La mia vita è una favola. Non è facile essere l’emarginato di ogni storia.

Mentre Cenerentola partecipava al suo magico ballo, mentre il suo Principe raccoglieva la scarpetta di cristallo, io ero la povera Zucca, splendente per una notte e poi finita in mille pezzi.

Intanto che la Principessa dormiva sonni agitati, aspettando di sentirsi adeguata, io ero il Pisello schiacciato da sette materassi, il fastidio.

Mentre Raperonzolo faceva crescere i suoi capelli dorati, e il Principe attendeva la sua treccia, io ero il povero Cavallo Bianco, decisamente meno affascinante del Principe Azzurro.

Mente Jasmine coccolava la sua tigre, quando Aladdin trasformava i suoi sogni in realtà, io ero il Tappeto Magico, costretto a portare il peso dei due innamorati in una fredda notte araba; un nuovo magico mondo, ma non per i tappeti calpestati.

Ero le indesiderate scaglie di Ariel, la Rana che nessuno vuole baciare, la Mela avvelenata di Biancaneve, il Fuso di Aurora, il Lupo famelico.

Mentre Belle trovava il cuore in una Bestia, mentre gli orologi e le candele danzavano insieme alle teiere e alle tazze, io ero la solitaria Rosa che stava avvizzendo inesorabilmente.

Mentre Pocahontas esplorava la Natura e l’Amore, intanto che John Smith baciava la sua bella principessa indiana, io ero il Salice Piangente, che sospirava piano piano al vento.

Non abbastanza fondamentale per essere l’antagonista, mi camuffavo nelle scene. I Fratelli Grimm e Walt Disney e nessun altro raccontavano mai storie di streghe dolci o di sorellastre carine e amorevoli… 

“E vissero per sempre infelici e scontenti”, fine della storia, chiudi il libro?Immagine

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