Capovolti

Dipingi il cielo bianco e
Il soffitto nero mezzanotte,
La notte è ancora illuminata,
E l’alba si oscura

Il seme alla terra e la terra alla mela

Gli alberi estendono le loro radici
alte nelle nuvole infuocate,
dove gli uccelli volano all’indietro,
e hanno ali d’angelo

I pozzi più profondi sono congelati e
le cime più alte esalano vapore

Ricordi tutte le ore trascorse
a modellare lune argentate e
fondere stelle lucenti

Gli iceberg si stanno formando,
gli oceani si allontanano,

Le cose si capovolgono

E noi con loro

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Tutto

Hai mai adorato un tramonto luminoso?

Hai mai assaggiato un bacio avvelenato?

Hai mai sognato invano

attraverso la pioggia?

Osserva l’orizzonte mistico turchese

E le nuvole bianche come la neve

Sogna liberamente

Per le anime congelate.

Per il mondo.

E ti renderai conto

Che i nostri sentieri sono tra le dita

Riconcilieremo i nostri cuori

Il mondo può sempre cambiare

Sogna attraverso il cielo

La tua realtà che si fa mia

Tutto attraverso il cielo

Per un ricordo

Torna

odora di terra asciutta
e di piogge di fine stagione

come polvere che annebbia la pelle affamata di sole

foglie tanniniche
arrugginite intorno ai bordi
intrecciate d’argento
sbirciano appese

tuffa le dita in un lago e guarda l’acqua immobile

batte
il cuore intrappolato

sotto i respiri scricchiolanti
di un autunno che torna

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[dedicata a un amico]

 

Eleonora

Mai più, ti dissi.
I tuoi occhi divennero domande che solleticavano i miei pensieri.
Accarezzami il collo con i tuoi denti e baciami con le tue ombre.
Un vecchio mi sussurrò una volta: Perché allora forse il brillare delle luci mi faranno svanire…

Ho pianto in silenzio per la perdita di questa persona, che una volta conoscevi.
Forse sto parlando per enigmi solo perché sono confusa.
“Eleonora”, mi chiamasti attraverso l’oscurità,
“Eleonora, oh mia dolce Eleonora.”
Volevo solo che stessi zitto.
Avevo finalmente trovato la disperazione dell’oscurità e non volevo che mi venisse portata via.
“Mio angelo perduto, Eleonora.” Accidenti a te, Edgar.
Una volta ti ho amato, ma col mio nome mi chiamavi lontano da quel litorale.

Così, corvo, sono venuta da te in un sogno a occhi aperti.
Mi sono seduta sul busto sopra la tua porta e ho aspettato che ti accorgessi di me.
Ero un uccello, potevo dire solo due parole.

Ho pianto per te mentre mi domandavi e riformulavi più e più volte.
Ti odiavo per avermi chiamato dal mio paradiso, ma allora capii che eri semplicemente uscito di mente a causa della mia morte,  così avevi perso ogni pensiero ragionato.
Ah amore mio. Ti conobbi come un folle, guidato dal bere nella speranza di rimanere in contatto con la realtà mentre scivolavi nel mondo sotterraneo.
Eppure allora niente volevi di più che scivolare sotto le assi del pavimento, dove si nascondeva il tuo cuore spezzato.
Volevo sapere se batteva ancora per me, ma tutto ciò che riuscivo a pronunciare era Mai più. Volevo sapere se stavi bene, ma dal mio becco non uscivano altre parole.

Mi hai chiamata: “creatura del male! – certamente profeta, sii tu uccello o demonio!”.
Mi hai chiesto se vivessi ancora su qualche spiaggia lontana, distante dal tuo amore imperituro.
Ti ho trafitto con i miei occhi neri e avidi e la mia lingua silenziosamente implacabile.
Ho visto la sanità mentale tornare a te con ombre nere striscianti vicino al camino e ho visto la tua casa bruciarti attorno, ancora seduta sul busto di Pallade proprio sopra la porta della stanza, solo perché non potevo tornare sulla riva avernale della mia notte.

Con il mio nome mi hai chiamata e qui siedo, in attesa, guardandoti e aspettando che lasci la tua ombra.
Allora tornerò nei miei mari tempestosi, trascinandoti con me nelle profondità della follia e ti mostrerò il significato della parola in questione.

Ti mostrerò il significato della parola dolore.
E la tua anima, fuori da quell’ombra che giace sul pavimento, sarà sollevata.

Mai più!

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Esplosione

“Non sarebbe grandioso se potessimo guardare una stella mentre esplode?”

Era proprio da lei dire una cosa del genere. La violenza scatenata dalla fine di un altro mondo le sembrava poetica. Se il nostro Sole fosse sull’orlo dell’esplosione, credo che se ne starebbe a braccia aperte per sentirne il calore.

“Non credo di voler essere così vicino”, le dissi.

“Ma è questa la cosa bella, non devi esserlo”. Ma sentivo che ancora non credeva ci fossimo avvicinati abbastanza.

Era così che finivamo, sempre, seduti in una macchina a guidare verso il nulla, nient’altro che il rumore delle gomme sulla strada principale e la compagnia delle stelle tremule sopra di noi. Ancora non riusciva a guardare abbastanza a lungo da catturare ogni dettaglio, così continuavamo semplicemente a guidare.

Si adagiò sul sedile del passeggero, i piedi sul cruscotto, fissando il tetto dell’auto come se in realtà non ci fosse.
“Quando le stelle esplodevano tanto tempo fa, gli uomini dipingevano quadri e scalpellavano pareti, chiedendosi se gli dei li stessero guardando. Cosa pensi che faremo quando riusciremo a vederne una disintegrarsi?”
“Scatteremo una foto.”
Mi guardò con quella tipica espressione che diceva: non hai nessuna immaginazione.

Stavo ancora cercando di capire se la nostra fosse una favola o una tragedia. Il pensiero che mi tormentava e mi impediva di dormire era esattamente questo: potrebbe essere entrambe?

Forse la speranza che non sarebbe mai finita mi faceva stare meglio. Ho sempre pensato al suono della strada sotto di noi come la nostra colonna sonora, un accompagnamento mentre appena toccavamo terra, sempre in movimento, sempre più veloci, più veloci, sperando che un giorno saremo riusciti a volare.

Ma se davvero ci fosse riuscito prendere il volo, sapevo che alla fine saremmo dovuti tornare giù.
E sapevo anche che avrebbe pensato che le supernove sono davvero, davvero, poetiche.

 

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Ricorderai

forse ti ricorderai
quel gelido dicembre
quando il vento soffiava
sempre più freddo
e ci siamo seduti vicini
come incatenati
legati dalla fluida passione
del nostro respiro

coccolati nel nostro sonnecchiare
in un amore rallentato
nel parco così vicino eppur lontano da casa
mentre il Natale aleggiava
tra sbadigli sonnolenti
dicevamo che i nostri cuori
non si sarebbero mai persi

se solo le mie mani mortali potessero resuscitare
le affonderei nella terra fredda che ti tiene legata

Un nuovo dicembre. E tra le lapidi, così, rifletto…

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Eternamente

Stava in riva al mare
il volto duro come quercia
e una voce forte e libera
Disse, gridando

“Ho avuto una vita piena
Negli anni che corrono dietro di me
ho visto durezza e conflitti
ma sapevo di essere
un Uomo tra gli uomini
Ho colpito
ho rovesciato re
mi sono fermato accanto a Dio
Tutto ciò l’ho fatto
con forza e coraggio
E tutto ciò che nasceva sotto il sole
Sapeva che il mondo era mio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ho amato con tutto il mio cuore
una donna
parte della mia anima
E lei mi amava
Il sentimento più intenso
che un uomo possa mai conoscere
Esistevamo l’uno per l’altra
con tutto l’amore immaginabile
Tutti gli uomini, gli alberi, la terra
e gli angeli sopra di noi
vedevano la nostra gioia
e invidiavano il nostro amore”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ma tutto avrebbe avuto fine
La mia felicità, il mio amore, la mia vita
Tutto il tempo che avremmo potuto trascorrere
cancellato con un coltello
Lacrime inondarono le città
tristezza invase il mio cuore
Nient’altro che autocommiserazione
nulla oltre al dolore
Pretendo di essere andato avanti
e sorrido ogni giorno
Ma senza di lei a risplendere
tutto il mondo è grigio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

“Ora è arrivato l’epilogo
La mia vita e i ricordi
tutto quello che conosco
se ne stanno andando
Tutto quello che ho fatto
con gloria e dolore
è infine caduto
E il mondo è sempre lo stesso
Ma nel tempo canteranno la mia grandezza
diranno
ha vissuto, amato e dominato
era nato per stare accanto a Dio”
Gridava tutto questo al mare
ma le onde rotolavano eternamente

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Paralleli

i palmi delle tue mani scaldano le mie ossa
ogni sorriso brilla di calore
posso giurare che ci sono fiammelle nella tua ombra
sfarfallanti
il tuo profilo si adatta facilmente al mio
battito cardiaco

abbiamo cicatrici diverse
mi hai aiutata a guarire

gocce di pioggia
al lume di candela
sotto una luna di cera

si può ridere dolcemente
per niente
reinventare le parole e bruciare
nella perfezione

congelo questi momenti nello spazio
affronto i buchi neri con la speranza
di apparire in un universo
parallelo al tuo

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Questo

Amo questo, è bellissimo.

Adoro questo, così bello.

La luce,

questa mattina.

Mattine che ti arrotoleresti in una tazza di caffè

da bere caldo.

Bello, mi piace;

Ti amo.

Come cade la luce dalle tende,

solo questo,

bellissimo.

Ti sei seduto

riscaldato dalla mattina

e da una tazza di latte

e ti amo.

Amo questo.

Bere e scaldarsi

da dentro.

È bello la mattina

svegliarsi

con te.

Incontro

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Le nuvole sussurrano nel suo impermeabile, pesanti gocce di un cielo solitario, mentre cammina attraverso la folla di disperati sconosciuti. Nel veloce passaggio sfocato dei volti, vede i morbidi capelli di lui, ed è come un’eco, il gentile riverbero di un fantasma. Per un attimo il suo cuore si ferma.Poi scompare così come è apparso, un’ombra dalle strade della città, allo stesso modo in cui si perdeva nella confusione della sua testa. E le mani di lei si indolenzivano mentre cullavano il suo corpo, per tenerlo al sicuro. Si sveglia nel buio silenzioso, chiamando il suo nome.