Denso

la mattina arrossisce
di velluto
quando ci svegliamo
sotto le lenzuola di caramello

quel tuo bacio segreto
denso
come ricordi di porcellana

una finestra sul nulla

torna tra le mie braccia

 

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Angolo

stelle ammiccano
da fessure
tra le nuvole
guardo la notte
agitarsi
mentre mi sdraio

hai strappato le pagine
dei tuoi libri preferiti
tappando le crepe dei muri
dialoghi
epiloghi
climax
che smorzano il freddo
del mondo

tiro un angolo

una manciata
di per sempre felici e contenti
e tragici addii
mi cadono addosso
un’onda di emozioni
che lottano
tra le mie dita

 

Solo gli schiocchi pensano a come nasce l’aria.

Spargo la sabbia sulle labbra dell’oceano.
Mi siedo su umidi, granulosi cliché
e nuvolosi déjà vu.

Ma supponiamo che l’aria avesse un suo respiro
Il suo bagaglio di ricordi confusi
Qualche cicatrice che forma strani disegni
Un anelito con cui non si arrende

Un giorno
forse,

I vicoli ciechi
apriranno altre porte.

E se non fosse così sciocco, dopotutto?

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Per Ora

Fiori di carta da parati ingialliti sbocciano
e si sbucciano
nella tonalità fumosa delle mura

Il bollitore canta un falsetto monotono.

Le nuvole sono come ali di falena
che vola verso il sole

Posso sentire le tue mani pormi domande
assonnate
osservando come culli il tuo bicchiere di porcellana

Potrei trovare una risposta se vuoi davvero sapere
ma per ora,
per favore,
guarda tutta questa luce

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Saul Leiter – Jean with Cup, 1948

Per Te

Mi dicesti che quando sarei diventata grande avrei capito
e alzai gli occhi e vidi il cielo, aeroplani di carta color pervinca
Ho allungato una mano e tracciato una linea per te
che girava tutto il mondo e tornava al tuo cuore saggio

così quando sarei stata più grande, e avrei capito,
sarei stata in grado di tornare al mio posto

con te.

Dicesti che i nostri mondi erano davvero distanti,
tu con i tuoi ricordi e io con i miei dolci sogni dorati.
Annuii e attorcigliai i capelli scompigliati
pensando che eravamo vivi insieme,
vicini.

Ti ho abbracciato e mi hai detto che ero grande. Una fantastica giostra colorata.
Sorridevi di sabato, ridevi a crepapelle. Hai voluto un aeroplano di carta color pervinca.

Sono più grande e capisco
che le linee tratteggiate si ingarbugliano o semplicemente spariscono e
avevi ragione quando dicevi che le cose non sono sempre così belle
come nella mia fantasia.

Disegnerò cose nuove per te e ti penserò ridendo
ad ogni giostra
perché so che hai trovato qualcosa di bello sui cui atterrare.

 

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a mio nonno

Zucchero

Le scarpe ticchettano sulle strade ricoperte di cannella e aria secca
Ti è rimasto dello zucchero sul rossetto

Scegli il caffè
come hai scelto di essere romantica
Solo per l’idea di esserlo: nero affumicato che turbina nella tazza,
il vapore che si accartoccia nell’atmosfera e nei capelli.
Corto, amaro,
scuro e troppo aromatico

La curva d’argento del cucchiaino mostra il tuo riflesso deformato
la linea del collo e ogni perla scintillante
L’orologio appeso al muro che ticchetta
Il pendolo che oscilla vicino all’orecchio
mentre passi la mano lungo le cuciture della sedia in pelle

Il profumo dolce e troppo forte che si mescola all’aroma del caffè
nero, scuro, brillante
Proprio come l’oro intorno al suo dito

Ti è rimasto un po’ di zucchero sulle labbra
Chissà come

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Carta da parati

potrei essere stata pensata per

creare maree, evocare

fulmini ad ogni passo, per

superare venti impetuosi,

cavalcare onde su una corsa selvaggia

eppure

penserai a me quando vedrai segni

su un vetro annebbiato: il mio

naso premuto contro la superficie

umida, le mie

mani aperte col palmo verso il freddo

pensavo

ripuliremo le pareti

dalle croste di gesso

pensavo

smonteremo il falso legno

da viti e bulloni

pensavo

la mia pelle come guscio d’uovo

alla luce del sole

eppure

questa fame aggrappata

alle mie costole

come carta da parati

Forse

In un altro momento sarei stata la tua

tarda notte,

una confessione tra mani serrate.

Avrei potuto vedere, disperatamente

toccando

amare l’un l’altro senza un nome.

A volte siamo entrambi abbastanza romantici e tragici.

Abbastanza per questo, dico.

E se non avessi peccati a sufficienza

per invogliare le tue dita alla mia pelle

forse

Sono solo una ragazza con cui hai bevuto

un caffellatte,

sfiorandole la mano per sbaglio.

Siamo piccole chiacchiere sul mondo

forse

Maestri nel fare l’amore con gli estranei

E tu

E io

Ma non importa

in qualche modo

forse

ti ho sfiorato.