Sono andata alla mostra sull’Avanguardia Russa del ‘900, qui a Firenze fino a gennaio.

Pittori di un certo calibro:

Wassily Kandinsky

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Kazimir Malevič

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Natal’ja Gončarova

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Pavel Filonov

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Leon Bakst

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E effigi lignee piuttosto divertenti:

Michail Matjušin

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Spirito protettore della jurta

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Amo l’arte in generale, che sia del 1200 o del 1900, pitture parietali e affreschi leonardeschi, perciò è scontato che dica che mi sia piaciuta parecchio. Per convincervi che è davvero una mostra fatta bene (sinceramente, era l’ora che a Palazzo Strozzi tornassero in sè) vi dico che il mio fido accompagnatore non si è mai lamentato durante la visita, nemmeno una volta. Ed è uno che nei musei nota prima le panche per sedersi che le opere. Ci sto lavorando.

E dopo tutto questo turbinio di colori, geometrie, definizioni di nuove forme, non ho resistito al richiamo dell’arte. Uscendo dall’ultima stanza ci si trova nella zona dedicata ai bambini, dove i più piccoli possono dare libero sfogo alla fantasia e disegnare su cartoline da mettere poi in appositi espositori. Mi sono guardata intorno, non c’era nessuno, e anche ci fosse stato qualcuno sarebbe stato lo stesso: ho preso una cartolina, qualche matita spuntata e morsicata e mi sono messa a disegnare sul tavolo di metallo marmato. Mentre ero lì che tracciavo linee piuttosto casualmente ecco che arriva un bambinetto, mi si mette accanto e

“Che fai signora?” mi chiede.

“Sto facendo una cartolina da mettere nell’espositore”

“Ma non è un vero disegno”

“…beh, no, non nel senso comune”

“Sembra uno dei quadri che ho visto alla mostra”

“Infatti, visto che mi sono piaciuti molto mi ci sono ispirata”

“Sei brava, mi piacciono le tue linee colorate”

E è andato via. Mi è spuntato un sorriso spontaneo, ce lo vedo bene fra qualche anno a fare il critico d’arte. Ho riniziato a disegnare, ma mentre ero lì che sceglievo un bel blu notte per riempire gli spazi bianchi, ecco che mi sento battere sulla spalla.

“Scusa signora” mi dice il bambino “Ho portato qui dei miei amici per fargli vedere come sei brava. Guarda Michele, hai visto che bel disegno?”

“Ma non è un disegno” risponde Michele, mentre io ancora osservo stupita il mio giovane pubblico.

“Ma sì che lo è, scemo! Non lo è nel senso comune. Però se non ti piace non capisci nulla. É as-trat-to.”

Quindi le mie linee colorate e i suoi cerchi concentrici sono accanto, nell’espositore.

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