Poesie

profumo di mele

percorre le mie costole con le sue dita

mentre leggo poesie

vestita di nulla

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Per Ora

Fiori di carta da parati ingialliti sbocciano
e si sbucciano
nella tonalità fumosa delle mura

Il bollitore canta un falsetto monotono.

Le nuvole sono come ali di falena
che vola verso il sole

Posso sentire le tue mani pormi domande
assonnate
osservando come culli il tuo bicchiere di porcellana

Potrei trovare una risposta se vuoi davvero sapere
ma per ora,
per favore,
guarda tutta questa luce

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Saul Leiter – Jean with Cup, 1948

Per Te

Mi dicesti che quando sarei diventata grande avrei capito
e alzai gli occhi e vidi il cielo, aeroplani di carta color pervinca
Ho allungato una mano e tracciato una linea per te
che girava tutto il mondo e tornava al tuo cuore saggio

così quando sarei stata più grande, e avrei capito,
sarei stata in grado di tornare al mio posto

con te.

Dicesti che i nostri mondi erano davvero distanti,
tu con i tuoi ricordi e io con i miei dolci sogni dorati.
Annuii e attorcigliai i capelli scompigliati
pensando che eravamo vivi insieme,
vicini.

Ti ho abbracciato e mi hai detto che ero grande. Una fantastica giostra colorata.
Sorridevi di sabato, ridevi a crepapelle. Hai voluto un aeroplano di carta color pervinca.

Sono più grande e capisco
che le linee tratteggiate si ingarbugliano o semplicemente spariscono e
avevi ragione quando dicevi che le cose non sono sempre così belle
come nella mia fantasia.

Disegnerò cose nuove per te e ti penserò ridendo
ad ogni giostra
perché so che hai trovato qualcosa di bello sui cui atterrare.

 

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a mio nonno

Zucchero

Le scarpe ticchettano sulle strade ricoperte di cannella e aria secca
Ti è rimasto dello zucchero sul rossetto

Scegli il caffè
come hai scelto di essere romantica
Solo per l’idea di esserlo: nero affumicato che turbina nella tazza,
il vapore che si accartoccia nell’atmosfera e nei capelli.
Corto, amaro,
scuro e troppo aromatico

La curva d’argento del cucchiaino mostra il tuo riflesso deformato
la linea del collo e ogni perla scintillante
L’orologio appeso al muro che ticchetta
Il pendolo che oscilla vicino all’orecchio
mentre passi la mano lungo le cuciture della sedia in pelle

Il profumo dolce e troppo forte che si mescola all’aroma del caffè
nero, scuro, brillante
Proprio come l’oro intorno al suo dito

Ti è rimasto un po’ di zucchero sulle labbra
Chissà come

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Carta da parati

potrei essere stata pensata per

creare maree, evocare

fulmini ad ogni passo, per

superare venti impetuosi,

cavalcare onde su una corsa selvaggia

eppure

penserai a me quando vedrai segni

su un vetro annebbiato: il mio

naso premuto contro la superficie

umida, le mie

mani aperte col palmo verso il freddo

pensavo

ripuliremo le pareti

dalle croste di gesso

pensavo

smonteremo il falso legno

da viti e bulloni

pensavo

la mia pelle come guscio d’uovo

alla luce del sole

eppure

questa fame aggrappata

alle mie costole

come carta da parati

Forse

In un altro momento sarei stata la tua

tarda notte,

una confessione tra mani serrate.

Avrei potuto vedere, disperatamente

toccando

amare l’un l’altro senza un nome.

A volte siamo entrambi abbastanza romantici e tragici.

Abbastanza per questo, dico.

E se non avessi peccati a sufficienza

per invogliare le tue dita alla mia pelle

forse

Sono solo una ragazza con cui hai bevuto

un caffellatte,

sfiorandole la mano per sbaglio.

Siamo piccole chiacchiere sul mondo

forse

Maestri nel fare l’amore con gli estranei

E tu

E io

Ma non importa

in qualche modo

forse

ti ho sfiorato.

Capovolti

Dipingi il cielo bianco e
Il soffitto nero mezzanotte,
La notte è ancora illuminata,
E l’alba si oscura

Il seme alla terra e la terra alla mela

Gli alberi estendono le loro radici
alte nelle nuvole infuocate,
dove gli uccelli volano all’indietro,
e hanno ali d’angelo

I pozzi più profondi sono congelati e
le cime più alte esalano vapore

Ricordi tutte le ore trascorse
a modellare lune argentate e
fondere stelle lucenti

Gli iceberg si stanno formando,
gli oceani si allontanano,

Le cose si capovolgono

E noi con loro

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Tutto

Hai mai adorato un tramonto luminoso?

Hai mai assaggiato un bacio avvelenato?

Hai mai sognato invano

attraverso la pioggia?

Osserva l’orizzonte mistico turchese

E le nuvole bianche come la neve

Sogna liberamente

Per le anime congelate.

Per il mondo.

E ti renderai conto

Che i nostri sentieri sono tra le dita

Riconcilieremo i nostri cuori

Il mondo può sempre cambiare

Sogna attraverso il cielo

La tua realtà che si fa mia

Tutto attraverso il cielo

Per un ricordo

Torna

odora di terra asciutta
e di piogge di fine stagione

come polvere che annebbia la pelle affamata di sole

foglie tanniniche
arrugginite intorno ai bordi
intrecciate d’argento
sbirciano appese

tuffa le dita in un lago e guarda l’acqua immobile

batte
il cuore intrappolato

sotto i respiri scricchiolanti
di un autunno che torna

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[dedicata a un amico]

 

Eleonora

Mai più, ti dissi.
I tuoi occhi divennero domande che solleticavano i miei pensieri.
Accarezzami il collo con i tuoi denti e baciami con le tue ombre.
Un vecchio mi sussurrò una volta: Perché allora forse il brillare delle luci mi faranno svanire…

Ho pianto in silenzio per la perdita di questa persona, che una volta conoscevi.
Forse sto parlando per enigmi solo perché sono confusa.
“Eleonora”, mi chiamasti attraverso l’oscurità,
“Eleonora, oh mia dolce Eleonora.”
Volevo solo che stessi zitto.
Avevo finalmente trovato la disperazione dell’oscurità e non volevo che mi venisse portata via.
“Mio angelo perduto, Eleonora.” Accidenti a te, Edgar.
Una volta ti ho amato, ma col mio nome mi chiamavi lontano da quel litorale.

Così, corvo, sono venuta da te in un sogno a occhi aperti.
Mi sono seduta sul busto sopra la tua porta e ho aspettato che ti accorgessi di me.
Ero un uccello, potevo dire solo due parole.

Ho pianto per te mentre mi domandavi e riformulavi più e più volte.
Ti odiavo per avermi chiamato dal mio paradiso, ma allora capii che eri semplicemente uscito di mente a causa della mia morte,  così avevi perso ogni pensiero ragionato.
Ah amore mio. Ti conobbi come un folle, guidato dal bere nella speranza di rimanere in contatto con la realtà mentre scivolavi nel mondo sotterraneo.
Eppure allora niente volevi di più che scivolare sotto le assi del pavimento, dove si nascondeva il tuo cuore spezzato.
Volevo sapere se batteva ancora per me, ma tutto ciò che riuscivo a pronunciare era Mai più. Volevo sapere se stavi bene, ma dal mio becco non uscivano altre parole.

Mi hai chiamata: “creatura del male! – certamente profeta, sii tu uccello o demonio!”.
Mi hai chiesto se vivessi ancora su qualche spiaggia lontana, distante dal tuo amore imperituro.
Ti ho trafitto con i miei occhi neri e avidi e la mia lingua silenziosamente implacabile.
Ho visto la sanità mentale tornare a te con ombre nere striscianti vicino al camino e ho visto la tua casa bruciarti attorno, ancora seduta sul busto di Pallade proprio sopra la porta della stanza, solo perché non potevo tornare sulla riva avernale della mia notte.

Con il mio nome mi hai chiamata e qui siedo, in attesa, guardandoti e aspettando che lasci la tua ombra.
Allora tornerò nei miei mari tempestosi, trascinandoti con me nelle profondità della follia e ti mostrerò il significato della parola in questione.

Ti mostrerò il significato della parola dolore.
E la tua anima, fuori da quell’ombra che giace sul pavimento, sarà sollevata.

Mai più!

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