Il Primo Giorno dell’Anno

Lo distinguiamo dagli altri
come se fosse un cavallino
diverso da tutti i cavalli.
Gli adorniamo la fronte
con un nastro,
gli posiamo sul collo sonagli colorati,
e a mezzanotte
lo andiamo a ricevere
come se fosse
un esploratore che scende da una stella.
Come il pane assomiglia
al pane di ieri,
come un anello a tutti gli anelli…
La terra accoglierà questo giorno
dorato, grigio, celeste,
lo dispiegherà in colline
lo bagnerà con frecce
di trasparente pioggia
e poi lo avvolgerà
nell’ombra.
Eppure
piccola porta della speranza,
nuovo giorno dell’anno,
sebbene tu sia uguale agli altri
come i pani
a ogni altro pane,
ci prepariamo a viverti in altro modo,
ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
a sperare.

Pablo Neruda 

Vecchio e Nuovo

Il 2013 è finito, pochè ore ci separano da un nuovo scatto di calendario. Sinceramente, non ho mai amato Capodanno, né i festeggiamenti annessi. Non li ho mai capiti, perché festeggiare la fine di un anno? Che senso ha? Che poi prima erano molto più divertenti, visto che la gente se ne andava in giro mascherata da giovenca a fare numeri di magia nera. 
E in più ho paura dei botti, da bambina avevo l’abitudine di rintanarmi sotto il primo mobile che mi capitava a tiro al momento dei fuochi. Sono vecchia dentro.

Comunque sia, a parte la mia ostilità nei confronti della fine dell’anno – che magari un giorno finirà – giunge il momento di fare un po’ conti su questi 365 giorni, già che ci siamo.

Partendo dalle cose materiali: il libro che ho letto più volentieri è stato “Ritratto in Seppia” di Isabel Allende, forse perchè la protagonista ha una grande passione per la fotografia, o  magari per l’introspezione di cui si colora di pagina in pagina. Anche “Il Fante di Cuori e la Dama di Picche” della Harris ha dato le sue soddisfazioni.

“Il bel fante di cuori e la regina di picche chiacchierano sinistramente dei loro amori defunti”

 Quello che mi ha lasciata più perplessa è invece “Che fine ha fatto Mr. Y”, di Scarlett Thomas: inizio lento, parte centrale abbastanza interessante e fine che resti lì a chiederti dove sia il resto del libro.

Film che mi è rimasto impresso e che ancora mi domando come mai non l’abbia visto prima è “The Watchmen”, di cui devo assolutamente procurarmi i fumetti. A questo proposito, se vi va di leggere un gran bel fumetto (e non siete impressionabili) fatevi capitare tra le mani “From Hell”, sempre di Alan Moore. Tornando ai film, degno di nota è anche “Cloud Atlas”, anche se ho dovuto rivedere un paio di volte prima di comprenderlo a pieno.

“Da grembo a tomba, siamo legati ad altri passati e presenti… E da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro”

Non mi ha detto assolutamente niente “Sole a catinelle”. Mi dispiace Checco, ma è talmente stupido che non fa nemmeno ridere, senza contare che Brunetta ti ha commentato così: “Zalone esprime in pieno la filosofia positiva, generosa, anticomunista, moderata, serena di Berlusconi e di Forza Italia”. Ecco, lasciamo perdere.

Mi sono data alla musica indie-folk che nessuno sopporta per più di tre minuti ma che a me rilassa tantissimo, e ho passato un mese intero, ogni giorno, a ascoltare “Come Togeter” dei Beatles.

http://www.youtube.com/watch?v=axb2sHpGwHQ

Dal punto di vista psicologico è stato un anno duro, devo ammetterlo. Riprendendo le parole che un saggio amico ha pronunciato: “Non è vero che non esistono limiti, i limiti ci sono eccome. C’è un limite al dolore che un uomo può sopportare prima che l’attrito lo squagli, c’è un limite all’amore non ricambiato e c’è un limite all’uso del proprio tempo, l’unica cosa che si esaurisce continuamente”
L’ho capito, sai? Proprio mentre cantavamo a squarciagola nell’anfiteatro di Benevento, sotto il sole cocente delle due nel silenzio della deprimente città vuota. Forse un po’ tardi, ma l’ho capito.

Ho incontrato e conosciuto persone che mi hanno ricordato di avere un cuore solo per poi frantumarlo, altre che invece mi hanno perdonato alcune scelte probabilmente sbagliate, ho ritrovato amici perduti che non lascerò andare di nuovo. 
Ho imparato che ci sono più visioni della realtà, che non devo sempre mettere da parte me stessa in favore degli altri, che ci sono diversi modi di intendere e dimostrare l’amore e che a mia grande sorpresa non sono una di quelle che come la Zilli “non importerebbe niente se le parole tue mi hanno fatto male”.
Ho avuto attimi di tristezza in cui mi sembrava di dovermi spezzare in due, anzi lo avrei preferito a quel dolore, e momenti di pura e semplice gioia, di quella che non capisci subito cosa sia. E ho compreso di non poter riporre la mia felicità nelle mani di qualcun altro.
Ho finito un percorso di studi, iniziatone un altro, e ancora non so cosa voglio fare da grande.

Ho più pianto che riso, più amato che odiato.
Sono stata usata, umiliata, spolpata, ridotta a un sacco vuoto.
Mi sono ripresa, ho deciso di rendermi conto di chi sono e di dimostrarmi quanto sono forte. Ho innalzato scudi e mura e torri, ho lottato e – anche se non sempre – vinto. Sono orgogliosa di me stessa. Ho deciso di essere un bel sole caldo invece che una timida stella forse già spenta.

Ho capito che un bambino è il dono più grande che si possa ricevere e che crescere felici, anche se questo è un mondo di orrori, è possibile. 
Il piccolo uomo di casa l’altro giorno se ne stava accoccolato per terra a contemplare il cielo; gli ho chiesto cosa stesse facendo e mi ha risposto “Penso, Saha!”. Ogni tanto mi piacerebbe entrare nella sua testa e vedere nuovamente il mondo con gli occhi di fanciullo…questo è uno dei miei propositi per l’anno nuovo. 

Con questo mini-bilancio, col quale mi sono resa conto di quanto in anno si possa cambiare, auguro a tutti un anno…buono? bello? mmmh…fantastico? Accidenti, non sono brava con i commiati…Facciamo che vi auguro un anno come lo desiderate, va!

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Fuori il Vecchio, dentro il Nuovo?

 

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Ho trovato dei ricordi e ho strappato tutto. Senza pensarci un secondo. A metà, poi a metà e di nuovo.

La memoria è come la marea,
Che gonfia e rifluisce.
A volte calma,
Lenitiva e dolce,
Altre violenta,
Amara.
Ogni tanto la mia mente
Va alla deriva.
Mi basta chiedere
Per perdermi nel tempo.

Nuvole

Mes bras sont rompus pour avoir étreint des nuées.
Ho le braccia a pezzi a forza di abbracciare le nuvole.

 
Charles Baudelaire
 
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Riposo

Ho poggiato il mio orecchio sul tuo petto. Eri freddo, ghiacciato, ma non sembrava ti importasse. Il tuo corpo vibrava piano ad ogni respiro, come quello di un gatto che fa le fusa. I tuoi muscoli scattavano ogni tanto, come antenne pronte a catturare le frequenze di qualcosa là fuori.
Pensai che gli alieni sono annoiati quanto noi esseri umani, non hanno niente di importante da comunicare. 
Il nostro sangue produceva silenzio, un riposo cosmico di nostalgia insondabile.

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Song

Scrivimi una canzone nel cielo,
dove posso trasformare le nuvole
in una qualsiasi forma con un solo respiro
e il tocco delle esili dita.
Il respiro contro il mio collo
mi fa rabbrividire nella brezza fresca,
i capelli ondeggiano come i rami del vecchio
salice sotto il quale sussurravamo.
Dipingi un sorriso sul mio volto con le tue parole,
fai entrare la sincerità finchè non ci sarà più spazio
per i dubbi.
Fammi innamorare di te più e più volte,
ogni volta che le mie labbra, la mia anima, i miei occhi,
incontrano i tuoi.

Quietamente

Le sue labbra, soffici come carta antica,
sapevano di inchiostro e polvere.

L’avrei baciato migliaia di volte,
solo per assaporare la pacifica poesia
della sua lingua.

Ma sto accarezzando fantasmi
con occhi vuoti, spogli, nudi
vulnerabili come doccioni
addormentati nel sole del pomeriggio.

 

Lo amerò quietamente, senza parlare,
tra le braccia di questi angeli di pietra.

 

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“Lugubre notte, notte attraente,
la tua bellezza oscura mi ossessiona “

Sospresa

Il mio dolce toporagno, quel concentrato di affettuosità e amorevole passione che mi ritrovo come fidanzato, mi ha appena fatto una sorpresa.
Diciamo che in genere non amo le sorprese, sono una troppo analitica e seria per questo tipo di cose, ma comunque con lui sono al sicuro perché non me ne fa quasi mai. Non so se è per una specie di terrore psicologico che gli prende quando pensa a una probabile strenna per moi…ce lo vedo a domandarsi “Ma ora che accidenti le regalo??? Le piacerà il portabanane che ho visto all’Ikea?”. Sì perché effettivamente ammetto di avere gusti particolari, il che equivale a difficili. Potrei benissimo essere più felice di ricevere un portabanane che un anello col brillante.
Così lui, previdente, ogni volta che c’è una ricorrenza/festività/quant’altro, mi chiede cosa mi piacerebbe e io gli dó tre o quattro alternative tra cui scegliere. Lo so non è molto romantico e spontaneo, ma ci troviamo bene così e il metodo funziona.
Però oggi ha deciso di essere diverso, di superare i suoi limiti e buttarsi nell’avventura! Probabilmente perché non ci vediamo da settimane e passerà il Natale in mezzo al deserto tra musulmani che ignorano il significato di questa festa (ma che il panettone se lo tengono per loro). Così, mentre me ne stavo avvilita e immusonita perché ho bruciato i biscotti che volevo mangiare domani a colazione, hanno suonato alla porta. Apro e tra fronde e frasche e rose e pigne il fiorista si fa largo e mi dice che sono per me. Un enorme, bellissimo, gigantesco mazzo di fiori natalizi rossiargenteieverdi con tre rose. Si è anche ricordato che le rose devono essere dispari. È così grande e voluminoso che non ho trovato un vaso dove metterlo, ho dovuto infilarlo in una pentola e incastonarlo tra la libreria e il cactus perché è talmente pesante che pende e non voglio che cada.
Ho controllato il bigliettino, tanto per capire se ci fossero errori o se per caso fossi diventata così famosa da avere ammiratori segreti: no no sono proprio da parte sua. Via, forse un po’ mi piacciono le sorprese…

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