Se il mondo

Se il mondo è un libro, voglio leggerne tutte le pagine.

Memorizzare tutti i puntini sulle “i”
della faccia lentigginosa della Luna
Tracciare le increspature d’argento
sulla pagina di una spiaggia sassosa.

Contare le strofe ramate
attraverso la profondità degli alberi tremanti
Guidare sulla nave
di una similitudine baciata dal sole.

Aprire le finestre sul cielo spoglio
sul sospiro di nuvole in corsivo
Correre attraverso metafore
che spuntano dal terreno

Inclinare le vele di poesia
verso i continenti marini
Sprofondare nelle giungle
dove versi ornano gli alberi di pizzo.

Catturare i venti di verso libero
e le onde a rima aperta
Setacciare le ballate oceaniche
dove il tramonto accoglie la marea.

Studiare le gocce di scrittura
mentre ticchettano contro la strada
Dormire tra le pagine
della letteratura.

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Monete nel buio

Quando le campane suonavano
Seguiva il silenzio in mare
Camminava nella sua profondità senza fiato
Non chiedeva nulla oltre la calma:
Senza rumore, la sabbia faceva il suo dovere
A ogni passo affondava di più
Nel letto dei pescatori.

Quando la nebbia ruotava
La prendeva sulle sue spalle
La pelle scoperta
Nuda sul fondo dell’oceano;
Colpiva il fondo senza via d’uscita
Solo per scoprire poco a poco
Che non c’era niente da rubare.

– La consegna sarà facile, disse
Mentre lui scivolava via
Verso la luna

Su un respiro di parole preso in prestito
Compose una nota, crogiolandosi sottilmente
Nella casualità della mattina
Non esisteva il nocciolo della questione:
Nessuna considerazione, sensazione
Il dubbio affondato nel pavimento
E nelle fondamenta, messo a riposo.

Quando tutto fu finito
Invariabilmente, presentava
Una buccia scoperta
E un nucleo cavo;
Lei sorrise tristemente
In fondo, ma credendo
Nella bellezza che nasceva da quel dolore.

– Il peccato sembra facile, disse lui
Non navigando, ma scivolando
Su quella pendenza verso la luna

Sulla via del ritorno
La setacciatura gli sembrò più facile:
Le stelle si erano fatte conoscere
Brillando al contatto
Ambite monete nel buio.
Lei allungò le mani
Socchiuse la bocca e cantò per loro.

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Gocce

Sta piovendo come se il cielo
stesse sognando di aprirsi
e versare gocce fresche
che scoppiano sopra la mia testa

La Luna si gira dietro le nuvole
e sembra di ferro battuto,
non riesco a vederla
attraverso il velo che abbraccia il mondo

Le nubi temporalesche gareggiano
lente
nel piano ininterrotto di grigi,
i motori scintillano brillanti,
infiniti,
provocano forti ritorni di fiamma
mentre si sporgono come lunghe dita
verso l’orizzonte

Il cielo si contorce,
i sogni si raccolgono
e vagano, forse persi,
dentro questa distesa di tempo dimenticato

Il mare colpisce le costa d’argilla
e corre sulle montagne,
punte di granito scompaiono
tra i flutti schiumosi che salgono mentre la Luna ruota

Lentamente il mondo cade
con un fiato d’acqua che circonda ogni pietra

E in una distesa di tempo dimenticato
il Cielo si sveglierà per incontrare la Terra ancora una volta

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Sogno

Ho immerso le dita nella vernice
fatta di stelle
Brillavano dolcemente attraverso la tua pelle disegnando
il cielo

Gocciolava Giove
Saturno sembrava seta
Ho creato la meraviglia apocalittica
di una supernova morente
che l’ascia l’atmosfera sfumata di grigio

Solo per i tuoi occhi
Tu puoi vedere il cielo
mentre si srotola

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In levare

Abbiamo catturato il nostro respiro
con retini da farfalle
Respirato l’un l’altra
i pezzi dei nostri sogni
bloccati nei polmoni

Il cielo ci faceva rabbrividire
e le stelle dischiuse
corpi di lucciole scintillanti
svolazzavano verso di noi
scivolano tra le nostre dita
cadono come ali di libellula

I nostri cuori controllano
questo instabile ritmo
un amore in crescendo
staccato
lento
in levare

Come direttori d’orchestra.
Le nostre vite scrivono canzoni d’amore.8d051eceb626c005cf273007a3b03cc9

Osservo

Venti caldi da ovest
Si raccolgono le nuvole striate di rame
Per rompere il cielo

Reti filate dai ragni
Che tessono il loro mistero
All’interno di fili di seta

Perle di acqua calda
Brillanti sulla tua spalla
Invitano a baci umidi

Gli uccelli spiegano minuscole ali
Sotto le piume di indaco
Scegliendo la loro canzone

La prima fioritura dell’iris
Un gambo di azzurro grazioso
Fa crescere la primavera

Il crepuscolo fumoso
Blu sulla luna piena
Si scuotono le stelle

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Vivaaaa

Sono ancora viva! Ebbene sì, le mie giornate sono felicemente monopolizzate da un nanetto di quasi quattro mesi ormai, però sto riuscendo a sopravvivere. Abbiamo superato le coliche, le notti totalmente in bianco, la depressione post partum, le ore a cercare di far prendere un biberon intero a ‘sta creatura, la stipsi, i pianti isterici senza motivo apparente (suoi e miei)…adesso ci avviamo all’indipendenza! 

Ogni giorno impara (e io con lui) qualcosa di nuovo, è una cosa impressionante. Ieri giocavamo con la sua tazza di plastica – data la sua propensione ad acchiappare ogni cosa che gli capita sottomano, soprattutto a tavola, ne abbiamo comprata una che perlomeno non si rompe – e improvvisamente l’ha presa con le sue manine cicciotte e se l’è portata alla bocca. Fra qualche mese ci siederemo a tavola la mattina e berremo caffè insieme leggendo il giornale, già lo so. Bello di mamma.

Io sono completamente partita di cervello e passo le giornate a cantare e fare versetti assecondando le grandi chiacchierate che si fa Mattia. Ora ha anche imparato ad urlare, quindi è un gran giubilo di corde vocali, a volte mi chiedo come faccia a non strinarsi la gola. 

Mezz’ora fa, per la prima volta da quando è nato, si è addormentato da solo sul letto e non in collo, ciucciandosi le mani e cantandosi la sua ninnananna gutturale preferita. La culla è ancora in un angolo, inutilizzata, ma confido che verrà anche il suo momento di gloria. 

L’annosa questione dell’allattamento continua ad essere di gran moda, è la prima domanda che la gente, soprattutto gli sconosciuti, mi pone quando vede il bambino. Arrivando persino prima de il “Come si chiama?”, si porta in cima alla classifica il “Gli dai il tuo latte?”. Sto pensando di legarmi al collo un bel cartello con scritto “W il latte artificiale”, ma probabilmente non servirebbe. Non vedo l’ora che arrivi il momento dello svezzamento, così la finiamo. 

E comunque chiudo con questa perla: