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Permettimi di ricordare il tuo viso: tu sei uno per cui vivere (e non morire). Il tuo sorriso mi acceca, una similitudine con un solo occhio, un ciclope grammaticale.

Lascia che ci uniamo, diventiamo due avverbi congiunti: Ora e Dopo. Connettiamo le nostre proposizioni e diventiamo una frase sola, costruiamo un tempo futuro.

Facciamo l’amore come Punto e Virgola, diveniamo ognuno il complemento dell’altro.

Pronomi indipendenti, cuori in transito. Sei tu l’oggetto del mio amore, il soggetto delle frasi, l’estremità della mia sintassi.

Sei uno per cui vivere, e credimi, perché io non sbaglio mai un infinito.

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