Solitudine

Arrivi prima del mondo,
di volta in volta,
ricordandomi vite passate.

Cadiamo mortalmente
nel luogo dei pensieri e delle solitudini:
“Una vita per un una vita”,
cantiamo al dio dei defunti.

Ricordami ancora
perché non siamo insieme.

Giacevamo sulla Terra,
formando linee e cerchi
sul terreno.
Il più alto dei cieli
e il più profondo buio
incarnavano la tua immagine.

Antichi templi e città da scoprire
portavano il tuo segno,
il tuo nome era Amore
in un altro universo.

Quando te ne sei andato
i miei occhi non hanno visto che rovine.
Tutto è iniziato
e si è concluso con te.

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Scomparire

Mi allontani con sguardo angosciato, mi volto per non ferirmi con quegli occhi silvani.

Cosa hanno visto per essere così tristi, me lo dirai un giorno.

Mi sfiori i polpastrelli con tocco incerto. 

Dobbiamo andare.

Dobbiamo restare.

Le tue dita fredde scivolano sulla mia nuca, giocano pochi secondi con i miei riccioli e si ritirano lente. Senti la mia pelle d’oca, accarezzi le vene blu nell’incavo del polso.  

Non sarò con te quando avrai bisogno, non sarai con me quando ti vorrò. Da lontano non potremo far altro che pensare con nostalgia a un giorno mai stato.

Ti prego rimani, non ci vedrà nessuno oltre le stelle.

Le tue labbra sanno di fumo dolce e menta, sorridono in un bacio. La tua pelle ha il sapore del mare.

Voglio confondermi con la notte fino a scomparire.

 

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Splendore

Baci di Girasole danzano sulla mia pelle
mentre giaccio in un campo di grano nel pomeriggio.
Appari quasi dal nulla
e ti fermi accanto a me come se
appartenessimo da sempre l’un l’altra.

Il Sole fa male agli occhi,
cerco forme nelle nuvole.
Mi fissi e cerco di pensare,
eppure più guardi più è difficile concentrarmi.

Ognuno porta la Luna come dono,
ma per me, l’unica cosa che può
rivaleggiare con te
è il grande splendore del Sole
e anche allora, quando cominci a
emergere dal bagliore
il Sole si fa scuro e bruciato.

Ci siamo distesi nel calore,
baciati dai Girasoli
e il grano ci solleticava
e nient’altro importava al mondo.

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Seduzione

I tuoi occhi penetranti
mi hanno tenuta prigioniera

Il tuo abbraccio avvolgente
e il calore della tua pelle
Erano la mia seduzione

Con voce di veleno
Ti sei fatto strada dentro di me

e mi sono lasciata trasportare.

Senz’anima

Mi guardi
con occhi senz’anima
Mi guardi
con un sorriso che non svanisce mai
dalle tue labbra rosee

Nelle mie mani ti riposi
così bella
così impeccabile
Riccioli ramati contornano gli occhi di miele

Le ore passano rapide
mentre ti invito a ballare
Balla per me, ragazza perfetta

Fili ti tengono dritta
Fili ti fanno danzare
alla mia musica

Un giorno mi si annoierò
e sarai lasciata sola
Mia bella, amata bambola

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Sessanta miglia

Ho sognato che ci perdevamo, nel campo coperto di fiori selvatici. Ciascuno un brillante, splendente, rilucevano d’oro e si riflettevano nei tuoi occhi. Mi ha fatto pensare a cieli infiniti e al tocco delle tue labbra sulle mie.

Un sogno senza fine, la favola rubata di noi: che ci siamo persi in abbracci infiniti per ore fino a quando tutto il nostro respiro non era che il nome dell’altro, e il Vento lo portava con sé per miglia e miglia.

E gli unici testimoni dei nostri fuggevoli peccati erano il Sole e le Stelle sopra di noi.
I nostri capelli, poggiati sull’umidità terrosa, prendevano un colore dorato e la dolcezza del Caprifoglio sostava sulle nostre labbra.

Io sogno di noi che ci perdiamo per ore, da qualche parte, nella città in cui ci siamo incontrati.
Sessanta miglia a nord di nessun luogo. Dove puoi scrivere canzoni d’amore sulla mia pelle, con la punta della lingua, tracciando disegni stravaganti nella mia bocca.

E gli unici testimoni della nostra felicità fuggevole sarebbero il Vento tra i capelli e il Cielo dorato.

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Serenata

Giunchiglie ondeggiano mandando baci tremuli,

vacillano nella serenata di ali delicate.

 

I nostri volti arrossendo si fanno luminosi,

mentre la luce del Sole scivola via.

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Segreto

Lascia che ti dica un segreto. 

Ero l’oceano un tempo. Allargavo le mie braccia da paese a paese e quando inclinavo la testa all’indietro, i miei capelli diventavano un milione di sirene addormentate. I Pesci nuotavano dentro di me, attraverso di me. Barche e pescatori galleggiavano dimenticati nelle loro tombe, ai miei piedi.

Ero l’oceano. Poi ho strisciato sulla Sabbia fin sulla Luna. Ora io sono il figlio della Luna, fatta di  sale marino e lische di pesce. Io sono l’oceano che ha deciso di strisciare via e ho coperto la mia pelle con polvere di cometa. Stringo crateri nei palmi delle mie mani come fiori già appassiti, le sirene che un tempo erano i miei capelli si sono svegliate e cantano ora. Chiamano la Luna, le chiedono di poter tornare al loro amato oceano. Ma la luna è silenziosa, si allontana con la sua faccia temporalesca.

Lascia che ti dica un segreto. Lo sussurrerò al tuo orecchio, come le nebbiose onde di mezzanotte.

Ero l’oceano. Il mio sangue era acqua blu e acqua verde, grigio quando le nuvole si facevano pesanti di pioggia. Ero fatto di sale. Ma ho strisciato sulla sabbia nel bel mezzo della notte lasciando il deserto dietro di me. Le sirene stanno morendo e lo spazio è troppo tranquillo e buio. I crateri fanno male come ferite incancrenite.

Sono diventato il Bambino Luna e ho cercato di riempire quei crateri con l’oceano.

Lascia che ti dica un segreto.

Il sale pungeva le mie ferite.

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Sogno

Mi svegliai, lasciandomi alle spalle i sogni che avevo fatto su di te. Il chiarore arancione del sole si infrangeva su di noi come se provenisse dalla cima di una piccola cascata.
Le tue braccia erano strette attorno a me, proteggendo tutti quei segreti che avevo scelto di rivelarti, come se facessero parte della tua vita. Seguii il blu delle vene sul tuo braccio, come un viaggiatore segna il percorso su una mappa.
Non eri ancora sveglio, decisi di conservare quel momento di serenità. Potevo sentire il tuo cuore battere contro il tuo petto, tenere il tempo per il mio.
Mi girai e sprofondai il mio viso nel dolce profumo dei tuoi capelli, che si moltiplicó contro il mio naso. Nuovamente mi sentii completamente intossicata dalla tua essenza.

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