è così: prima, mentre cammini per strada, cerchi di ripararti col tuo misero ombrellino e anche se lo sposti in tutti i modi qualche parte di te si bagna; poi monti su un mezzo pubblico verso la salvezza dell’asciutto e ti ritrovi a sguazzare nelle pozze che ovviamente gli altri passeggeri non possono non fare, e magari ti capita di entrare in collisione con ombrelli/k-way/giacconi e ti trovi più zuppa che se fossi andata a piedi.
Sugli autobus dovrebbero mettere quei deliziosi sacchetti-porta-ombrelli-bagnati che ci sono alle entrate dei centri commerciali che a me ricordano tanto i preservativi, quelli che si inceppano ogni cinque minuti e che quando vai a togliere la magica copertura splash ti fai il bagno con l’acqua rimasta intrappolata e che nel frattempo si è quintuplicata.
Comunque, il punto della riflessione non è questo, bensì che ho capito che sto diventando insofferente. É successo questo: monto sul tram, faccio il biglietto da brava fruitrice di servizi pubblici, mi incastro in un angolino tentando di gocciolare il meno possibile e mi rilasso. Alla fermata successiva, entra un gruppo di quattro ragazzi che avranno avuto più o meno diciassette anni. Spintonano, sbraitano in una lingua sconosciuta, ovviamente non timbrano e pesticciano tutti per arrivare alla metà del tram, poi quando si sono fatti spazio per bene, iniziano a parlare/urlare tra di loro. Riporto il discorso premettendo che erano tutti riuniti attorno ad uno smartphone:

“Cazzo”
“Minchia che roba”
“Porca puttana fammi vedere!”
“Ti puoi levare dalle palle?”
“Guarda guarda minchiaooooh”
“OOOOOH CAZZO!”

Probabilmente stavano guardando un porno, non ho molte altre spiegazioni. 
Mentre assistevo alla loro conversazione, mi è venuto in mente quando il mio fidanzato se la rideva guardando “I Soliti Idioti” nella parte dei ragazzetti drogati (se a qualcuno interessa, sono questi –> http://ondemand.mtv.it/best-of/40-i-soliti-idioti-minchia-boh-la-top-6-di-patrick-e-alexio) e io gli dicevo che non poteva esserci gente così in giro, non fino a quel punto. Ammetto quindi di aver sbagliato e che questo modo di fare non riesco più ad accettarlo. E poi mi vengono mille domande da cariatide in mente, tipo “ero così anche io alla loro età?” “sono stati educati dagli uomini delle caverne?” “è questa la nuova generazione?”.
Oh, non posso farci niente, non li sopporto. Sarà la vecchiaia che incalza.

Cosmonauta

La notte scorsa ho sognato di navigare in un mare di stelle,
e di attraversare il calore di decine di galassie.
Mi trasportavano i venti solari,
vagavo dove i nauti gettano le ancore
e trattenevo milioni di cristalli sui miei polpastrelli.

La notte scorsa ho sognato di navigare in un mare di stelle,
e di superare la luce del sole che bruciava attraverso i miei occhi,
lasciando che ogni vampata mi portasse più lontano.

E dicevo addio a tutto ciò che conoscevo
e lasciavo che i venti solari mi spingessero
verso il bacio di tutto ciò che era sconosciuto.
La mia nave scricchiolava e si lamentava.

Superavo l’alba ustionante di decine di galassie,
nuotavo dove vengono gettate le ancore
e sentivo milioni di cristalli sulla punta delle dita.

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Sembriamo

Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volò via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient’altro,
è forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno.

Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango – io piango!
O Dio! Non potrò trattenerli con una stretta più salda?
O Dio! Mai potrò salvarne
almeno uno, dall’onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non è che un sogno dentro un sogno?

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Silenzio

Nessuno sapeva.

Tutti erano d’accordo.

Lo nego.

I campi di concentramento non ci sono mai stati.

Giustificazionismo.

Segregazione.

Inedia.

Mai esistito.

Olocausto.

Bambini.

Padri madri sorelle fratelli.

Corpi.

Negazionismo.

Genicidio.

Testimoni.

Oblio.

Morte.

Silenzio.

La Divina Commedia sarebbe 
un’opera di grande sensazione
se Dante, invece che all’Inferno,
fosse stato nei campi di concentramento.

Halina Szuman, Auschwitz, 1944

 

 

Sola

Sussurrasti “La notte è giovane, e anche noi”, e io ti guardavo. E ascoltavo.
Appoggiati al muro abbiamo teso l’orecchio al sordo gracidio delle rane che cantavano la loro vita e, nonostante la notte fosse fredda, la tua mano era calda.

Più tardi hai guardato le stelle mentre osservavo l’umido della sera rapprendersi sulle tue dita, in un momento che non perderò mai.

Quella notte abbiamo dormito sull’erba e la mattina abbiamo mangiato ciliegie. Guidammo per ore, quel giorno; non c’erano edifici, solo marrone e oro e verde e blu, crinali e colline. Ci fermammo dopo il tramonto.

“Solo una notte”, hai detto, e ci siamo sistemati sul materasso troppo morbido con le coperte troppo leziose. Sorrisi guardando le piccole finestre e i muri granulosi, mi sentivo comunque a casa.

“Ho bisogno di te”, ti dissi, “perciò non lasciarmi mai più sola”.

L’angolo della tua bocca si increspò in un sorriso e mi guardasti con i tuoi occhi infiniti. 
Mentre mi accarezzavi i capelli, mi sono addormentata.Immagine

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